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Le produzioni di Sonda

Sonda Club arriva alla terza accoppiata di singoli. Dopo Paolo Belli feat. Trio Medusa con i New Colour, i Giardini di Mirò remixati da Teho Teardo con i Kisses From Mars, gli Skiantos feat. Claudio Lolli con Nicholas Merzi e i Confusional Quartet con i feat. Esserelà, ora tocca ad altri importanti artisti sostenere un paio di giovani iscritti al progetto Sonda. La disponibilità per i singoli 2018 è stata cercata e trovata in Mara Redeghieri (ex voce degli Ustmamò) e Murubutu. Due pezzi da novanta nei rispettivi territori di movimento, se Mara è stata la voce degli Ust, per poi trovarsi artista solista con canzoni tra le mani così dense che sembrano sampietrini lanciati contro la sonnolenta società civile, dall’altra parte c’è Murubutu tra i nomi che contano del rap italiano, con testi così pregnanti da farti piegare le ginocchia. A loro si sono affiancati una giovane band: La Metralli (con Mara) e il rapper Messia (con Murubutu). Per La Metralli si tratta di una conoscenza di vecchia data, il gruppo e Mara si erano già incrociati e le loro strade, se pur nella differente cifra artistica, sono in qualche modo accomunabili, mentre per Messia essere sul lato B di un singolo con Murubutu crediamo sia un grande onore, nonché uno stimolo per proseguire una carriera iniziata da poco. Mara Redeghieri ci ha “regalato” un brano, “Augh”, tratto dal suo album solista, che è stato accoppiato a “Ellittica” de La Metralli. Murubutu, invece, ci ha “omaggiato” del suo “Mara e il maestrale” (una coincidenza nel titolo con la Mara dell’altro singolo del tutto fortuita) contenuto nell’album “L’Uomo Che Viaggiava Nel Vento E Altri Racconti Di Brezze E Correnti”, a cui è stato affiancato “Matondo” di Messia. Anche in questa tornata di pubblicazioni i singoli saranno colorati, per scoprire i colori dei vinili guardate la foto in pagina o passate dal Centro Musica a ritirare la vostra copia gratuita. Ovviamente affrettatevi, la tiratura è limitata a 300 copie per titolo. Sarete tra i fortunati 300?

Mara Redeghieri “Augh”

La Metralli “Ellittica”

Murubutu “Mara e il maestrale”

Messia “Matondo”

I live di Sonda visti da voi: Stella Baraldi

Stella Baraldi.
Godot Festival (MO), 5/8/2018. Main guest Bruno Belissimo

Quando partecipi ad un festival estivo è tutta un’altra storia. Non importa se sei sul palco del “Warped Tour” o su quello del “Godot Festival”, quello che conta è il caldo, l’atmosfera e la voglia di musica che d’estate aumenta in maniera esponenziale. “Mi è capitato spesso di andare ai concerti organizzati all’ATP live club di Migliarina di Carpi, soprattutto durante le stagioni invernali, mentre non ero mai stata al “Godot Festival”, che si è svolto nello spazio esterno di fianco alla sala concerti del locale al chiuso”, dice Stella Baraldi dopo la sua apertura in una delle serate del festival, quella dove il piglio sbarazzino di Bruno Belissimo ha spettinato tutti i presenti. “Non conoscevo Bruno Belissimo, è stato interessante ascoltarlo per la prima volta. Non era troppo in linea con il mio stile, facciamo generi completamente diversi. Prima di lui, però, ha suonato Verano, un progetto italiano con una cantante donna (anche loro molto interessanti!); ecco il mio stile di cantautorato era più attinente al loro genere”, continua a raccontare Stella che grazie al Godot ha scoperto il baffo di Bruno. La riuscita di un festival dipende anche dall’atmosfera che gli organizzatori riescono a creare: “I responsabili del festival, dall’accoglienza, alla cucina, al bar, ai ragazzi che si occupavano delle band e dei musicisti, sono stati molto disponibili e attenti alle diverse esigenze”. Poi giunge l’ora di salire sul palco ed osservare come reagisce il pubblico nei confronti delle tue canzoni: “Sono rimasta molto soddisfatta, i miei brani hanno ricevuto un attento ascolto”. Un concerto può anche diventare l’occasione giusta per scambiare pareri, opinioni e suggerimenti: “Dopo il concerto mi sono confrontata con alcuni miei amici musicisti, inseriti in progetti di spicco italiani, sul mio stile di scrivere canzoni, sugli arrangiamenti, sulle scelte di strumenti da suonare, anche in previsione di registrare il mio nuovo cd a settembre”. Insomma anche una apertura può risultare gradevole. Una esperienza da ripetere: “Penso che l’opportunità di aprire ad altri artisti sia una iniziativa preziosa per i giovani musicisti della zona, che spesso non riescono ad inserirsi in contesti di festival con band italiane e internazionali, o eventi musicali più grossi del semplice concerto in un locale, a meno che non siano sotto contratto con una etichetta, o conoscano direttamente gli organizzatori dell’evento. A febbraio avevo aperto agli Ex-Otago durante “Cantautori su Marte” alla Tenda a Modena ed anche quella era stata una bella serata”, dice Stella con la consapevolezza di avere tra le mani ottime canzoni da proporre al pubblico.

