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MUDSAND: Miles and miles

MudsandI Mudsand sono un trio nato nel 2016 dall’incontro tra Sandro Sgarzi (che qualcuno si ricorderà nei Phono Emergency Tool), il batterista Alberto Paumgardhen e il sassofonista Massimo Ortensi. Proprio di quest’ultimo è la chiave di lettura dei brani che compongono questo primo album autoprodotto. Dodici brani che ricordano i Morphine (sono loro stessi a dirlo) ed un mondo sonoro che si diverte a girovagare tra sixties, indie, alternative, jazz, funk, garage e pop. Proprio l’elemento pop è il grimaldello di alcune canzoni, come “The light of foolishness”, che ci hanno ricordato gli XTC più ispirati. I Mudsand dimostrano con questo album di sapersi destreggiare con disinvoltura tra le pieghe dei brani, avendo un’ottima capacità di scrittura. Per tutti gli amanti del pop lussurioso, per tutti i patiti degli anni Sessanta, per tutti i devoti del garage più assassino, per tutti i malati del suono british più cupo di sempre, per tutti i fan dei The Beatles. I Mudsand sono la risposta che aspettavate da tempo. Da tempo immemore.

(Autoprodotto) CD

GIACOMO MARIGHELLI: Il cerchio della vita

giacomomarighellilowPartiamo dal presupposto che Giacomo Marighelli, prima di questo esordio, non era Giacom Marighelli. O meglio, si nascondeva dietro una serie di pseudonimi (Margaret Lee, Vuoto Pneumatico, Movimento Nullo) con cui ha comunque realizzato un totale di cinque album, diverse colonne sonore e anche un’installazione/spettacolo musicale di ben 40 ore ininterrotte. Artista poliedrico, Marighelli nel “Il cerchio della vita” risulta però più concentrato sul messaggio che sul modo in cui viene trasmesso. Se da una parte è ricco di dettagli nella parte testuale – il disco è infatti definito dal suo autore come un album di pura poesia incentrato sull’amore – dall’altra è impoverito dalla scelta di ridurre il tessuto sonoro a chitarra acustica e chitarra elettrica. Aggiungendo a questo la struttura lunga e le sonorità spesso cupe dei brani, non si può certo dire che “Il cerchio della vita” sia un album di facile ascolto, per quanto profondo e impegnato. Unico momento più leggero è il brano “Il dio denaro”, ballata in bilico fra il pop dei Baustelle e la dissolutezza di Lou Reed.

(La cantina appena sotto la vita) CD

LE SFERE: Storie di plastica

Le-sfereChi decide cosa dobbiamo ascoltare? Chi determina il successo di un brano piuttosto di un altro? Oggi in una giungla molto fitta di proposte musicali è veramente difficile districarsi, meglio delegare ad altri una scrematura altrimenti impossibile da fare. Così facendo, però, si rischia di perdersi dei pezzi per strada. Il trio de Le Sfere è uno di quei pezzi che rischiamo di perdere. Il loro album di debutto (8 tracce + phantom tracks) è un viaggio siderale nel synth pop cantato in italiano. Se avete amato i Bluvertigo, quelli più Battiato di altri; se avete trovato nei Soerba la luce accecante che vi ha guidato; se vi siete innamorati con i Baustelle; se Garbo era il vostro idolo e Berlino l’avete vista solo in cartolina Le Sfere sono il vostro gruppo e “Storie di plastica” il vostro album. Melodie malinconiche si incontrano e si scontrano con testi introspettivi, mentre la nostra navicella spaziale è in viaggio verso un pianeta sconosciuto. Se un domani sentirete Le Sfere in radio qualcuno avrà scelto per noi. Chi decide cosa dobbiamo ascoltare?

