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ALESSANDRO POLISCO: La Fenice risorge quando la poesia muore

alessandro-poliscoBisogna ammetterlo: a trovarsi tra le mani questo “La Fenice risorge quando la poesia muore”, in un primo momento si rimane un po’ perplessi. Con quel titolo così complesso e anche un po’ altisonante, ci si aspetta un disco pesante, dai testi complessi, introversi e indecifrabili. Inutile dire che già dalle prime note della opener ‘Purezza immacolata’ si capisce che qui siamo in un campo totalmente diverso, e che quello di Alessandro Polisco non è un album ma un libro, una storia, un concept album quantomai vario, con brani strumentali, tracce che spaziano dai 7 minuti agli appena 39 secondi, da cupe atmosfere Reznoriane a tappeti elettronici sovrastati dalla voce dell’autore che declama il testo in uno stile alla Offlaga Disco Pax. Il tutto impreziosito da un ritmo di narrazione che prende davvero bene, tra criptiche e brevi riflessioni della rapidità di un haiku, e veri e propri capitoli, episodi della storia personale dell’autore. Insomma, una bella sorpresa. L’album anche se ci è arrivato solo ora non è nuovissimo, risale infatti al 2013, e non ha ancora un seguito.

(Autoprodotto) CD

P.O.E.: The tell-tale heart

poeI P.O.E. (Philosophy Of Evil) sono una band di Reggio Emilia che ha debuttato con un EP intitolato come un racconto breve di Edgard Allan Poe (l’influenza dello scrittore è decisamente alla luce del sole) . Dal vivo si presentano con volti dipinti e una carica tipica delle band metal. Sì, perché i P.O.E. suonano metal con influenze prog e power. Ascoltando i brani dell’ep si rimane piacevolmente colpiti dalla forza d’urto che si sprigiona, i P.O.E. potrebbero far parte della scena metal scandinava e nessuno si meraviglierebbe di nulla. Ottima perizia tecnica e ottima attitudine sono i binari sui quali si muovono i nostri eroi. Di loro dicono che non bisogna ma prenderli troppo sul serio, perché loro non lo fanno mai. Giusta precisazione, perché all’ascolto di “The tell-tale heart” si avverte una discesa negli inferi dell’anima, tra malvagità umana e demoni dagli occhi luminescenti. Non c’è da segnalare un brano rispetto all’altro perché l’ep è un unico monolite giunto dallo spazio profondo. Volti dipinti e metal. Un connubio perfetto.

(Autoprodotto) CDEP

PETER PIPER: Temporary Surface

peter-piperSe come dichiarato sulla loro pagina Facebook i Peter Piper si sono formati nel 2014, vuol dire che ci hanno messo un bel po’ a pubblicare questo primo EP, ma si può dire che sia valsa la pena aspettare. Per chi non li conoscesse stiamo parlando di un quintetto di Nonantola, vicino a Modena, ma se riversassimo le cinque tracce di “Temporary Surface” su una musicassetta (qualcuno di voi se le ricorda ancora) e lo spacciassimo in giro come il demo perduto di una band X del primo periodo del grunge, quello di fine anni ’80 quando uscivano i Mother Love Bone e gli Screaming Trees, forse riusciremmo a ingannare facilmente qualcuno. Ok, qualcuno potrebbe dire: sono passati quasi 30 anni, questi sono fuori tempo massimo. E invece vi diciamo di no, perché se è pur vero che i riferimenti sono quelli ed è quello persino lo stile nella scelta degli effetti e negli arrangiamenti, i Peter Piper non imitano una band di quegli anni. Anzi, nonostante tutto ciò riescono ad essere originali, che non è affatto facile.

