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Category Archives: H-N

INVIVO FAIA: Un mondo che finge

invivo-faia-okGli Invivo FAIA (l’acronimo sta per Falange Amata per l’Integrazione Armonica) sono nati a Bologna nel 2008. Infatti, non per nulla tra le loro influenze citano alcuni generi musicali (rock, pop, funk, jazz, latin, punk e reggae) ma anche i tortellini, i pasticciotti, gli arrosticini e le cozze. Il loro debutto, “Un mondo che finge”, è figlio di tutto questo, tra testi in italiano ed un calore tipico del reggae. “Bau bau baby (in Babylon)” ci piace immaginare che sia una specie di omaggio a Freak Antoni (anche se non lo è noi siamo contenti ugualmente), mentre alcune parole in dialetto (abruzzese e salentino) appaiono in “Occhio furbo”. Il dialetto è anche il trade d’union di “Tengu N’amicu” e l’album si chiude con una atmosfera lounge e una frase in inglese. Insomma gli Invivo Faia sono una Babele di idiomi, di suoni e di colori. Gli Invivo Faia potrebbero essere considerati i Pollock della musica. Giganti tele esposte nei musei (pardon discoteche) del mondo.

(Autoprodotto) CD

KAOS INDIA: The distance between

kaos-india-okI quattro Kaos India si siedono a vicenda nella poltrona utilizzata come set fotografico nelle foto all’interno del booklet, un giusto riposo per i musicisti coinvolti in “The distance between”, album che si apre con un brano strumentale (“Nightfall”) per poi prendere corpo in un rock cantato in inglese che richiama i fasti degli anni ‘90, quando sembrava che una rivoluzione musicale avrebbe sconvolto il mondo. I Kaos India (sul perché del nome non indaghiamo troppo), esistono dal 2011 in quel di Modena e hanno fatto delle atmosfere il loro marchio di fabbrica, “The passenger seat” ne è un esempio lampante, come la sognante “Underego”. I Kaos India hanno pubblicato un album invernale, da ascoltare per riscaldare il cuore nei momenti freddi delle nostre giornate. Tra gli episodi più intriganti da segnalare anche “Island” che ci ha ricordato la scena psichedelica del tempo che fu. A quando un tour internazionale? Sarebbe il giusto coronamento al disco.

(Autoprodotto) CD

LUBRIFICATION: Dragged into dust

lubrification-okInizia quasi con una marcia militare questo nuovo album dei Lubrification, come se il trio punk volesse dichiarare guerra. A chi, però? Un po’ a tutti, o almeno a chi si mette sulla loro strada, a chi cerca di ingabbiarli. In fondo è questo il punk, no? Perché con i Lubrification di punk e solo di punk si tratta, nella sua accezione più cruda e irruenta, quello suonato a mille battiti al minuto e con la distorsione sparata al massimo, la melodia al costante inseguimento della parte strumentale in un folle testa a testa. O no? No, o almeno non sempre. Perché in questo “Dragged To Dust” i Lubrification trovano anche il modo di infilarci ballad, cori e strutture più aperte, persino un pianoforte, grazie alla partecipazione di Betta Sacchetti e Paolo Betti. Una band ancora in evoluzione, che non sappiamo a questo punto quali sorprese ci riserverà in futuro visto che – impariamo dalla loro pagina Facebook – sono già al lavoro sul seguito di questo album. dell’oceano. Dai vi aspetto.

