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ZIQQURHAT: Phrenology

I modenesi Ziqqurhat sono nati nel 2013 dall’idea di due amici che ci hanno messo un paio di anni prima di arrivare alla formazione perfetta per suonare un acid blues (è la loro definizione) molto arcigno. Un primo assaggio della cattiveria del gruppo si è avuta nel 2016 con la pubblicazione di un inedito, “Stick around”, per arrivare al primo album intitolato “Phrenology”. Nel disco che conta 8 brani, c’è il mondo malato dei Ziqqurhat, un mondo che raccoglie a piene mani dal blues più lurido fino ad arrivare allo stoner rock di Kyuss e Queens Of The Stone Age. 25 minuti di assalto sonoro che può mettere a repentaglio la salute mentale dell’ascoltatore. Tempi dispari che si consiglia di ascoltare alle tre di mattino, dopo aver sonnecchiato con un album di Barry White. La band ha portato il suo suono anche al di fuori dei patri confini, fino a Bucarest, dove hanno messo a ferro e fuoco la città. Ascoltando “Phrenology” si ha l’impressione che il gruppo suoni senza preoccuparsi troppo delle conseguenze, quello che conta è mettere un bruscolino negli occhi degli ascoltatori e dare fastidio. Tra i brani da ascoltare mentre si affilano i coltelli da cucina “My thing”, “Release me sheriff” e “Drum”. Per arrotini e chi si occupa di colate in fonderia.

(Autoprodotto) CD

VILLMORA: Novanta5

Villmora è una band, come direbbero in molti, “tutta al femminile”. La loro pagina Facebook porta il nome di “Villmora – Girl Band”. Ma chi è che decide che una band composta da soli membri di sesso femminile sia una “peculiarità”, tanto da riportarlo come primo elemento di una recensione, come spesso accade? Allora ricominciamo. E ricominciamo dalla musica. Villmora è una band pop rock con una lunga storia alle spalle. Ci si conosce tra i banchi di scuola e la passione è tanta da incidere un demo e un cd di inediti. Dopo diversi concorsi, live e cambi di formazione, le Villmora trovano nel 2017 la loro dimensione in un quartetto saldo e consolidato, che porterà poi alla scrittura dell’Ep “Novanta5”. Quattro pezzi e una cover. I brani originali sono veramente equilibrati e orecchiabili, la struttura è smaccatamente pop, ma non mancano le incursioni di chitarre distorte e momenti funky. Molto presente nel mix la voce, che risalta, gradevole, grintosa, suadente. Quattro canzoni d’amore tra delusioni, sesso e rinascite. Un’ottima prima prova, dunque, per la nuova formazione delle Villmora.

(Autoprodotto) CD

ANDRE VELENO: Poison Inside?

1 luglio 2017, Modena Park, Andrea Bagni vive un momento epifanico.
Il suo idolo dice “Siete bellissimi e ce la farete tutti”. Da quel giorno decide che deve farcela. Quel giorno nasce Andre Veleno. “Poison Inside?” è la prima fatica del cantautore modenese, che si districa tra arrangiamenti minimali e testi estremamente personali e irriverenti, che trasudano amore per la vita e per la propria città.
L’ep si apre con “Gnoc fret”, vero anthem dedicato all’alimento simbolo di un’appartenenza quasi viscerale, che si riconferma in “Londra mi sembra Modena”.
In “Macchie di vino” Andre dipinge con tinte rosé scene di vita vissuta, comune ma mai banale, per poi approdare alla ballad “Sei la regina”, love song che strizza più di un occhio al Blasco. Ciliegina sulla torta “Sono in formissima”, singolo – simbolo dell’identità di Veleno, che con il suo pop, seppur parecchio derivativo, scanzonato e a tratti demenziale, fa ben sperare in un interessante esordio sulla lunga distanza.

