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Category Archives: F-M

NATAN: New eyes

Natan è Natan Rondelli, artista bolognese che gli attenti ascoltatori del sottobosco italiano conoscono già per passate pubblicazioni discografiche. Oggi Natan è tornato a raccontarci il suo mondo con un nuovo EP di 5 brani che mettono in luce la sua voglia di abbracciare il mondo, un mondo fatto di richiami artistici forti e ben individuabili. Nel brano d’apertura, infatti, è innegabile lo spirito Pink Floyd che aleggia sul pezzo, uno spirito col quale Natan fa i conti in maniera delicata e sublime. Nel successivo “Wave of love” l’aurea mistica di Rondelli arriva al suo massimo splendore, con un crescendo che ricorda i brani più intensi del vostro gruppo preferito di art rock. In “Birds” il nostro eroe raccoglie i germogli seminati nelle precedenti canzoni, il sinuoso ritmo di avvolge e ti riscalda. Verso la fine dell’ep troviamo “Goodbye”, un saluto in chiave folk che Natan ci porge con la sua tipica naturalezza di fondo. A chiudere “Live in my soul”, scritta pensando, mi piace immaginare, alle enormi distese americane, agli spazi enormi dove far viaggiare la mente e il corpo. Natan è tornato con cinque brani avvolgenti, cinque brani perfetti per l’inverno che soffia sui vetri di casa. Lui che la sua casa l’ha vista andare in cenere (non così per dire).

(Autoprodotto) CD EP

MOEST: Distort

Capiamoci, per chi è di Modena e ha vissuto in una certa maniera la scena musicale locale, Modena Est non è solo un quartiere: è sintomo di tutto un fervore musicale, di un sottobosco di personaggi e di luoghi raccontati da gruppi come Paolino Paperino Band e Lomas… E se non sapete di cosa sto parlando documentatevi, non è questa la sede per dilungarsi. Fatto che sta che, mutato nella forma e nei modi, questo album dei MOEST riprende molto di quel piglio punk, mantenendone lo scazzo e l’ironia e vestendolo con strutture musicali che mischiano rock (anche se non c’è una chitarra distorta in tutto il disco), funk, reggae, musica etnica e melodie sghembe. I testi vanno dai racconti di serate non proprio riuscite (“C’è la Pula”) a causa di malcelato amore per le sostanze psicoattive (“Amo il verde”), alle gesta misteriosi personaggi come “Monny il Pistolero”, a singolari analisi sulla società (o almeno così pare) in “Basta bombe solo bombe” e “Gorilla Lilla”. Non si è capito nulla? Probabile. Volete un riferimento? Eccolo: tipo i Pop X, ma molto meno irritanti.

(Autoprodotto) CD / Digitale

ME, PEK E BARBA: Vincanti

Una vera e propria orchestra, più che una band, i Mé, Pék e Barba sono attivi dal 2002, seguendo la tradizione tutta emiliana delle formazioni di musica folk e popolare che si rifanno alla tradizione irlandese, uno su tutti i Modena City Ramblers. Concept album dedicato interamente al mondo del vino, con tanto di prefazione (nel booklet) di Andrea Grignaffini, codirettore di Spirito Di Vino e curatore della guida I Vini d’Italia dell’Espresso, seguita da un racconto sul vino firmato da Marino Severini dei Gang, questo “Vincanti” è il sesto album di studio della band. Nei 14 brani, che tracciano un viaggio ideale nel mondo del vino, nella musica e nei dialetti di diverse parti dello Stivale, in cui non mancano ospiti illustri come Omar Pedrini dei Timoria (autore e interprete di “Sarà festa”), Puccia degli Aprés la Classe, Gigi Sanna e Davide Guiso della formazione sarda Istentales, Dario Canossi dei bresciani Luf. Un disco complesso e ben strutturato, che si rivolge non solo agli amanti del genere ma anche a chi apprezza sempre una buona bottiglia di vino.

