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LE ZAMPE DI ZOE: Cinema Lumière

Le Zampe di Zoe sono un progetto musicale nato nella pianura modenese intorno alla fine del 2016 dall’unione di due avventure soliste, quella di Edoardo Baschieri e di Elisa Debbi. Insieme hanno cominciato a scrivere i brani che compongono il debutto discografico intitolato “Cinema lumière”, un ep con sei tracce che rendono più piacevole qualsiasi giornata nata col piede storto. Il disco inizia la sua scanzonata passeggiata con “Sacchetto per il vomito”, canzone nelle mani di Edoardo che sembra uscita da un disco di qualche cantautore di it.pop tanto in voga in queste stagioni. La perfetta partenza per un lavoro che poi passa di mano e comincia a diventare una brezza marina che ti accarezza il volto. “Il ballo dell’ortica”, cantata da Elisa, è una bella canzone che saltella leggiadra sul prato della vita, mentre “Cinema lumière” è il modo perfetto per buttarsi in una storia d’amore attraverso film d’autore o scene che dimentichi appena terminate. Le Zampe di Zoe mettono di buon’umore, novelli cantastorie di un’Italia che cerca di scrollarsi dalle spalle usi e costumi senza volerlo realmente. In chiusura “Amen” semplicemente sublime.

(Cincilla Records) CD

LE PICCOLE MORTI: Vol. 1

Una volta c’erano gli Old Scratchiness (un paio di uscite discografiche al loro attivo). Oggi ci sono Le Piccole Morti ed un cambio di suono decisamente marcato rispetto al passato. Dal rock grunge al dark dove la luce fatica a penetrare. Dal nome scelto fino alla grafica, passando per un sound cupo e tenebroso, Le Piccole Morti con questi cinque brani si gettano tra le braccia di venature poetiche, atmosfere sognanti ed introspezione a profusione. Testi in italiano affondano i denti nell’anima (con qualche riferimento ben chiaro) e nella luce del sole (nel dark è quasi un controsenso). Per esempio, ascoltare “Disamore” significa entrare dalla porta sul retro nella casa de Il Teatro Degli Orrori ed essere accolti da Pierpaolo Capovilla. Nei restanti brani alcuni echi di Litfiba, Editors e della scuola cantautorale italiana fanno capolino, senza però inficiare la qualità del progetto del quartetto. Tra i ringraziamenti, invece, figurano Marco Bertoni e Nicola Manzan. Ecco, il cerchio si chiude e Sonda sorride colma di felicità. “Piccole morti, quali ricordi, le aspetti e ti accorgi, i giorni sono più corti”, parole che chiudono l’ep con sei minuti di delirio cosmico.

(New Model Label) CD

LA CONVALESCENZA: Palafitte di creta

Le palafitte ci ricordano gli elefanti di Dalí: hanno una massa enorme da reggere, ma una superficie d’appoggio minima. Eppure stanno su. Quasi sempre. Ce la fanno in qualche modo, con la dignità che solo gli equilibri precari sanno dare. Anche noi ci sentiamo così, palafitte enormi su zampe rachitiche. Questo ep parla di instabili equilibri e disequilibri stabili e di come tutti noi, nemici della noia, ci culliamo fra le loro onde. È con queste parole che La Convalescenza, quartetto rock di Modena nato nel 2016, descrive il suo nuovo ep intitolato appunto “Palafitte di creta”. Il disco arriva a tre anni di distanza dall’esordio con “L’eco della clessidra”, e vede la band maturata in particolare dal punto di vista del sound, arricchito dalla presenza di sintetizzatori e sequenze spesso in primo piano, smussato nei suoni delle chitarre, complessivamente meno crudo ma senza rinunciare ad una componente grezza e istintiva imprescindibile per chi vuole fare rock. Nella tracklist, da segnalare la opener “Uguale al mare” e il brano “Fatti di scambi”.

