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Le Parole dei Valutatori: Davide Benetti

 Davide-Benetti-1okChe cosa significa essere l’A&R per una casa discografica?

“L’A&R è colui che deve scoprire talenti ed occuparsi degli artisti già affermati. Dall’esterno sembra un lavoro facile e pieno di continue sorprese, sospeso in un limbo tra sogno e realtà ma credetemi non è così! È un lavoro particolare fatto di continui ascolti, incontri, spostamenti, sale di registrazione, uffici di post produzione, sale da concerto, incazzature e litigi. Da sempre l’artista vede la casa discografica come il male assoluto e non è per niente facile far capire che l’etichetta discografica investe tempo e denaro per la sua crescita. Ovviamente ci sono anche i momenti magici, quando sei in uno studio di registrazione e condividi quella magia che nasce con la musica, quando un disco in cui credevi arriva in classifica, quando sei a disquisire sull’arte con un musicista di spessore, o quando sei in uno stadio pieno all’inverosimile con un tuo artista sul palco. Fin da ragazzo sognavo di trovare un lavoro nel mondo delle sette note, sentivo la musica come la missione primaria della vita. E questo mi basta per ripagare i momenti di sconforto”.

Come è cambiato il tuo mestiere in questi anni?

“Nelle ultime stagioni è piuttosto difficile sviluppare artisti non provenienti dai talent show. Mi riferisco a tutti quei musicisti che hanno scelto la pop music come mezzo d’espressione artistica. Questo non significa che un artista rock (nelle sue infinite accezioni) abbia vita facile. Nel tempo i mezzi promozionali e gli spazi sono diminuiti a livello esponenziale. Di contro l’offerta è aumentata a dismisura. Molti artisti e pochi spazi sono due mondi che si scontrano di continuo creando sofferenza e una sorta di malessere. Pensare di pubblicare un disco che non ha nessuna possibilità di giungere alle orecchie del pubblico è molto deprimente”.

Come cerchi gli artisti con cui lavori?

“La mia ricerca è oggi orientata su diversi fronti come, ad esempio, sulla Rete. Un attento lavoro in Internet dà quasi sempre buoni risultati. Ci sono ovviamente i casi che escono, fortunatamente, dalla routine. Una sera, guardando un programma televisivo su Rai Tre notai un giovane artista che suonava dal vivo. L’ospite musicale era Mannarino. Il momento di relax è diventato di colpo un momento di lavoro. Il giorno dopo gli ho scritto sul suo Myspace. Ci siamo incontrati ed abbiamo firmato un contratto per tre album. Insomma un artista di talento lo si può incontrare o vedere in qualsiasi momento della giornata e della notte, anche quando sei sul divano di casa. Oltre alla Rete esiste un considerevole numero di proposte che giungono direttamente dai vari produttori artistici sparsi per l’Italia. Segnalazioni possono arrivare anche dal mondo della stampa specializzata, dai promoter di concerti e da persone che entrano in contatto continuo con giovani artisti ed hanno le capacità per capire cosa possa funzionare o merita attenzione”.

Cosa ti deve colpire al primo ascolto?

“In prima battuta deve catturare la mia attenzione la voce e il testo. In un secondo momento il sound. Devo intuire che dietro alle canzoni che sto ascoltando c’è un progetto. Qualcuno che crede fermamente in quello che fa. Non basta scrivere un bel testo o una bella melodia, perché il pubblico solitamente non premia gli artisti finti”.

Quale consiglio puoi dare a un giovane che inizia a suonare?

“Essere onesti con sé stessi e scrivere davvero quello che si “sente”, di non imitare nessuno, di cercar un proprio stile, di suonare dal vivo in tutte le occasioni che possono capitare e di non mollare mai. Se hai la musica dentro di te falla uscire in tutti i modi possibili ed immaginabili. Non ti sentire sconfitto alle prime difficoltà. Insisti, senza rovinarti, ovviamente, l’esistenza alla ricerca del miraggio di fama e successo”.

Le nuove tecnologie (social network, mp3, ecc.) aiutano l’artista? Se sì, come credi che debbano essere utilizzate?

“La tecnologia va utilizzata ma non bisogna farsi sfruttare, o condizionare da essa. I social aiutano a promozionare un disco, o un concerto e sono mezzi di comunicazione che un’artista deve necessariamente affrontare. Conosco musicisti che sono sempre connessi e questo crea un forte legame con i propri fan, aspetto che qualche anno fa, senza i social, era molto più difficile e macchinoso”.

