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Category Archives: Gli ascolti di Sonda 2015

INVIVO FAIA: Un mondo che finge

invivo-faia-okGli Invivo FAIA (l’acronimo sta per Falange Amata per l’Integrazione Armonica) sono nati a Bologna nel 2008. Infatti, non per nulla tra le loro influenze citano alcuni generi musicali (rock, pop, funk, jazz, latin, punk e reggae) ma anche i tortellini, i pasticciotti, gli arrosticini e le cozze. Il loro debutto, “Un mondo che finge”, è figlio di tutto questo, tra testi in italiano ed un calore tipico del reggae. “Bau bau baby (in Babylon)” ci piace immaginare che sia una specie di omaggio a Freak Antoni (anche se non lo è noi siamo contenti ugualmente), mentre alcune parole in dialetto (abruzzese e salentino) appaiono in “Occhio furbo”. Il dialetto è anche il trade d’union di “Tengu N’amicu” e l’album si chiude con una atmosfera lounge e una frase in inglese. Insomma gli Invivo Faia sono una Babele di idiomi, di suoni e di colori. Gli Invivo Faia potrebbero essere considerati i Pollock della musica. Giganti tele esposte nei musei (pardon discoteche) del mondo.

(Autoprodotto) CD

PALCO NUMERO CINQUE: Carta straccia

Palco-Numero-Cinque-Carta-Straccia-okI Palco Numero Cinque arrivano dalla provincia di Bologna ed avevano esordito (discograficamente parlando) con un ep ed una manciata di canzoni. “Carta straccia” è il primo album, un deciso passo in avanti rispetto al passato, dove per passato s’intende aver gettato le basi per un futuro luminoso. La band è stata scelta anche come protagonista di un film, “Paese mio” (se non sapete cosa sia, guardate in giro) e sembra seriamente intenzionata a lasciare il segno. “Carta straccia” è un disco da ascoltare. Sì, proprio da ascoltare per capire cosa succederà alla pallina di carta, o se l’infrarosso attraverserà la realtà senza mutarla. Testi in italiano su una struttura progressive (alla vecchia) che farà la gioia di chi conosce le gesta di Sithonia, Nuova Era, Arcansiel, Ezra Winston, per citare la rinascita italiana del genere di metà anni ottanta. In “Carta straccia” c’è una grande enfasi per il cantato, per le tastiere, per la chitarra (“Il cerchio quadra”), per la sezione ritmica. Un album bello compatto che aspetta solo di essere ascoltato con attenzione. Astenersi faciloni e impasticcati.

(Irma records) CD

PAOLO G.: Blues for me

paolo-g-okIn verità non c’è molto di che sorprendersi mettendo nel lettore questo “Blues For Me” di Paolo G., al secolo Paolo Giannelli. Tra il titolo e la copertina, oltre al retro, diciamo che acquistandolo a scatola chiusa si consoce già il contenuto: blues, tanto blues, di quello primitivo e tradizionale, chitarra, ritmo in quattro quarti, pentatoniche come se piovesse. Nulla di nuovo, ma fare blues e farlo bene, scrivendo anche dei pezzi interessanti, non è che sia poi così semplice. Quindi tanto di cappello a Paolo G., anche se a trovare un neo bisogna dire che mentre i brani in cui presta la voce Rita Lucca – la opener Life Train, Naturale Dimensione – spiccano all’interno della tracklist, quelli puramente strumentali a volte finiscono per scivolare nel compendio tecnico del bluesman, senza un filo conduttore interno che non sia la classica struttura in dodici misure. Speriamo che Paolo trovi la propria voce, o al limite quella di qualcun altro!