(Autoprodotto) CD

MASSIMILIANO PATERNO’: U Sud

massimiliano-paternoNato a Crotone e trasferitosi a Bologna, e mai più andato via, Massimiliano Paternò è un vero e proprio personaggio: polistrumentista autodidatta, il suo strumento principale è il basso, ma non disdegna chitarra, batteria e percussioni; ha collaborato con molti musicisti fra cui Peppe Voltarelli de Il Parto delle Nuvole Pesanti, e fatto parte di svariate formazioni rock, punk, reggae, persino di musica etnica; con la sua ultima band, gli Arangara, ha persino accompagnato a teatro personaggi come Carlo Lucarelli e Claudio Lolli. Forse è quindi solo la poliedricità del personaggio che può spiegare un album come questo “U Sud”, dove a spiccare in mezzo alla moltitudine di generi che va a toccare, è la profonda attitudine punk di Paternò, che fra da fil rouge tra il rap sgangherato di ‘A noi ci piace l’hip hop’, la chitarra palesemente scordata della ballad anglo-spagnola ‘Bagavaghida’, il reggae quasi ubriaco di ‘Carolina’. Insomma: tante, tantissime idee, anche forse un filino confuse.

(Autoprodotto) CD/Digitale

PAT: Easy to remove

Pat-ETR-FrontPat è il progetto solista di Patrizio Pastorelli che in molti avranno già visto in azione come bassista dei Controtempo. “Easy to remove” è il suo debutto sulla lunga distanza, un album che gira vorticosamente attorno a sonorità rock, con spunti indie e brit pop. Pat si diletta con liriche in inglese e italiano, dando in ugual misura un respiro nazionale e internazionale al suo lavoro. Dall’album è stato estratto un primo singolo, “You”, canzone molto coinvolgente con Pat che prende per mano l’ascoltatore e lo porta verso spiagge bagnate da melodie fluenti e azzeccate. Pat si destreggia molto bene nel suo debutto, anche quando è alle prese con le liriche in italiano come nel brano d’apertura “Linee d’aria”. Il disco si ascolta con piacere, le sonorità, mai tirate per le orecchie, portano l’ascoltatore fino alla fine dell’album con la voglia/necessità di ricominciare l’ascolto. Pat è figlio degli anni 90, chi come lui è cresciuto con indie e brit pop nelle orecchie dovrebbe sentire “Easy to remove”, non tanto per rimpiangere il passato ma piuttosto per cercare una risposta nel presente. In chiusura del disco “All we left behind” che ricorda i Roxy Music più languidi.

(Autoprodotto) CD Digitale

PAOLO G.: Blues For Me

paolo-gNe avevamo già parlato due anni fa di Paolo G., bluesman ravennate nato Paolo Giannelli, e bisogna dire che in questi 670 giorni non è che sia cambiato molto, dato che quello che abbiamo tra le mani è di nuovo un album intitolato “Blues For Me”, come il precedente, aggiornato solo come “Studio Session 2016”. E infatti, all’interno di questo mini-ep realizzato presso lo Studio 73 di Ravenna, troviamo brani che già conosciamo e avevamo avuto modo di apprezzare: ‘Life Train’ e ‘Naturale Dimensione’, che avevamo già segnalato come i migliori della prima edizione dell’album, oltre alla strumentale ‘Fun-Key’. Insomma questo “Blues For Me” altro non è che un aggiornamento del suo omonimo predecessore, in cui la chitarra di Giannelli è accompagnata da Nicola Benetti (batteria), Giuseppe Dimonte (basso), Max De Rosa (armonica) e Rita Lucca (voce) per riconfermare che in terra di romagna il blues è vivo e vegeto. Non ci resta che aspettare da Paolo del nuovo materiale, nuove canzoni tutte rigorosamente su un giro di blues.

(Autoprodotto) CD

LELIO PADOVANI: Waves

lelioPadovaniA vederlo sulla copertina di “Waves” pensavo di avere tra le mani il nuovo EP di Mike Oldfield, invece si tratta del nuovo capitolo discografico del parmense Lelio Padovani. Appena mi sono riavuto dallo scambio di persona ho deciso di cominciare l’ascolto. Però fin dalle prima note di “Time traveller” sono ripiombato nel mondo di Oldfield (e questo non vuole essere un appunto negativo ma piuttosto non elogio). Padovani è il nostro Mike, attento al suono perfetto della sua chitarra e del tappeto sonoro sul quale appoggiano le note musicali sprigionate dalle sei corde. Un tocco alquanto delicato è il marchio di fabbrica di Lelio. Onde sonore (come ci suggerisce il titolo dell’ep) che avvolgono l’ascoltatore in un viaggio siderale. Colonna sonora di un sogno, soundtrack di una fiaba interstellare, antipasto di un pranzo a base di misurate portate dai sapori speziati. Quattro le tracce strumentali di “Waves”, accomunate da un’eleganza tipica delle migliori firme d’alta moda. Lelio Padovani continua il suo peregrinare artistico. L’amore per la chitarra è il suo credo assoluto.