(Autoprodotto) CD

MALASCENA: Malascena

Malascena-okPotenza. Potenza. Potenza. No, non si tratta di un inno per la città in Basilicata ma la forza che i tre Malascena riescono ad imprimere alle loro canzoni. Un ep con cinque brani, stampato in 1000 copie, ha anticipato questo omonimo album che contiene anche le canzoni dell’extended play. I bolognesi Malascena non si nascondono dietro ad un vorrei ma non posso, perché qui non ci sono mezze misure, tutto va dritto al bersaglio, la voce di Tiziano (anche chitarra) si contorce, aggrovigliandosi alle parole, in un urlo primordiale, la sezione ritmica (Felix, batteria, Alessandro, basso) fa il suo mestiere dando la giusta enfasi alle canzoni, in un viaggio nel grunge di flanella memoria. “Essere”, “Madida”, “Alice”, solo per citare tre dei quattordici brani in scaletta, sono il centro di gravità permanente dei Malascena. Rock al fulmicotone che potrebbe vivere anche in versione acustica, andando all’osso di melodia e parole. Vi teniamo d’occhio. State attenti.

(Autoprodotto) CD

MARS 157: Nothing lasts forever

mars-157-okI modenesi Mars 157 hanno ufficialmente debuttato con il loro primo minicd uscito nel 2014. Alessandro e Stefano Santilli, Gianluca Ravagnani e Giovanni Sandri compongono il quartetto che ama il punk rock e canta in inglese come dettano le regole orali del genere in questione. Punk con l’attitudine alla spensieratezza, tra cori, passaggi vocali anche “cavernosi” e tanta voglia di divertimento. In questo ep non c’è un brano che risalta sugli altri, perché tutti contribuiscono al risultato finale. Se amate gente come Offspring, Millencolin, No Use For A Name ascoltate i Mars 157. Se poi volete fare un ulteriore passo in avanti organizzate una festa/concerto e chiamate a suonare i quattro punk rocker. Bella musica, sollazzo e pogo saranno i pilastri della vostra serata. Infine se proprio volete strafare pensate ad un matinée come facevano i Dead Kennedys per aiutare i minorenni a frequentare i loro live. Punk matinée. Un vero e proprio sballo.

(Autoprodotto) MINICD

EMILIANO MAZZONI: Cosa ti sciupa

emiliano-mazzoni-okEmiliano Mazzoni continua la sua avventura solista e pubblica il secondo capitolo discografico, “Cosa ti sciupa”. Emiliano è una persona che vive la sua musica, la vive dentro e l’esterna fuori come un vagabondo delle sette note. Anche questo capitolo è stato prodotto da Luca Rossi (ex Ustmamò) che ha messo in risalto le parole e le musiche di Mazzoni, sempre sospeso sulla lama di un affilato coltello. Emiliano canta, anzi racconta le sue storie pubbliche e private con la consapevolezza che le sue canzoni possono cambiarti la giornata. Prima o poi “Tornerà la felicità” anche se “Non rivedrò più nessuno”, perché “Nell’aria c’era un forte odore” di “Diva” che intonava una “Canzone di bellezza”. Lo spirito di Emiliano vaga sui monti, dove abita e quando scende a valle, noi poveri cittadini della Bassa non possiamo che rimane estasiati. Fatevi rapire da questo album. Fatevi assorbire da queste canzoni e piangerete come non avete mai fatto. Bello.

(Gutenberg Music/I.R.D.) CD

MONOLITH: Louder

monolith-ok“Louder” è il primo ep ufficiale dei Monolith. La band figura tra i partecipanti di “Sonda volume 3” e nel corso degli anni di attività ha subito qualche cambio di line-up, sono arrivati Enrico Busi (basso, Fuximile) e Riccardo Cocetti (batteria, ex The Villains). L’ep (tre brani) è un vero e proprio monolite, se proveniente dall’isola di Pasqua (come suggerisce la copertina), o da “2001 odissea nello spazio” non lo sappiamo. Sappiamo però che i Monolith sono una macchina da guerra ben oliata e pronta a fare fuoco davanti a sé. Stoner rock tra Kyuss e Monster Magnet. Hard rock tra Deep Purple e Led Zeppelin. Grunge tra Nirvana e Soundgarden. Ultimamente hanno suonato prima dei The Ghost Inside, riuscendo ad intimorire anche un pubblico prettamente hardcore. “The scarred”, “If?” e “Smelly desert” sono le tre bordate presenti nell’ep che ricordano anche i Queens Of The Stone Age e questo è un pregio non un difetto. Intimidatori.