(Autoprodotto) CD

LA CONVALESCENZA: L’eco della clessidra

conv“La Convalescenza è togliersi le bende per mostrare le ferite, è raccontare storie di vita vissuta e storie talmente immaginate da essere ancor più vere” con queste parole si presenta al mondo La Convalescenza, gruppo che ha debuttato alcuni mesi addietro con sei brani racchiusi ne “L’eco della clessidra”. Tra le band in cui trovano ispirazione citano Il Teatro degli Orrori, Ministri e Biffy Clyro, tutti gruppi che effettivamente affiorano qua e là. Tra i brani più riusciti del minicd bisogna citare “Io non voglio vedere il morto” (brano che dal vivo riesce a far tremare le ginocchia), “Zeno” (nuovo singolo estratto dal mini) con una chitarra che taglia a fettine l’aria davanti a sé e “Mascara”, che chiude il disco con una sei corde alquanto speranzosa in un futuro luminoso. La Convalescenza si muove bene, tra urla, musica energica e tanta voglia di distruggere il mondo a noi conosciuto. Se cercate scosse elettriche ascoltateli a volume altissimo. Potreste trovare risposte ai dubbi che vi tormentano.

(Autoprodotto) CD EP

INDIGO: Indigo

IndigolowNon è un nome del tutto sconosciuto quello che si cela dietro a Indigo: infatti, nonostante l’anonimato garantito da una pagina Facebook povera di informazioni biografiche, e dalla costante presenza di occhiali da sole “per avere più carisma e sintomatico mistero” (come cantava un noto artista italiano), noi sappiamo che in realtà Indigo è la nuova creatura di Matteo Pellegrini, chitarrista dei modenesi Biasanot. Quello che ha dato alle stampe è una album, omonimo, di dieci tracce dal sapore cinematico, ideale colonna sonora di un film non ancora girato, cariche di suggestioni crepuscolari e noir. Le coordinate musicali sono quelle del trip hop e dell’ambient, che vanno a formare una pasta sonora in cui la chitarra si nasconde sotto i riverberi e i delay, fra ritmiche dilatate e inserti elettronici. Nel complesso il disco che scorre bene, e ad ogni ascolto rivela nuovi particolari e sfumature: manca solo la parte visuale ad accompagnare i brani, ma forse quella Indigo ha deciso di lasciarla alla nostra immaginazione.

(Autoprodotto) CD/Digitale

GILVIAN: The tide

GILVIAN 250x250Roberto Ferrario, in arte Gilvian, è un musicista di stanza a Rimini che tre anni fa ha debuttato con l’omonimo album. Oggi con “The tide” torna sul luogo del delitto insieme (in 2 brani) con Enri Zavalloni (Vip200, Pizzicato Five, Mondo Cane) e Alfonso Mastrapasqua (Orchestra Sinfonica Nazionale), che suona la viola nella title track. A chiudere il lavoro una cover di David Bowie. Partiamo proprio da qui. “Time will crawl” faceva parte dell’album del 1987 ed uscì anche come singolo. Ebbene Gilvian riesce a farlo proprio con una naturalezza disarmante. Risalendo la corrente troviamo la suggestiva “Waste of time”, la conturbante “This is your run”, la delicata “The tide”, la malinconica “Meltdown” e la industriale “Latency”. Gilvian gioca ancora, come in passato, con sonorità ‘80 e ‘90, mescolando il velluto e la carta vetrata. Musica elettronica, rock, chitarre, voci filtrate e sussurrate, arrangiamenti densi come una colata di cemento sono le pieghe di “The tide”. Gilvian è l’artigiano che forgia il silicio. Silicio fumante.

(Atomic Studio Records) CD

FREERAGGIO: Nel buio sparire

FreeraggiolowMi ricordavo di un album accreditato ai Freeraggio che s’intitolava “Sky Hi-Fi”. Oggi ascoltando questo CD EP mi sembra che in quel vecchio disco le sonorità fossero decisamente diverse ma forse sono io in errore. Poco importa, qui si respira aria di rock blues con un pizzico di soul. Qui c’è la voce di Cinzia Zaccaroni che spazia dall’italiano all’inglese, c’è il western di “Smoking by the harp”, c’è la versione “Pop edit” di “Like a bird” che ti avvolge come un guanto, c’è una sottile eleganza che unisce tutti i brani, anche quello più riuscito, “Superhero” (con un groove che ti strappa le budella) e quello da lacrime agli occhi, “Nel buio sparire”. I Freeraggio hanno anche prodotto un video (guardatelo) che potrebbe figurare nei clip di artisti d’alto profilo. Insomma, mi ricordavo tutt’altro e questa è stata una bella sorpresa. Rock blues da mandare a ripetizione con una voce che riesce ad emozionare. Abbiamo letto di interessanti novità nel pianeta Freeraggio. In bocca al lupo.