(Autoprodotto) CDEP

OYKU: Got the looks

OykuDogan-GottheLooksOyku non è da confondere con il personaggio della soap opera “Cherry season”, interpretata da Ozge Gurel, perché la “nostra” Oyku è una cantante che vive in Emilia-Romagna, di origini turche (è nata a Smirne), che ama alla follia la musica pop. Ultimamente ha registrato e pubblicato un nuovo singolo, “Got the looks”, prodotto da Ettore della Campa a Minorca, un brano che potrebbe benissimo apparire in qualsiasi tracklist di qualsiasi album di pop music trasmesso in alta rotazione sulle frequenze radiofoniche di network nazionali o uscire a tutto volume dagli impianti stereo di autovetture in giro per la città. Oyku ci crede e fa bene, perché qui è tutto realizzato alla perfezione. La sua voce ben si adatta al pezzo pop dance, dimostrando carattere e padronanza. Carattere che si può ascoltare anche nel nuovissimo singolo, “Fell for you anyway”, brano lento d’atmosfera. Se vi capita (esperiamo che vi capiti) sulla pagina Facebook di Oyku c’è anche una cover di un brano di Adele di tutto rispetto. Brava e caparbia, mentre voi non fate finta di rinnegare il pop per partito preso che di nascosto lo ascoltate.

(Autoprodotto) Singolo Digitale

ONE GLASS EYE: Elasmotherium

oneGlassEyeCon One Glass Eye c’è un problema. C’è il problema che sai che si chiama Francesco Galavotti, abita a Modena e l’hai visto nei panni di leader dei Cabrera. Un bel problema perché “Elasmotherium” dovrebbe arrivare dentro il tuo lettore cd attraverso una casa discografica statunitense, distribuita nel North Carolina, da un manipolo di ragazzi barbuti e qualche ragazza che ama il folk rurale. Ecco One Glass Eye ha il grosso problema di essere italiano, sì avete letto bene, il GROSSO problema, perché alle nostre latitudini il suo folk rock cantato in inglese è difficile da digerire se non hai origine a stelle e strisce o puoi vantare un cugino che si chiama Kurt Vile. One Glass Eye armato delle sua chitarra (e della sua voce) ce la mette tutta per farci dimenticare le sue origini e ci riesce, per davvero, ci riesce eccome. Lui è il tipico artista che oggi va tanto di “moda”, scanzonato, malinconico, triste ma col sorriso stampato in faccia, un loser che però ha già in tasca il biglietto (vincente) della lotteria. Nove tracce. Nove affreschi che ti mettono addosso una voglia irrefrenabile di stare sotto una pioggia battente per delle ore. Per il gusto di sentirti libero. Libero per davvero.

(Out Stack Records) CD

MISTICANZA: Oltre

misticanza“Per misticanza normalmente si intende un misto di varie erbe da condire in insalata, ma anche mescolanza, miscuglio”: un nome quanto mai azzeccato quindi quello di questo trio composto da due chitarre (Marco Perona, Francesco De Vita) e un set di percussioni curate da Silvia Braga. Nisto che nella loro musica rigorosamente strumentale si possono infatti cogliere tutta una serie di sapori, che vanno dalle spezie sudamericane e spagnole fino ai sapori forti della tradizione musicale nostrana. Alla base delle composizioni, tutte rigorosamente originali, predomina il backgound musicale dei due chitarristi, che affonda le proprie radici nel flamenco e nella bossa nova, rivisitati senza distogliere l’attenzione anche dal jazz e dagli stilemi della musica classica. Nel complesso questo “Oltre” è un prodotto ben confezionato e tecnicamente ineccepibile, in grado di superare il limite di essere un album fortemente di genere, per farsi apprezzare non solo dai patiti della chitarra.

(Autoprodotto) CD