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RAIN: Space Pirates

rainAllora mettiamola così: i Rain sono nati nel 1980 e da allora non hanno mai mollato la presa. Quando il metal è la tua ragione di vita, non c’è tempo per pensare ad altro. “Space pirates” è il nuovo capitolo di una storia lunga decenni. Una storia che si è dipanata tra tante uscite discografiche, tanti concerti in giro per il mondo (non così per dire ma per davvero) e una passione innata per tutto quello che si avvicina al metal. “Space pirates” è il disco più metal dei Rain, un album che anche nella ballata “Billion dollar song” non perde mai l’asticella del suono duro e puro. I Rain, capitanati da Amos, sono un quintetto dalla forza di un tornado che si abbatte sulla nostra testa e ci solleva da terra per gettarci a chilometri di distanza. I Rain sono assoli che diventano fiamme, sono il metal che non fa prigionieri e si spinge sempre più oltre, dove l’oltre era già il limite massimo. I Rain vivono per il metal e questo può generare problematiche di varia natura, però loro non se ne preoccupano perché c’è sempre un “Hellfire” che li aspetta dietro l’angolo. I Rain da Bologna fanno metal. Quello bello cattivo che non muore mai.

(Aural Music) CD

ALESSANDRO POLISCO: La Fenice risorge quando la poesia muore

alessandro-poliscoBisogna ammetterlo: a trovarsi tra le mani questo “La Fenice risorge quando la poesia muore”, in un primo momento si rimane un po’ perplessi. Con quel titolo così complesso e anche un po’ altisonante, ci si aspetta un disco pesante, dai testi complessi, introversi e indecifrabili. Inutile dire che già dalle prime note della opener ‘Purezza immacolata’ si capisce che qui siamo in un campo totalmente diverso, e che quello di Alessandro Polisco non è un album ma un libro, una storia, un concept album quantomai vario, con brani strumentali, tracce che spaziano dai 7 minuti agli appena 39 secondi, da cupe atmosfere Reznoriane a tappeti elettronici sovrastati dalla voce dell’autore che declama il testo in uno stile alla Offlaga Disco Pax. Il tutto impreziosito da un ritmo di narrazione che prende davvero bene, tra criptiche e brevi riflessioni della rapidità di un haiku, e veri e propri capitoli, episodi della storia personale dell’autore. Insomma, una bella sorpresa. L’album anche se ci è arrivato solo ora non è nuovissimo, risale infatti al 2013, e non ha ancora un seguito.

(Autoprodotto) CD

P.O.E.: The tell-tale heart

poeI P.O.E. (Philosophy Of Evil) sono una band di Reggio Emilia che ha debuttato con un EP intitolato come un racconto breve di Edgard Allan Poe (l’influenza dello scrittore è decisamente alla luce del sole) . Dal vivo si presentano con volti dipinti e una carica tipica delle band metal. Sì, perché i P.O.E. suonano metal con influenze prog e power. Ascoltando i brani dell’ep si rimane piacevolmente colpiti dalla forza d’urto che si sprigiona, i P.O.E. potrebbero far parte della scena metal scandinava e nessuno si meraviglierebbe di nulla. Ottima perizia tecnica e ottima attitudine sono i binari sui quali si muovono i nostri eroi. Di loro dicono che non bisogna ma prenderli troppo sul serio, perché loro non lo fanno mai. Giusta precisazione, perché all’ascolto di “The tell-tale heart” si avverte una discesa negli inferi dell’anima, tra malvagità umana e demoni dagli occhi luminescenti. Non c’è da segnalare un brano rispetto all’altro perché l’ep è un unico monolite giunto dallo spazio profondo. Volti dipinti e metal. Un connubio perfetto.

