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Hanno detto/hanno fatto/hanno smesso – Marco Bertoni

70-style-record-playerInteressante? Può essere interessante… E quello che segue è uno scritto volutamente confuso.

In fondo il finale sarebbe: noi vecchi che abbiamo suonato in un certo periodo, sentiamo con stupore che adesso non si suona più per slegare, ma per altro… E questo è sentito come un vuoto… Come qualcosa di più povero e minore.

La provincialità… Ahhhh la provincialità.

L’importanza delle radici e della consapevolezza delle radici, ahhhhh le radici.

Dal mio piccolo osservatorio di produttore “specializzato” nello svezzamento di giovani (nel tempo ho tirato l’elastico di Motel Connection, Angela Baraldi, Fiamma Fumana, Megahertz, Bracco di Graci, Bob Rifo, Simons, per poi tirare la fionda e vedere dove arrivava il sasso), è sempre molto interessante notare come le cose cambiano, avere delle percezioni, osservare.

Ad esempio una delle cose che non sono cambiate è: il gas che viene a chi “ce la fa”, a chi “ha successo”.
Telefonare a Lorenzo Bedini di Antenna Music Factory (ragazzo nato a Fronte del Palco, umile in Mescal per poter iniziare a lavorare una 15ina di anni fa) o a Matteo di Garrincha prima o durante l’esplosione de “Lo Stato Sociale”, e provarci adesso, può rendere già una prospettiva che fa sentire il gas, si può sentire un sapore che travalica le generazioni, quel sapore che ti fa percepire che le persone sono diventate diverse da come erano prima.

E’ interessante? Bah…

“Uè ce l’hanno fatta”. Hanno fatto il colpaccio e hanno trovato l’Eldorado.
E no, quello l’ha trovato Walter Mameli con Cesare Cremonini… Forse uno degli ultimi colpi di vero agio derivato dal mondo della musica leggera ai tempi della discografia.

Ai vecchi tempi della discografia, dove con una sola hit ti sistemavi finanziariamente.
Forse uno scritto a parte andrebbe fatto a parte sul pubblico.
Esiste?
Sì esiste, frammentato, zeppo di informazioni e in un certo qual modo (forse) inebetito e scarsamente motivato nei confronti della musica, che può solo trovarsi davanti proposte nel loro piccolo imposte e accettate nella misura in cui riempiono un breve spazio non più generazionale, ma serale.
Come dire, non facciamo più canzoni, facciamo altro, chi seguirà Lo Stato Sociale tra qualche anno?
Nota per i lettori, che non c’entra nulla ma va chiarita una volta per tutte: io suonavo e suono (quando ne abbiamo voglia e progetti che ci interessano) in un gruppo chiamato Confusional Quartet. Iniziammo alla fine degli anni ’70.
Ricordo che nei primi ’80 gente come i Diaframma erano degli sfigati, non so neanche se simpatici perché non ci siamo mai incrociati, ma il ricordo che ho di loro era che tutti li consideravano gli ultimi. Vedi vedi che in Italia a stare lì, non muoversi, continuare, alla fine qualcosa paga. Qualcosa. Cosa.
Altra cosa, alcune band che vennero dopo, tipo CCCP/CSI/PGR et similia ci hanno sempre fatto schifo. Diciamolo così, per simpaticamente volersi bene su delle basi di reciproca e disinteressata sincerità. Ricordo un bellissimo articolo della sua rubrica “carta vetrata” di Freak Antoni dove finalmente diceva proprio questo: mi fanno cagare. Mi associo, con calma e candore ma con fermezza.
Una band degli anni ’70/’80, i Gaznevada, beccarono (con un non piccolo aiuto da parte di musicisti turnisti in studio quali Bob Costa e Luca Orioli) un buon pezzo (IC love affaire), e poi non seppero più replicare tale successo.

OK.
Fine della prima parte.

Foolica inzio a conoscerla perché lavora bene a livello promozionale con Paletti, poi cresce, arrivano gli M+A poi arrivano Thegiornalisti, poi arriva in sostanza questa loro ricetta di una ipotesi di nuovo mainstream dove alcune consapevolezze(*) (anch’esse travalicanti le generazioni) vengono attuate e vengono molto bene lavorate per farle diventare in un qualche modo business.

Ripeto, imparagonabile al business di solo dieci anni fa, ma insomma qualcosa che dà il gas di cui sopra, dà del tempo in cui svaccarsi per bene tra birre, ragazze, studi, chitarre, tastiere, ecc. e poi in questo momento nessuno si sogna di comprarsi una barca con la musica.
Forse si sogna una paghetta. O magari scopare e divertirsi, tanto è tutto un delirio.

Queste consapevolezze(*) sono: la cassa in 4 si vende a livello internazionale e sopra ci sta bene la scritta “Made in Italy” (M+A), e la melodia dei cantautori e il modo di cantare dei cantautori anni ’90 sono sdoganate senza vergogna anche per il pubblico odierno che ama cantare (Thegiornalisti).
Dietro ai brani dei Thegiornalisti sento che c’è un lavoro e anche un perché, e qui la ricetta non è certo nuova, ma potrebbe funzionare e anzi ve n’è il bisogno.
Se c’è una cosa che dà piacere è cantare delle canzoni che sappiano di sincero e di fresco e allora Calcuttiamo.
Foolica (una sorta di Sugar in piccino) si muove anche bene: poche connections ma quelle “giuste” e i progetti crescono e si piazzano in 2 anni e possono esplodere.
Poi, molto bene crescere e lavorare a costi molto bassi per realizzare situazioni da piazzare dopo a labels o editori con soldi, e non andare prima a chiedere aiuto e un tozzo di pane; molto bene.