I live di Sonda visti da voi: Barone Lamberto

Barone Lamberto.
Giardinner (MO), 21/6/2018. Main guest Ghemon

L’estate è il periodo dell’amore e “Giardinner” è l’amore per la musica. Il Barone Lamberto nel suo girovagare di città in città è arrivato nel luogo dell’amore: “Non avevo mai avuto occasione di suonare ai Giardini Ducali e devo dire che è un posto meraviglioso, una location davvero suggestiva. “Giardinner” lo conoscevo già perché ho un amico tra gli organizzatori”. Ghemon e Barone Lamberto un incontro che può sembrare lontano anni luce ma che invece è più vicino di quanto si possa pensare: “Ammetto che conoscevo Ghemon solo per sentito dire. Così prima della data sono andato ad ascoltare le sue cose. Ho riconosciuto una certa attitudine alla sperimentazione che potrebbe accomunarci al di là degli elementi stilistici che contraddistinguono le nostre rispettive proposte. Sicuramente c’è l’utilizzo del rap che però va verso altre direzioni”. Differenze stilistiche a parte, come si è trovato il Barone Lamberto a “Giardinner”: “Sia Ghemon sia i gestori sono stati gentili ed accoglienti. Ho avuto modo di confrontarmi con l’artista che mi ha preceduto in scaletta e con alcuni dei musicisti di Ghemon alla fine dell’esibizione. L’atmosfera era molto gradevole, rilassata e abbiamo chiacchierato a proposito di tour e aneddoti legati ad esperienze comuni”. Anche questo arricchisce il bagaglio d’esperienza che se poi si unisce ad una buona risposta del pubblico tutto sembra perfetto: “Sono piuttosto soddisfatto. In platea c’erano diversi amici e conoscenti davanti a cui, difficilmente, mi capita di esibirmi essendo abituato a suonare spesso fuori regione”. Oggi nel mondo dei social una esibizione può generare like come ci conferma il Barone Lamberto: “Come quasi sempre accade, dopo il concerto ho avuto nuovi like e followers sui miei profili social. La mia speranza è che queste persone continuino a seguirmi sia sul web che dal vivo”. Quindi tra followers e i “mi piace” è plausibile che ci sia un qualcosa da tramandare ai posteri: “Di aneddoti memorabili non ce ne sono stati ma in linea generale la serata è stata un successo”. Dalle stelle (di un successo) alle stalle (di una critica): “Quella di Sonda è un’ottima iniziativa ma, a parere mio, ci sono state due grosse pecche: la prima sta nel non aver corrisposto un cachet minimo, un rimborso spese, agli artisti che si sono esibiti. Per quanto ci riguarda, avendo il batterista che veniva da Rimini e il bassista da Sant’Ilario d’Enza abbiamo praticamente pagato per suonare e questo non è molto professionale. La seconda è che non ci sono stati forniti buoni pasto, o consumazioni di sorta, altra cosa che di solito insieme al cachet è di uso comune corrispondere ai musicisti. Adottando questo tipo di politica il rischio è quello di crescere una generazione di artisti che non vede ripagato il proprio impegno, non dà il giusto valore a quello che fa e crede che sia giusto esibirsi gratuitamente”.