(Autoprodotto) CDEP

PETER PIPER: Temporary Surface

peter-piperSe come dichiarato sulla loro pagina Facebook i Peter Piper si sono formati nel 2014, vuol dire che ci hanno messo un bel po’ a pubblicare questo primo EP, ma si può dire che sia valsa la pena aspettare. Per chi non li conoscesse stiamo parlando di un quintetto di Nonantola, vicino a Modena, ma se riversassimo le cinque tracce di “Temporary Surface” su una musicassetta (qualcuno di voi se le ricorda ancora) e lo spacciassimo in giro come il demo perduto di una band X del primo periodo del grunge, quello di fine anni ’80 quando uscivano i Mother Love Bone e gli Screaming Trees, forse riusciremmo a ingannare facilmente qualcuno. Ok, qualcuno potrebbe dire: sono passati quasi 30 anni, questi sono fuori tempo massimo. E invece vi diciamo di no, perché se è pur vero che i riferimenti sono quelli ed è quello persino lo stile nella scelta degli effetti e negli arrangiamenti, i Peter Piper non imitano una band di quegli anni. Anzi, nonostante tutto ciò riescono ad essere originali, che non è affatto facile.

(Autoprodotto) CD

MASSIMILIANO PATERNO’: U Sud

massimiliano-paternoNato a Crotone e trasferitosi a Bologna, e mai più andato via, Massimiliano Paternò è un vero e proprio personaggio: polistrumentista autodidatta, il suo strumento principale è il basso, ma non disdegna chitarra, batteria e percussioni; ha collaborato con molti musicisti fra cui Peppe Voltarelli de Il Parto delle Nuvole Pesanti, e fatto parte di svariate formazioni rock, punk, reggae, persino di musica etnica; con la sua ultima band, gli Arangara, ha persino accompagnato a teatro personaggi come Carlo Lucarelli e Claudio Lolli. Forse è quindi solo la poliedricità del personaggio che può spiegare un album come questo “U Sud”, dove a spiccare in mezzo alla moltitudine di generi che va a toccare, è la profonda attitudine punk di Paternò, che fra da fil rouge tra il rap sgangherato di ‘A noi ci piace l’hip hop’, la chitarra palesemente scordata della ballad anglo-spagnola ‘Bagavaghida’, il reggae quasi ubriaco di ‘Carolina’. Insomma: tante, tantissime idee, anche forse un filino confuse.

(Autoprodotto) CD/Digitale

PAT: Easy to remove

Pat-ETR-FrontPat è il progetto solista di Patrizio Pastorelli che in molti avranno già visto in azione come bassista dei Controtempo. “Easy to remove” è il suo debutto sulla lunga distanza, un album che gira vorticosamente attorno a sonorità rock, con spunti indie e brit pop. Pat si diletta con liriche in inglese e italiano, dando in ugual misura un respiro nazionale e internazionale al suo lavoro. Dall’album è stato estratto un primo singolo, “You”, canzone molto coinvolgente con Pat che prende per mano l’ascoltatore e lo porta verso spiagge bagnate da melodie fluenti e azzeccate. Pat si destreggia molto bene nel suo debutto, anche quando è alle prese con le liriche in italiano come nel brano d’apertura “Linee d’aria”. Il disco si ascolta con piacere, le sonorità, mai tirate per le orecchie, portano l’ascoltatore fino alla fine dell’album con la voglia/necessità di ricominciare l’ascolto. Pat è figlio degli anni 90, chi come lui è cresciuto con indie e brit pop nelle orecchie dovrebbe sentire “Easy to remove”, non tanto per rimpiangere il passato ma piuttosto per cercare una risposta nel presente. In chiusura del disco “All we left behind” che ricorda i Roxy Music più languidi.