(Wavemotion Recordings) CD/Digitale

IRIDE: L’alba ritorna

“Nasce tutto dentro Manitese, un capannone mistico tra Massa e Finale Emilia, qualche disco dei Kings of Convenience e qualche altro di Colapesce. Una chitarra, un basso, una batteria e una valanga di sincere intenzioni”: così si presentano gli Iride, quartetto di Massa Finalese formato da Matteo Verona, Tommaso Malaguti, Stefano Resca e Andrea Zurlo. Il loro sound però è una combinazione di tantissime influenze che si compattano grazie ad una matrice comune rock/grunge, risultando in un suono potente e fragile, armonico e dissonante, seguendo quel percorso che in Italia parte dai Verdena e arriva ai Fast Animals And Slow Kids, passando per esperienze territorialmente più vicine come quelle di Fine Before You Came e Gazebo Penguins. Attraverso questo filtro gli Iride (perdonate il gioco di parole) guardano l’orizzonte piatto della bassa emiliana, e in questo “L’alba ritorna” ce ne raccontano le speranze, gli egoismi, le solitudini, la rabbia. Un esordio sincero, asciutto nei suoni e diretto nei contenuti.

(Autoprodotto) Digitale

I DISUMANI: Tracce di feci

I Disumani si sono coagulati in quel di Carpi nell’anno domini 1997. La band è un power trio che si diverte ad esplorare i territori dell’hardcore, del punk e del thrash metal. I testi in italiano sono una girandola di nonsense, frasi ad effetto, slogan ed avanguardia. Se vi sembrerà di sentire un richiamo a Vasco Rossi o di intravedere alcune scene di “American vandal”, la serie televisiva incentrata sugli atti vandalici perpetrati a dispetto di autovetture ignare con disegni di peni, non vi sbagliate affatto. Con i Disumani si va oltre l’irriverenza. Non si capisce dove finisce il gioco (se finisce) e dove inizia il serio e faceto. Per comprendere meglio il raggio d’azione potrebbero bastare alcuni titoli: “Ci piscio”, “Siete solo voi”, “Ciccione viaggiatore”, “Non dire gatto”, o “Mali estremi”. Se poi c’è anche una traccia fantasma che è un brano dei Tange’s Time suonato insieme al gruppo di rock demenziale, il pensiero diventa uno e solo uno. I Disumani non esistono, sono il frutto dell’immaginario collettivo, di una allucinazione dopo avere mangiato troppo lardo di colonnata. Sono il fantasma formaggino che si annida nella nostra psiche.

(Discorso Records) CD

GIACK BAZZ: Haikufy

Difficile definire cosa sia questo ultimo disco di Giack Bazz. Ad essere sinceri, non siamo nemmeno certi che si tratti di un disco, dato che l’autore stesso lo definisce come: “30 tracce da 35 secondi ciascuna (in media), con poesie haiku come testi. Il disco parla della natura e dell’isolamento moderno. Nasce come unico stream of consciousness di protesta verso i servizi di streaming musicale. Avrà un seguito da 300 tracce che uscirà alla fine del 2019″. Al di là delle considerazioni sul tipo di operazione, bisogna dire che in questa collezione di brani in “formato pubblicità” Giack Bazz dimostra di saper spaziare con maestria dal folk, passando da contaminazioni alla Radiohead, fino al rock più acido di scuola Sonic Youth. E di farlo in maniera credibile, considerando anche quasi tutti i brani solo collegati senza pausa. Se tutto questo vi ha incuriosito, potete cercare il disco su Spotify (perché la protesta va portata avanti dall’interno) oppure su Bandcamp dove troverete anche titoli (tradotti) e testi dei brani.

(Autoprodotto) Digitale

FUCKING COOKIES: Dark side of the cookies

I biscotti sono la croce e delizia di tanti. Il lato oscuro di pesi e contrappesi. Da Parma i Fucking Cookies ci ricordano che i biscotti sono anche fonte di energia, quella energia costruita (visto che stiamo ascoltando un disco e non siamo in cucina) da ingredienti che rispondono ai nomi di blues, rock, punk, garage, folk e grunge. Testi in inglese, c’è anche un pezzo strumentale, cantati da Aileen Valca con corroborante adrenalina e sostenuti dalle corde vibranti di Franco Cocconi e dalla batteria di Gloria Belletti. Negli otto brani che compongono questa uscita discografica c’è lo spazio anche per un paio di cover. Due rivisitazioni non gettate alle ortiche tanto per allungare l’impasto, ma scelte con precisione ed arguzia. Una s’intitola “Where did you sleep last night” ed è conosciuta nella versione dei Nirvana, anche se si tratta di un brano scritto nel 1800 (sì, avete letto bene), l’altra è “Dust my broom” di Robert Johnson, scritta nel 1936 e diventata un classico grazie a Elmore James negli anni ‘50 del secolo scorso. Insomma se dalla musica si cerca energia e sporcature vibranti i biscotti sono pronti per darvi quella scossa che potrà raddrizzare le vostre giornate. Blues punk.