(Autoprodotto) CD

PECORANERA: 7 minuti avanti

pecora-nera-okIl punk rock è stato il male assoluto, o il bene assoluto. Dipende dai punti di vista. Noi propendiamo per il bene assoluto, così quando ci capitano tra le mani dischi come “7 minuti avanti” siamo felici come una Pasqua. I modenesi Pecoranera (Lero, Zillo, Ramon e Mattia, ex The Burps), fanno punk rock cantato in italiano, quel punk alla Green Day, No Fx, Offspring, che ama il sole californiano, la melodia e i testi pieni di invettive (“Oggi”). Qui si viaggia a mille all’ora lanciati come un fuso verso il pensiero comune che punk significhi solo brutte cose. Qui ci si diverte e si poga. Qui è come aprire una scatoletta di tonno e trovarci dentro un pasticcio di tofu. Qualcuno potrebbe obiettare che i Pecoranera sono in ritardo sui tempi di marcia ma noi che ci divertiamo da tempo immemore ascoltando dischi punk non ci preoccupiamo di questi tuttologi. Pecoranera per trascorrere momenti spensierati. Punk rock per avere un sorriso stampato in faccia.

(Autoprodotto) CD

PHONO EMERGENCY TOOL: Get the pet

phono-emergency-tool-okTerzo album per il trio Phono Emergency Tool, il primo finalmente su etichetta dopo anni di autoproduzione: a firmare la band di Andrea Sgarzi, Sandro Sgarzi e Marco Lama è la Red Cat Records di Firenze, che da alle stampe questo “Get The Pet”, distribuito da Audioglobe. Il sound dirompente dei tre si mette in chiaro già dalla opener Floating So Fast, e proseguendo nella tracklist si presentano chiari i riferimenti all’alternative rock tra fine secolo e inizio millennio, divisi tra le strutture schizofreniche di Beck e un sound che richiama i Pavement di Stephen Malkmus, senza dimenticare una venatura pop che si rifà all’immaginario britannico nelle sue accezioni più classiche (Beatles) e moderne (Blur). Un’ottima prova per i bolognesi, che si spera li porterà lontano, anche oltre confine, dove sicuramente potranno avere più spazio rispetto a quello riservatogli sicuramente dalla scena indie italiana.

(Red Cat Records) CD

RAIN: Mexican way

rain-okUn episodio estemporaneo che mostra un lato finora sconosciuto della formazione bolognese, che un paio di anni fa ha festeggiato i trenta anni di attività. Estemporaneo perché “Mexican Way” è suonato quasi interamente in acustico, salvo qualche inserto elettrico decisamente più hard, e inedito perché la band nelle dodici tracce che compongono la tracklist oltre a un paio di inediti e altrettante cover – Tijuana Jail e Ride Like The Wind – reinterpreta in spagnolo (o meglio, messicano) alcuni episodi della propria carriera più recente. Il disco nel complesso è estremamente piacevole, e tra un calavera e uno shot di tequila i cinque danno sfogo alle proprie capacità tecniche senza prendersi troppo sul serio, risultando in un album di southern rock e hard blues in cui non manca l’ironia. Assolutamente da avere sia per chi ha sempre seguito i Rain, sia per chi ama il rock a stelle e strisce, quello targato anni ’80, e le chitarre alla Stevie Ray Vaughan.

(Aural Music) CD

NATAN RONDELLI: Someone will save you

natan-rondelli-okHa sicuramente un passato rock Natan Rondelli: si sente dalle strutture, dalla scrittura, dalle chitarre degli undici brani di questo “Someone Will Save You”, c’è qualcosa di oscuro che richiama alla fine degli anni ’90, ma anche a esperienze più recenti come Interpol, Editors, Radiohead. Tuttavia, la musica di Nathan non è prettamente rock, è pop, elettronica, cantautorale, sintetica, sognante, scura e piena di luce allo stesso tempo. Un mosaico di influenze e sonorità in cui la voce e la melodia – sempre calme e sottotono, alla Lou Reed per capirci – tengono il filo di un discorso in cui chitarre acustiche e violini si scontrano con sintetizzatori, vocoder, distorsioni, un gioco in cui sarebbe facile perdere l’equilibrio… a meno che non si sia Rondelli. Dato il livello complessivo di questo album, c’è da augurarsi che Nathan accolga presto la sfida più ardua e lasci l’inglese per l’italiano, perché qualcosa del genere nella lingua di Dante non si è mai sentito.