Come vedi il futuro della musica (in generale) e di quella registrata (nello specifico)?

“Si andrà incontro al declino del compact disc e la musica in streaming prenderà il sopravvento (vedi Spotify e Deezer), si venderanno sempre vinili e cd ma più che altro per collezionisti, che sono sopravvissuti ai cambi di supporti, alla crisi e alla musica inascoltabile”.

Che cosa deve trasmettere una canzone nelle orecchie di chi la ascolta?

“Emozioni, sensazioni e se può deve far riflettere. Una canzone non può mutare le sorti del mondo ma può aiutare un cambiamento, aprirti gli occhi o semplicemente innescare una rivoluzione…musicale. Yeah!”.

Perché il mercato discografico si è così contratto negli anni? Chi è il colpevole?

“Il mondo ha iniziato ad andare a tutta velocità. La musica la trovi ovunque. Oggi la maggior parte degli adolescenti ascoltano le canzoni guardando Youtube, non comprano un album e se lo godono come si faceva una volta. Hanno poco il senso del possesso della musica. Mi ricordo con nostalgia quando acquistavamo un album, si apriva il libretto, si leggevano le note, ci s’immergeva in un mondo fantastico dalla prima all’ultima canzone. Oggi è tutto completamente diverso, la colpa di chi è? Di tutti e di nessuno”.

Il mondo dei concerti è ancora un settore in attivo. Da discografico come è cambiato il live?

“L’aspetto live è fondamentale. La musica è nata tra la gente e solo in un secondo momento si è deciso di fermarla su un supporto e commercializzarla. Ogni artista sente l’esigenza di proporre le proprie canzoni esibendosi dal vivo. Per la discografia il live è importante anche per poter far conoscere nuovi artisti e nuovi dischi. Inoltre il concerto è emozione allo stato puro, è adrenalina, è divertimento, è cantare insieme al tuo idolo, è assistere ad un rito collettivo”.

Per scrivere una hit esiste una formula magica?

“No, non esiste. È una alchimia difficile da decifrare. Se ci fosse una regola tutte le canzoni sarebbero delle hit, invece la maggior parte non lo diventa”.

Perché in Italia non si è mai creato un bacino numeroso d’ascoltatori rock come in altri Paesi (Germania, Francia, UK)?

“Le centinaia di migliaia di spettatori che Vasco Rossi raccoglie ad ogni tour sono un ottimo bacino per il rock italiano. Lui è il king del rock! Vasco e Ligabue rappresentano il rock italiano di oggi. Dietro di loro ci sono tante band sparse per la penisola che masticano rock. Vorrei ricordare anche i Negrita, i Litfiba, gli Afterhours, tutto il rock italiano degli anni ‘90, Celentano negli anni ‘60, la PFM, Eugenio Finardi e gli Area nei ‘70. Insomma anche in Italia alberga il rock ed ha il suo pubblico”.

Davide-Benetti-1okHa lavorato dal 1988 al 1992 con Dalia Gaberscik all’ufficio Stampa Goigest, che oltre a seguire gli spettacoli teatrali di Giorgio Gaber (“Il teatro canzone di Giorgio Gaber”, “Io se fossi Gaber”, “Parlami d’amore Mariù”, “Il Grigio”, “Aspettando Godot”) si occupava anche del Centro Culturale Francese di Milano con “La Notte dei Pubblivori”, di Leo Ferrè al Piccolo Teatro di Milano, di Beppe Grillo con “Buone notizie”, del Festival della Versiliana, del tour dei Rolling Stones “Urban Jungle Tour”, di Gino Paoli con “Matto come un gatto”, di Ornella Vanoni con “Il giro del mio mondo” e del Festival di Sanremo per un paio di edizioni. è proprio al Festival di Sanremo che Davide Benetti viene notato da un dirigente della PolyGram e ad aprile 1992 entra nel magico mondo di una casa discografica, lavorando con gli artisti italiani Gianna Nannini, Carmen Consoli, Zucchero, Timoria, Brando e quelli internazionali Sting, Bryan Adams, Van Morrison, Nine Inch Nails, Sheryl Crow, Khaled. Scopre i Negrita, che porta alla Black Out, etichetta indie all’interno della PolyGram creata da Elvis Galimberti. Successivamente, giunto all’ufficio artistico di Universal Music, firma artisti come Tricarico, Ministri, Mannarino e Il Cile.