(Beat Bazar) CD

feat. ESSERELÀ: Disco dooro

Non fatevi ingannare dall’avvio di questo secondo album dei bolognesi feat. Esserelà, perché la voce all’inizio del disco è un depistaggio bello e buono. Non pensate ad una via fatta di cantanti e coristi, immaginandovi a canticchiare i dieci brani di “Disco dooro”. I feat. Esserelà sono troppo bravi per abbandonare la strada di un progressive rock che cita senza vergogna Zappa, Gillespie o Rossini. Molto probabilmente tutti e tre gli artisti appena citati sarebbero decisamente contenti di ascoltare questo trio che gioca con stop and go(go), tempi dispari ed ha chiamato alcuni ospiti a sottolineare diversi momenti topici. Le ospitate sono di Lorenzo Musca (sax tenore), Dario Nipoti (tromba) e Michele Tamburini (sax baritono). Inoltre, in tutto questo turbinio di suoni, tecnicismo, montagne russe vertiginose i feat. Esserelà hanno scritto, pensato, registrato e dato in pasto al mondo uno dei brani più intriganti di sempre. Non vi indichiamo il titolo (la numero 9) perché più lungo di questa intera segnalazione, quindi non vi resta che ascoltarlo a tutto volume. Ricordando che i feat. Esserelà sono dei burloni e sanno di esserlo…. giunti alla fine, c’è un’ultima sorpresa.

(Lizard Records) CD

ELIA CHE SUONA: Obelia

Cantautore romagnolo classe 1996, Elia Che Suona si presenta subito come un artista dalle molteplici qualità: scrive, produce e grafica tutto quello che fa autonomamente. Dopo aver militato per anni nella scena punk, nel 2015 debutta nel cantautorato. “Obelia” è il suo secondo disco e lo colloca già dal primo ascolto nella scena indie pop che ha completamente ribaltato le classifiche nazionali negli ultimissimi anni.
Il titolo “Obelia” è totalmente inventato: in un’intervista Elia racconta che è un nomignolo che gli davano da bambino, per prenderlo in giro perché era sovrappeso. Con un sound pop con influenze anni ‘80, soprattutto nelle tastiere, Elia nell’album ha appunto voluto mettere a nudo le sue paure e le sensazioni che stava vivendo. Proprio per questo il disco è carico di autoironia, che si percepisce in canzoni come “Pesce Blob”, “Batù” e “Low Fai”. Le influenze di Vasco Brondi, Brunori Sas e Calcutta nel modo di scrivere e cantare si sentono e sono apprezzabili. Nell’album però si tratta anche un tema sociale, con il brano “Lucemia”. “Lucemia” è un’eccezione. Racconta la storia di un suo amico di Genova e che per sette anni ha vissuto in un ospedale per combattere la leucemia e del percorso di guarigione che per lui è stato anche un percorso di luce.

(Autoprodotto) Digital

EL V AND THE GARDENHOUSE: Worldwide

Il bolognese El V avrebbe meritato di nascere dall’altra parte del mondo ed oggi sarebbe una reggae star mondiale. El V è in giro da più di trent’anni con la sua carovana di suoni meticci, di musica in levare, di atmosfere sud americane che bussano alla porta e vogliono portarti in strada per festeggiare la vita. Trent’anni che il cantante felsineo ha deciso di imprimere su un cd realizzando una raccolta con le hit di una carriera. Hit riviste insieme a tanti amici e colleghi sparsi per il globo. Così è del tutto naturale sentire Francesca Taverni e Lion Sitte, passando per Il Generale, Hueso Negro, Rootsman I, Cico & Son del Barrio o Sonido Satanas. Un frullato di sonorità ed influenze che parte dall’Italia ma raggiunge con naturalezza Spagna, Brasile, Messico, Germania e Canada. Un viaggio andata e ritorno per un mondo senza frontiere. Un mondo che respira musica esotica, tropical, urban, latina e reggae. El V e i suoi Gardenhouse sono gli ambasciatori dell’amore universale. Se avete un sound system con woofer grandi come una casa, alzate in volume e fate partire “Worldwide”, l’atmosfera diventerà caliente.

(Deepout Records) CD