(Autoprodotto) CD / Digitale

MAY GRAY: Ritorno al sereno

A tre anni di distanza da “Londra”, i May Gray tornano con un nuovo disco ed una rinnovata formazione. La band è passata dall’Irma Records a Manitalab-Private Stanze, dal tema del viaggio introspettivo del precedente disco al sole che campeggia in copertina in questo album. Le coordinate di movimento sonoro sono sempre quelle, un power rock in italiano costruito sulle chitarre dei Foo Fighters ed una sezione ritmica che mantiene in piedi tutto il lavoro. Si parte con “Camilla”, dove si fatica un poco a seguire il cantato di Paolo Rossi, per poi arrivare a “Testa in tasca” e capire cosa si aspetterà per il resto della tracklist, un sound martellante con assoli di chitarra a sottolineare i momenti topici. È vero che non manca la ballad, in chiusura, da ascoltare mano nella mano con la vostra anima gemella ma per il resto dovete battere in piedino e mimare di suonare una chitarra fantasma. I più informati dicono che il cantante sia partito per gli States in cerca di fortuna artistica. Lo vedremo ai prossimi MTV Awards, scalare la classifica di Spotify, o tornerà “Tra di noi” dopo aver trascorso un periodo “In un altro mondo”?

(Manitalab/Private Stanze/Audioglobe) CD

RICCARDO MAZZY MASETTI: Lilium

Riccardo Mazzy Masetti è un cantautore bolognese che ha iniziato a fare musica facendo cover punk, per poi passare a scrivere brani originali. Riccardo fa parte dei Dernier, band di alternative rock in italiano e si presenta al mondo anche nelle vesti di cantautore. Nel 2016 ha pubblicato il suo primo album, a cui ha fatto seguito “Lilium”, oggetto di questa recensione. Tra le sue influenze musicali Riccardo ama citare Green Day, Johnny Cash, Jeff Buckley, Lucio Dalla, Renato Zero e Francesco De Gregori, mentre un sogno nel cassetto è quello di esibirsi all’Arena di Verona. “Lilium” è stato scritto tra Sirmione e Bologna e il tema conduttore dell’album è il tempo. Riccardo racconta, nei nove brani del disco, il suo passato, soffermandosi su immagini e ricordi, particolari di vita che scavano nel suo essere. Voce roca e chitarra malinconica i suoi punti di forza. Chiudono l’album una versione acustica di “Lilium” e “Basta poi poco”, singolo pubblicato nel 2016 a cui Mazzy è molto legato e che esegue sempre dal vivo. Cantautorato struggente, per anime perse.

(SKPMZ Label) CD

IZA & SARA: Rebis

Premessa: per quelli della mia generazione il duo pop femminile con la bionda e la mora è uno stereotipo, un campo che Paola e Chiara hanno dato alle fiamme e cosparso col sale perché non ci crescesse più niente. Ma cerchiamo di fugare i preconcetti, perché Iza & Sara sono una roba leggermente diversa. Contralto l’una e mezzosoprano l’altra, queste due ragazze faentine iniziano a lavorare assieme nel 2012, e sotto la guida del maestro Gabriele Bertozzi iniziano a collezionare successi in vari concorsi in tutto lo Stivale, e arrivano nel 2018 a pubblicare questo EP di 8 brani che le vede finalmente anche nel ruolo di autrici e non solo interpreti. Intendiamoci: i toni e gli argomenti sono leggeri, ma da un disco marcatamente pop non ci si aspetta nulla di diverso, e per essere un esordio del duo nel campo degli inediti complessivamente scorre liscio ed è radiofonico quanto basta da lasciarsi ascoltare senza intoppi. L’inizio di un percorso che con un ancora un po’ di lavoro e il trampolino di lancio giusto (magari un talent), potrà portare i suoi frutti.

(PMS Studio) CD / Digitale

I DISUMANI: Brutture

Appena attacca la voce di “I bambini di oggi staccano le braccia ai Lego”, opener di questo EP de I Disumani, mi è venuto un dubbio. Corro a cercarli su Facebook, trovo la pagina, informazioni: di Carpi, gli elementi della band sono indicati con degli pseudonimi. Niente, guardo tra le foto, i video, e lì finalmente trovo quello che cerco: pensavi non ce ne saremmo accorti, caro il mio Padre Gutiérrez? Si perché il frontman di questo quartetto spaccaossa altri non è che il noto cantautore carpigiano, di cui abbiamo già parlato in più occasioni su queste pagine. Non ci è dato sapere se si tratti di un side project, uno spin-off oppure addirittura di un progetto antecedente (sempre dalla paginetta scopriamo che l’anno di fondazione sarebbe il 1997), ma poco ci importa. I brani di questo EP sono pochi, appena quattro, e abbastanza diversi tra loro sia come tiro che come mood, ma sintetizzabili solamente con una parola: figata. Amanti del garage rock duro e crudo, senza troppi fronzoli, abbiamo trovato i Mondo Generator italiani.