(Autoprodotto) CD EP

ANGELA FINOTELLO: Sogno

Angela Finotellolow“Sogno” è l’ultimo, in ordine di apparizione, lavoro discografico di Angela Finotello, cantante/musicista bolognese che di strada ne ha già fatta tanta. Il suo amore per la musica si perde nell’adolescenza, il suo nome è apparso in diverse line-up di altrettante band (Rito Pagano, Box Car Blues Band, Groove City), ha aperto i concerti di Claudio Lolli e Il Parto Delle Nuvole Pesanti (solo per citare un paio di colleghi) e negli anni si è avvalsa di importanti musicisti per dare corpo al suo gruppo. “Sogno” è una ballata rock che ricorda le immense highway americane (la nostra via Emilia), che volge lo sguardo verso la maestosità dell’oceano (il nostro mare Adriatico) e ti viene voglia di riascoltarlo all’infinito. Nell’approccio Angela ricorda la rocker nazionale per eccellenza Gianna Nannini, ma si tratta per lo più di un’attitudine simile, non di una copia carbone. C’è chi giura che le due rocker si sono anche incontrate, cosa si siano dette rimane però un mistero. Nel brano da segnalare la presenza di Ivano Zanotti (batteria), Roberto Brunetti (chitarra) e Domenico Loparco (basso).

(Effety) CD Singolo

EXIT LIMBO: Exit Limbo

Exit LimbolowNon ci sono parole per descrivere il nuovo lavoro degli Exit Limbo. Non ci sono parole perché si rischia di fare loro un torto. Infatti, potremmo scrivere che la band è pronta per il grande salto (quello della fama internazionale) e rischieremmo di passare per megalomani. Potremmo scrivere che queste 8 tracce sono l’essenza di un suono e di un percorso, ma il fraintendimento sarebbe dietro l’angolo. Potremmo scrivere che la cover di “Mongoloid” dei Devo non fa rimpiangere l’originale ed i fan della band di Akron non capirebbero. Potremmo scrivere che questo non è un gruppo italiano (difficile pensarlo ascoltando per esempio, “Strays”) ma immaginiamo già i colpi di gomito. Quindi cosa fare? Gli Exit Limbo sono perfetti. Questo CD è perfetto. Nulla di più da aggiungere. Perché altrimenti risulteremmo poco credibili. E la credibilità non è cosa da poco in un mondo dove l’apparire vale di più dell’essere. Exit Limbo = Magnificenza. Exit Limbo = Incredulità. Exit Limbo = Perfezione. Boom!!!

(Autoprodotto) CD

EL V AND THE GARDENHOUSE: Manana serà tarde

El V and The GardenhouselowAscoltare il nuovo album di El V And The Gardenhouse in questo periodo storico è una boccata d’ossigeno. In “Manana serà tarde” si sente l’esperienza di un combo che non ha mai mollato la presa, sono in attività da più o meno trent’anni e credono fermamente che la musica possa aiutarci a superare le barriere che ultimamente si stanno erigendo un po’ dovunque. Ska, reggae, world music e soul sono le musiche nelle quali El V ci sguazza come un bambino, insieme a tanti amici che hanno prestato la loro presenza come Sergent Garcia, Tweneboa, Hueso Negro o La Franci. “El doctor” è un tributo al calciatore brasiliano Socrates, passato alla storia anche per la sua idea che essere campioni è solo un dettaglio, riuscì a mettere al centro del campo di calcio e della sua vita non i soldi degli sponsor ma le persone, quelle di una squadra di football e quelle dei suoi concittadini. Ascoltare un album di El V è un calcio di rigore. Impossibile sbagliare. Amanti dei suoni calienti fatevi avanti, qui c’è pane per le vostre orecchie. Qui si abbattono i muri (“Non ci sono confini, ma solo orizzonti”), dispiace per muratori e capomastri, che però potrebbero essere impiegati nella costruzione di ponti. Ponti che uniscono.

(DeepOut Records) CD