(Autoprodotto) CD / Digitale

SETTEMBRE ADESSO: Settembre adesso

Settembre-adesso-okI Settembre Adesso sono un quintetto di Modena nato nel 2009 che in questi anni di attività si è tolto qualche soddisfazione, vincendo la 24esima edizione di “Rock Targato Italia” (2012), suonando a Capodanno in Piazza Grande a Modena di spalla a Palo Belli (2013) e partecipando con un brano nella compilation di Sonda vol. 3. Insomma la band (alla voce Laura Antonioli e Greta Benatti alla batteria) sta muovendo i suoi passi nella giusta direzione. Il loro primo omonimo ep con quattro brani, è stato pubblicato nel 2013 e mette in risalto il rock con venature progressive del gruppo. Testi in italiano con la convincente interpretazione di Laura, si cuciono addosso alle chitarre di Marco Michelazzi e Marcello Borsari, mentre la sezione ritmica (Vittorio Vezzali al basso) mantiene il tempo. Tra le canzoni anche un lento (“Mezz’ora nell’ombra”), noi però preferiamo i brani più “cattivi”. I Settembre Adesso hanno le carte in regola per continuare ad emozionare.

(Autoprodotto) CD EP

THE TALKING BUGS: View of a nonsense

the-talking-bugs-okGli imolesi The Talking Bugs sono arrivati (qualcuno potrebbe dire: “Finalmente”) al disco d’esordio. “View of a nonsense” è un microcosmo di generi e intuizioni musicali. Una trottola di parole e note musicali che però non gira vorticosamente producendo un fastidioso sibilo ma piuttosto vede danzare al suo interno fini melodie, strumenti classici e tanto cuore. Di Furio, Ghini, Andrini e Bouazza sono i padroni della ferriera che stringono tra le mani gli stati d’animo e mentali descritti nel disco, evocando e rapendo l’ascoltatore in una fiaba sonora dai suoni delicati. Qualcuno lo ha definito indie folk rock, a noi piace pensare a musica d’atmosfera per cullare anima e corpo. Ascoltate “Laika” e “Like a ship in the sea”, rimarrete avvinghiati ai Talking Bugs senza via di scampo. In copertina una mongolfiera porta in alto nel cielo un cervello, quasi fosse una via di fuga. Un disco per non pensare. Anzi no, un disco su cui pensare.

(Lobster Art Collective/Audioglobe) CD

VANAMUSAE: Come i cani

vanamusae-okDa Carpi/Correggio i Vanamusae hanno pubblicato, attraverso Lo Scafandro, il loro primo full length album, “Come i cani”, otto brani di furore cosmico tra rock tormentato e ludica pazzia. Non fatevi ingannare dall’intro, perché è con il secondo brano in scaletta (“Come i cani”) che vi getterete tra le “vere” fauci dei Vanamusae (chi tirerà in ballo i Massimo Volume avrà il nostro disappunto) . Dopo sarà un viaggio tra chitarre sognanti (“I nostri corpi elettrici”), rock arcigno (“Il tempo è stronzo”), voci filtrate (“Grida”), storie di ferite (“Non avremmo mai tremato”), post grunge (“Piccoli disastri quotidiani”) e speranza (“L’erba”). I Vanamusae sono compatti, una specie di concentrato di rabbia e poesia. Un mattone lanciato contro la vetrina del lassismo imperante, un pugno allo stomaco nei confronti dello sguardo assente di chi avete vicino. Un disco intenso che ricorda in alcuni passaggi i Massimo Volume più intransigenti (ma non si era detto che….). Un disco che ti prosciuga l’anima.

(Lo Scafandro) CD