(Autoprodotto) Digitale

VAMPA: The Wolf Is Coming

Ne abbiamo già sentito parlare, dei Vampa, progetto modenese nato nell’estate del 2016 e composto da Giovanni Zagaglia (voce e chitarra), Riccardo Giacobazzi (batteria e voci) e Chiara Nadalini (sax baritono e armonica) dedito a un alternative/post rock atipico, di matrice anglofona e dalle venature blues e folk, che si rifà idealmente (anche nella formazione non convenzionale) ai Morphine di Mark Sandman. Finalmente a febbraio 2018 sono entrati in studio, per la precisione al Bombanella Soundscapes: il risultato è questo EP intitolato “The Wolf Is Coming”, a cui hanno partecipato anche Nicola Fiorini (basso) e Guillermo Valiente (percussioni), entrati ora a far parte della formazione della band. Quattro le tracce ben scritte, oscure, malinconiche e lisergiche quanto basta per decidere di inserire alcuni versi da “Il Pasto Nudo” di William S. Burroughs all’interno del brano “Desert Tree”. Una buona prima prova, talmente breve da lasciare però la voglia di sentire altro. Un ottimo antipasto per prepararsi a (speriamo) altre produzioni future.

(Bombanella Soundscapes) CD

TREROSE: Pop noir

Al primo ascolto di “Pop noir” mi ha colpito la pulizia dei suoni, la pulizia della voce, la pulizia degli arrangiamenti. I Trerose sono una band al suo debutto discografico, debutto prodotto da Umberto Maria Giardini (ex Moltheni) che ha anche suonato batteria, chitarra, vibrafono, percussioni e cantato nei cori. Un valore aggiunto per il trio capitanato da Eleonora Merz alla voce, che si dimena in mezzo a nove brani di rock d’autore che strizzano l’occhio ad una visione tenebrosa della vita. Qui si parla di uno scontro tra il mondo che immaginavi nella tua testa ed il mondo reale, tra dolori e gioie, tra desideri e fascinosi personaggi irreali. Non spaventatevi di fronte a titoli come “Ignora la morte”, o “L’alieno nel giardino”, perché il pop scuro dei Trerose vi porterà benessere interiore. Vi consiglio l’ascolto sorseggiando un tè caldo, assaporando così ogni parola ed ogni nota del disco. Pulizia è la parola d’ordine di “Pop noir”, molto distante dalla pulizia etnica che ha contraddistinto, spesso e volentieri, la storia dell’umanità. Un brano su gli altri “Tutto passerà” e mentre lo sentirete, pensate a tutto quello che vi sembra brutto attorno a voi, tutto passerà. Raccomandato.

(A Buzz Supreme/Audioglobe) CD

STEREO GAZETTE: Nel Tempo Di Ogni Cosa

Quello che si cerca da un brano pop da classifica è spesso la melodia facile, non puerile, il testo profondo e “composto”, la produzione ben catalogabile ma lungi dall’essere scontata. Un’impresa più che ardua. Gli Stereo Gazette, però, con “Nel tempo di ogni cosa”, ce la fanno. E hanno tutte le carte in regola per essere la prossima hit autunnale in rotazione nelle vostre radio. Otto brani che scorrono, motivi che rimangono anche dopo un primo ascolto, virate rock, accenni di synth e sing along da stadio. “La differenza” è la vera gemma dello scrigno, con la sua malinconia misurata nei piccoli gesti, nel descrivere una mancanza. Azzeccato anche il singolo “Canzone per te”, che riprende nel testo il titolo dell’album, dal quale potete partire per scoprire una band che, speriamo, sarà in un recente futuro nelle orecchie di molti.