(Autoprodotto) CD Digitale

PAOLO G.: Blues For Me

paolo-gNe avevamo già parlato due anni fa di Paolo G., bluesman ravennate nato Paolo Giannelli, e bisogna dire che in questi 670 giorni non è che sia cambiato molto, dato che quello che abbiamo tra le mani è di nuovo un album intitolato “Blues For Me”, come il precedente, aggiornato solo come “Studio Session 2016”. E infatti, all’interno di questo mini-ep realizzato presso lo Studio 73 di Ravenna, troviamo brani che già conosciamo e avevamo avuto modo di apprezzare: ‘Life Train’ e ‘Naturale Dimensione’, che avevamo già segnalato come i migliori della prima edizione dell’album, oltre alla strumentale ‘Fun-Key’. Insomma questo “Blues For Me” altro non è che un aggiornamento del suo omonimo predecessore, in cui la chitarra di Giannelli è accompagnata da Nicola Benetti (batteria), Giuseppe Dimonte (basso), Max De Rosa (armonica) e Rita Lucca (voce) per riconfermare che in terra di romagna il blues è vivo e vegeto. Non ci resta che aspettare da Paolo del nuovo materiale, nuove canzoni tutte rigorosamente su un giro di blues.

(Autoprodotto) CD

LELIO PADOVANI: Waves

lelioPadovaniA vederlo sulla copertina di “Waves” pensavo di avere tra le mani il nuovo EP di Mike Oldfield, invece si tratta del nuovo capitolo discografico del parmense Lelio Padovani. Appena mi sono riavuto dallo scambio di persona ho deciso di cominciare l’ascolto. Però fin dalle prima note di “Time traveller” sono ripiombato nel mondo di Oldfield (e questo non vuole essere un appunto negativo ma piuttosto non elogio). Padovani è il nostro Mike, attento al suono perfetto della sua chitarra e del tappeto sonoro sul quale appoggiano le note musicali sprigionate dalle sei corde. Un tocco alquanto delicato è il marchio di fabbrica di Lelio. Onde sonore (come ci suggerisce il titolo dell’ep) che avvolgono l’ascoltatore in un viaggio siderale. Colonna sonora di un sogno, soundtrack di una fiaba interstellare, antipasto di un pranzo a base di misurate portate dai sapori speziati. Quattro le tracce strumentali di “Waves”, accomunate da un’eleganza tipica delle migliori firme d’alta moda. Lelio Padovani continua il suo peregrinare artistico. L’amore per la chitarra è il suo credo assoluto.

(Autoprodotto) CDEP

SONDAcase: gli appuntamenti di fine 2017

Confermiamo tre nuove date per il format SONDAcaseUn’evoluzione delle tradizionali interviste di SONDAinONDA, in cui si tralasciano un po’ le parole e le domande per dare più spazio alla musica, ospitando ogni volta un artista di Sonda in uno showcase acustico, un mini live con cui presentare in maniera più completa la propria musica.

I prossimi appuntamenti:
– giovedì 26 ottobre: Vampa 
 giovedì 23 novembre: Padre Gutierrez 
– giovedì 13 dicembre: Give Vent 

Gli showcase, aperti al pubblico e ad ingresso gratuito, si terranno presso il Centro Musica/71MusicHub di Via Morandi 71 a Modena, alle ore 19.
L’ingresso del pubblico è consentito dalle 18.30 alle 19 poi le porte verranno chiuse per facilitare la registrazione audio/video dello showcase.

La Convalescenza – SONDAinONDA

La Convalescenza è togliersi le bende per mostrare le ferite, è raccontare storie di vita vissuta e storie talmente immaginate da essere ancora più vere”: così si presenta questa band di Modena, formata da Luca Pifferi (voce), Manuel Baraldi (basso), Nicholas Giordano (chitarra), Luca Campanozzi (chitarra) e Francesco Roncaglia (batteria).

Con un EP all’attivo intitolato “L’eco della clessidra”, tre quinti de La Convalescenza sono venuti al Centro Musica di Modena a raccontarci la genesi del gruppo, i progetti per il futuro, il nuovo album in lavorazione, e lasciarci una versione acustica di “Mascara“. Buona visione.

facebook.com/LaConvalescenza