Ai primi giri dei Thegiornalisti i promoters dicevano , “boh…li faccio mi hanno detto che sono forti…”.
Questo “mi hanno detto” è una forza, una forza che impone accelerazione ad alcuni progetti.
In Inghilterra hanno l’ hype noi abbiamo l'”hanno detto”.
Questo “hanno detto” è un giro di poche persone, mediamente simpatiche, alcune giovani, altre vecchie.
Non è mai stato facile come ora diventare musicisti famosi in Italia.
Suono al Covo e intanto scrivo la hit per Carboni (il winner sino ad ora, voto a Carboni 10 e lode).
Poi lasciamo i vecchi critici o musicisti a dire che queste nuove cose fanno cagare, è sempre stato così, i vecchi a dire che le cose dei giovani sono già sentite, sono copiate, ma poi, se ho successo, chi se ne frega?

E vai di melodia, e poi, se ascoltate il primo disco di Carboni, sentite uno che copiava Vasco mica poco.
Quindi perché Thegiornalisti non possono fare Venditti, Dalla e non possono divertirsi nel riprendere le cose e digerirle per l’oggi?
Thegiornalisti vanno bene, li teniamo fermi e li facciamo uscire dal vivo a novembre, solo posti da 1000/2000 persone.
Però gli facciamo fare (gli facciamo fare) il Primo Maggio a Roma, e allora nell’occasione butto fuori un singolo, che vuole dire un video su YouTube e un po’ di FaceBook.
Poi il cantante va comunque al MIAMI – non si può perdere un giro – e fa Vasco Rossi.
Il singolo buttato fuori per il Primo Maggio non è proprio forte e che facciamo?
Siamo pazzi, siamo moderni e dopo un mese ne buttiamo fuori un altro… Qual è il problema? I costi del video? I costi di produzione e stampa?
La promozione? Se hai i canali giusti si può essere fighi a costo quasi zero.
Intanto Paletti sullo sfondo sfuma…
La cosa cresce, la Sugar indipendente e intelligente comincia a capire che i numeri li fanno (li possono, li potrebbero fare) gli artisti indipendenti (cosa che Roberto Trinci ha capito un milione di anni fa, è la coda lunga, piccoli numeri però continui nel tempo, e alla fine fanno fatturato) e quindi comincia a farsi tastare, comincia a spaciugare: Bob Rifo a San Remo, Paletti con contrattino, iniziano sinergie, ipotesi, simbiosi, c’è voglia di andare all’estero, c’è voglia di realizzare quello che non è mai riuscito con Elisa. Vediamo.
Forse gli M+A (con qualche soldo si scopre pure che si può suonare con gli stranieri nei propri dischi) possono farcela là fuori.
Cassa in 4, featuring di vocalist madrelingua e via. No probem.
E poi l’utilizzo finalmente intelligente di festival internazionali, che lanciano nomi italiani nel circuito europeo e anche nell’ignorante patria dove se sei stato allo Sziget, al Primavera, o a Glanstonbury (non importa a che ora hai suonato e se nelle foto non vedo mai il pubblico) è la notizia in sé che pompa e ti fa crescere l’hype, perché oltre a l’ “hanno detto” si somma anche l’ “hanno fatto” e forse cresce un poco pure il cachet.

Superbo il Marchetti (Vittorio), che è un ragazzo che sa suonare e ho visto che gli esce la musica dalle mani con tanta naturalezza, finisce con le Altre di B (il tour negli USA…) band carina ma hopeless nonostante Zoff, e fa una cosa che a parer mio andrebbe studiata.
Studiatela.
Nei giri con gli Obagevi e con Altre di B conosce tutti, ha sulla sua agenda la lista che un booking e un ufficio stampa avrebbe.

Quali caratteristiche deve avere un gruppo nuovo? Essere light, poca gente poca strumentazione, musicalmente ammiccante e adesso l’elettronica può esserlo.
Quindi vai: Osc2x. Il giro giusto di gente, “hanno detto”, poi per “hanno fatto” ci mettiamo dentro le semifinali di X Factor e i festival i cui contatti erano rimasti dalla volte che le Altre di B…
OK adesso aspettiamo le canzoni, ma senza discografia e se il live gira, a cosa servono in fondo? A qualche minuto di YouTube? Mutamenti e valori…
Descrivo queste cose immaginandomele, badate bene.
Sono solo mie personali congetture e supposizioni e giudizi forse utili per insegnarvi a leggere e a guardare alcune cose che accadono mentre accadono.
Per chi vuole entrare nel meccanismo sono forse interessanti non tanto le cose in sé (mie personali supposizioni ripeto) ma una abitudine a leggere cosa abbiamo intorno.
Per concludere, tornando alle cose che sono mutate e no, beh il provincialismo italiano è rimasto inalterato come prima.

Il sapore che si respira tra gli addetti ai lavori…
Cioè diciamo un buon 80% di super provincia che si fa il viaggio e un 20% di cose che sono fighe e rappresentano un momento di qualità allo stesso livello del resto del pianeta.
Il resto è una apparenza, un inganno dato dal fatto che non è cresciuto il nostro livello, causa crisi e miseria si è abbassato quello degli altri.
Per qualche sterlina a Londra vi trattano pure bene al giorno d’oggi.
Ecco io alla mia età questo lo sento come un vuoto.
La possibilità a volte realizzata che nel mainstream potesse entrare l’intelligenza, l’arte, la proposta alternativa adesso si è patinata, è diventata sega da farsi davanti a ProTools o una chimera per ultra ricchi.
Quindi onore a chi sogna cose sue e continua a farlo (sognare) e a farle (cose sue) (no, non sei tu che stai leggendo).