(Orzorock Music) CD

ELLEN RIVER: Lost Souls

Ellen River si muove con estrema consapevolezza in uno spazio che conosce e di cui è padrona. Le sue parole suonano cristalline, trasparenti, sincere. Una musica che viene dal cuore e dallo spirito, tra soul, blues e rock.
La pronuncia, si nota da subito, è impeccabile, non sfigurerebbe in un contesto internazionale, così come l’indiscutibile talento, sia nella scrittura che nell’esecuzione.
Ellen River, al secolo Elena Ortalli, si stacca dai Seekers, ex band che l’aveva accompagnata nel lavoro precedente, e si avvale di musicisti di un certo calibro per gli arrangiamenti, anch’essi sempre on point, mai una sbavatura, mai un “imprevisto”.
Lost Souls è un disco che scorre, placido, con qualche colpo di testa, ma tutto sommato controllato, un disco che scalda, suadente.

(New Model Label) CD

PLASTIC DECO’: Il Naufrago

I Plastic Deco esordiscono con “Il naufrago”, otto tracce pop rock dalla formula piuttosto collaudata. Spicca nei testi la dicotomia tra intimismo e mondo esterno, mentre su tappeti sonori, innescati da power chords distorti, si intelaiano arpeggi di piano e synth lead taglienti. Non mancano momenti ballad (Il sogno), nei quali emerge l’attaccamento ad un certo tipo di cantautorato emiliano. L’intento della band è quello di emozionare e coinvolgere nel loro universo l’ascoltatore e in questo riesce appieno, tuttavia si sente l’esigenza di una qualità audio più accurata e un’attenzione maggiore alla produzione.
I Plastic Deco non sono naufraghi, bensì esploratori e noi aspettiamo il loro approdo a nuove e più lussureggianti isole.

(Lo Scafandro) CD

PARTICLES: Eyes on me

I riferimenti sono molti limpidi. I richiami sono molti chiari. La volontà di suonare con forza dirompente non si nasconde dietro ad un dito. I Particles da Modena fanno dell’alternative rock in inglese e se avete amato i Paramore prima che diventassero una pop band è giunto il momento di mettere nel vostro lettore cd il loro debutto sottoforma di ep con 5 brani. Anche se breve, sarà un ascolto intenso che inizierà a mille all’ora con “Eyes on me”, per proseguire con “Turning back”, arrivare alla loro hit “Only flesh and bones”, toccare la cima con “White flag” e mettere tutti a letto con la ballata “You don’t miss me”. Un ep per scaldare i muscoli, saltellare avanti ed indietro nella vostra stanzetta e osservare il mondo con uno sguardo di sfida. Se poi tutto questo non vi basta date un occhio al clip che accompagna “Only flesh and bones”, mettete il volume a palla e chiamate a raccolta la vostra famiglia al grido: “Ho visto il futuro e voglio farne parte”. A volte bisogna esagerare per convincere i più scettici. Poi senza indugi sbattete la porta di casa e correte per strada, da qualche parte i Particles suoneranno pure. Maledizione dovete trovarli.

(Autoprodotto) CD EP

OAKS FOR RENT: Self Titled

Gli Oaks for Rent hanno scritto un ep d’esordio che pare un sottile album fotografico. Ogni brano è una polaroid differente, quasi ingiallita dal tempo, ma scattata con uno di quei nuovissimi apparecchi, tanto cari agli amanti del vintage revival. Il quintetto va quindi a sfiorare ogni sfumatura del suo background musicale, aggirandosi tra gli anni 90, senza nascondere i propri ascolti, anzi, patinandoli, rendendoli il punto di forza dell’ep stesso. Così la voce megafonica e i riff garage rock di “Jesus’s On The Level” ci materializzano su una Camaro che sfreccia sulla Sunset Strip, mentre “Goes Without Saying” e “Psyduck’s Hollowness” suggieriscono un sound crossover, a tratti californiano, con incursioni grunge. “Laying Rose” e “Dreaming About” sono i brani più interessanti, dream pop, ritornelli catchy e memorabili, arpeggi riverberati e acquosi, voci eteree, con arroganti incursioni chitarristiche.

(Autoprodotto) CD