(Autoprodotto) CD / Digitale

HIDALGO: Plaza

Diego Capocci e Maurizio Santini si presentano come Hidalgo con questo disco d’esordio pubblicato a Settembre 2018, ma restano avvolti nel mistero: infatti, online si trova solamente una pagina Facebook intitolata “Hidalgo Plaza”, ed è impossibile trovare alcuna nota biografica sui due. In questa opera prima si sente l’influenza del rock indipendente italiano anni ‘80 e ‘90, ma anche del progressive, del metal e della musica sinfonica. Per dare un’idea, si passa dalla simil-Bluvertigo “Assuefazione/Oppressione”, ai Litfiba in salsa morriconiana di “Infuso di verità”, a “Ludwig” col ritornello che fa un po’ il verso a Francesco Renga. Nel complesso le idee sono tante ma confuse, e per quanto siano molto ben eseguite, in un’ora di durata e con brani quasi tutti sopra i 4 minuti rendono l’ascolto un po’ complesso e il lavoro poco compatto nel suo insieme. Ultimo appunto: data l’importanza riservata ai testi, un mixaggio con la voce più in primo piano li avrebbe resi di più facile ascolto anche per chi, ascoltando il disco in streaming, non ha il libretto sotto mano.

(Autoprodotto) CD / Digitale

GROUND CONTROL: Untied

Tanta energia da incanalare nel modo giusto per mettere a fuoco lo scatto perfetto. Sferzate chitarristiche glaciali, distorsioni e ritmi serrati. Una commistione di stoner, hardcore e psichedelia, una voce rabbiosa, a tratti rancorosa, a tratti rassegnata. Questi sono i Ground Control, che con il debut album “Untied” partono dalle sonorità di Bowie e Reed per approdare a territori ben lontani, tra Queens of the Stone Age e Nine Inch Nails. Nonostante i paragoni internazionali, suggeriti dalla band stessa, troviamo la produzione molto vicina a quella di una scena post hardcore emiliana, ancora florida e attiva, dalla quale il quartetto reggiano potrebbe cogliere a piene mani. Di tanto in tanto la band sorprende con accostamenti spiazzanti, quando una mitragliata post rock sfuma in un riff blues (First Fire), oppure quando il basso segue la batteria in ritmiche a tratti math rock, con gusto e affiatamento (Italiani Brava gente). La presenza della lingua inglese, tutto sommato un plus trascurabile, non stona con il cantato in italiano, lirico, affannato, che quasi fa desiderare una maggiore sguaiatezza. Nota di merito per i campionamenti vocali, che incorniciano e impreziosiscono un ottimo primo lavoro.

(Autoprodotto) CD

GROOVE CONNECTIONS: FreeGo

Rock is dead, punk is dead: i proclami sulla morte di questo o quel genere musicale guarda caso non hai mai toccato il funk, che come le braci ancora accese sotto alla cenere continua a sopravvivere in un sottobosco musicale di musicofili e appassionati. Perché alla fine, come ci hanno insegnato Pharrell e i Daft Punk qualche anno fa, all’uomo della strada battere il piedino e muovere i fianchi piace, sempre e comunque. E lo sanno bene i Groove Connection, formazione modenese che nel funk ha sempre creduto, portandolo in lungo e in largo nei locali della provincia (e non solo). Il pregio di questo ensemble è però anche il suo limite, ovvero quello di essere una jam band, e di fare brani solamente strumentali. Insomma, questo primo EP “FreeGo” è bello, ma non riesce ad essere più che la fotografia di una jam session, o un prodotto per gli amanti del genere. Sicuramente, e forse è anche il suo intento, si tratta però di un ottimo biglietto da visita per convincervi ad andarli a vedere dal vivo, o a chiamarli nel vostro locale.

(Autoprodotto) CD / Digitale