(Autoprodotto) CD EP

MOORDER: II

moorder-okI Moorder sono arrivati al secondo capitolo sulla lunga distanza. Se già il primo disco ci aveva piacevolmente sorpresi, questo nuovo album è ancora di più, rispetto al suo predecessore, uno spettacolo circense dove funanboli si alternano a domatori, dove clown martellano le caviglie di uomini forzuti e dove contorsionisti vengono calpestati da elefanti. Qui c’è Zappa che guarda i King Crimson che stanno mangiando della malva insieme ai Primus, mentre Burt Bacharach guarda meravigliato John Zorn che si mette le dita nel naso. Qui c’è “Dico in ferro” ma anche “Jesus zombies crew” e “Abcd”. Qui c’è il rock al servizio del jazz. Qui c’è il jazz al servizio del rock. Qui ci sono suoni che non ti aspetti, ci sono gli anni ‘70 e la sperimentazione. Qui c’è un disco internazionale che non sfigurerebbe in nessuna discografia di altolocati musicisti stranieri. Qui c’è una chitarra, un basso, una batteria, un trombone e una tuba. Qui ci sono i Moorder. Venghino siore e siori, i bambini non pagano, lo spettacolo sta per iniziare.

(Lizard/Eclectic Polpo Records) CD

LE MURA DI MOS: Come sempre non sai più

le-mura-di-mos-okDa Carpi alla conquista dell’alternative rock. Deve essere questa la missione de Le Mura Di Mos ascoltando il loro album “Come sempre non sai più”. In attività dall’inizio del 2013, la band è giunta terza alla ventesima edizione del “Premio Augusto Daolio”, un ottimo piazzamento dopo appena un anno di attività. Dal vivo si sono esibiti anche il 29 settembre 2014 in Piazza Grande, in cartellone c’erano, tra i tanti, Roberto Vecchioni, Rats, e Paolo Benvegnù. “Come sempre non sai più”, nei brani che lo compongono, risulta essere un disco velato da una tristezza di fondo. Chiedersi che fine abbia fatto “Tereza” o cosa sia successo a “Mogadiscio” è del tutto naturale dopo l’ascolto dei rispettivi brani, come è assolutamente consigliato sentire “Il primo giorno di primavera”. Chitarre delicate, cantato a volte sofferente per via delle vicissitudini della vita, sono le linee guida del gruppo. Poi tutto d’un tratto Le Mura Di Mos ingranano la quinta e sfornano “Tungsteno” scuotendoci come fili d’erba al vento.

(Autoprodotto) CD

NERS: Silence brings life

Ners.copertina-okI Ners esistono dall’alba del nuovo millennio. Provengono da Reggio Emilia ed hanno nel cuore delle canzoni che sembrano un inno all’amore e alla vita. Già autori di alcune prove discografiche, giungono oggi, a qualche anno di distanza dal precedente lavoro, al nuovo album, “Silence brings life”. Non fatevi ingannare dalla foto in copertina che promette un bombardamento sulla vostra testa che può annientarvi, perché i Ners sono ancora (fortunatamente) ancorati a melodie zuccherine che ti entrano in circolo fin dal primo ascolto. Liriche in inglese (non può essere altrimenti), giri di chitarra da rifare nella propria cameretta e una attitudine che ricorda il pop rock d’alta classifica. “Little boy”, a metà del disco, scuote le fondamenta del progetto Ners ma è un guizzo di pochi minuti, perché già con il successivo “Night vibes”, i ragazzi si riappropriano di ballate per occhi innamorati. Un pianoforte diffonde le sue malinconiche note, una voce intona una struggente melodia, le lacrime cominciano a solcare il viso. Si aprono i fazzoletti. I Ners cantano la libertà. La loro libertà. La nostra libertà.

(Autoprodotto) CD