I live di Sonda visti da voi: Davide Bosi

Davide Bosi.
Covo Club, 18/11/2017. Main guest The Amazons

“Suonare live mi piace da matti”: con queste parole si presenta Davide Bosi, cantautore e musicista cesenate, che infatti con il suo album “Don’t Try” del 2017 ha avuto modo di suonare in importanti locali, sia in Italia che all’estero, accompagnato solo da chitarra e loop station, compresa la data al Covo Club prima del concerto dei britannici The Amazons. “Francamente non mi aspettavo così tanta gente all’apertura, sono rimasto piacevolmente colpito. Dopo il live molti si sono fermati a farmi i complimenti, e questo mi ha riempito di gioia. Non conoscevo i The Amazons, ma ne avevo sentito parlare… hanno il tipico sound pop-rock britannico che può sembrare banale, ma dal vivo sono decisamente formidabili, poche volte mi è capitato di sentire una chimica così forte tra i componenti di una band”. Era la prima volta per Davide in apertura a un artista affermato, ma possiamo dire che abbia capitalizzato l’occasione offerta da Sonda, dato che di recente ha aperto anche il concerto di Alessandro Fiori in occasione di Ingranaggi Festival a Santarcangelo di Romagna. “Penso che sia un tipo di esperienza fondamentale per un artista emergente, anche perché si ha l’opportunità di parlare con figure ben introdotte nel settore musicale, e non capita spesso di riuscire a ottenere questo tipo di contatti. C’è spesso un certo disinteresse da parte di chi di dovere verso la musica emergente che viene loro inviata, e in questo senso Sonda riempie un buco, perché senza comunicazione non c’è futuro per la musica emergente. E, di conseguenza, non c’è futuro per la musica”. E proprio la musica è stata al centro della serata di Davide Bosi al Covo Club, anche fuori dal palco, con i The Amazons che prima del concerto suonavano nei camerini per puro svago, non per prepararsi al concerto. “Visto che erano in pieno tour ho trovato assolutamente incredibile che nel tempo libero suonassero per rilassarsi. Dimostra ancora una volta quanto vivano la loro musica non solo come una professione, ma anche come una grande passione”.

I live di Sonda visti da voi: Maru

Maru
La Tenda, 8/3/2018. Main guest Colapesce

Non è stata propriamente l’apertura di un concerto, quella a cui ha partecipato Maru, musicista e autrice siracusana di base a Bologna che ha da poco pubblicato il suo secondo disco “ZeroGlitter” per l’etichetta romana Bravo Dischi (Colombre, Joe Victor). Il suo concerto acustico si è tenuto infatti all’interno della rassegna Cantautori su Marte, quattro incontri fra parole e musica pensati per fare il punto sulla canzone d’autore in Italia. L’ospite della serata era Colapesce: “ Lo conoscevo già e lo stimo molto”, racconta Maru, “Perchè veniamo dalla stessa provincia siciliana, quindi il suo nome e il suo stile mi sono familiari, perché noi siciliani abbiamo questa caratteristica di portare le nostre radici in qualsiasi testo scriviamo, qualunque sia l’argomento”. Anche se per lei non era la prima volta in apertura ad un artista importante (ha avuto modo di aprire concerti per Motta, Ex Otago, Maria Antonietta, Canova e altri), ha apprezzato questa rassegna atipica: “Mi piace scoprire qualcosa sulla vita di un autore o artista e credo che il tipo di serata lo abbia permesso. Sono stata anche molto contenta del mio concerto, il pubblico era attento e divertito, cosa che succede raramente per un artista in apertura”. Un bilancio ottimo per la serata ma anche per l’esperienza di Maru con il progetto Sonda perché permette di ricevere pareri sulla propria musica da persone che lavorano realmente nella discografia, “contatti che sono spesso inaccessibili per un artista emergente” e ottenere consigli realmente utili, anche se spesso non si riesce ad avere un feedback continuo con il proprio valutatore. Inoltre Maru si porta anche a casa dalla Tenda un po’ di speranza nel genere umano: “Colapesce aveva dimenticato il suo capotasto e gli ho prestato il mio, ma ero talmente presa dalla serata che alla fine l’ho dimenticato alla Tenda. Alcuni ragazzi l’hanno trovato sul palco e dopo qualche giorno mi hanno scritto per restituirmelo… Non avrei perso molto, però ho apprezzato questo gesto carino, magari qualcun altro se lo sarebbe semplicemente intascato”.

I live di Sonda visti da voi: Oaks for Rent

Oaks for Rent.
Off, 6/1/2018. Main guest The Bastard Sons of Dioniso

“Conoscevamo già i Bastard Sons Of Dioniso, chiaramente il nome ci era famigliare dai tempi della loro partecipazione ad X-Factor. Alcuni di noi poi hanno seguito il loro percorso successivo, apprezzando i loro lavori” affermano i modenesi Oaks For Rent, che ovviamente non si sono fatti scappare l’occasione per una data live: “Ascoltavamo già ‘Cambogia’ prima di sapere che il tour di presentazione sarebbe passato dall’Off di Modena, e chiaramente quando si è presentata l’occasione di aprire il loro concerto abbiamo subito fatto richiesta a Sonda”. La band è nata nel 2015 e ha pubblicato i primi brani in un EP omonimo uscito a febbraio 2018, e si rifà all’alternative e garage rock di band come Arctic Monkeys, Cage the Elephant e The Districts. “Il nostro sound è abbastanza in linea soprattutto con i primi lavori dei BSOD, anche se nel loro stile si sente più chiaramente una radice hard rock e la maggior parte dei loro testi sono in Italiano, mentre noi scriviamo in inglese”. Nel complesso, la serata si è rivelata positiva per gli Oaks For Rent, che si sono trovati davanti un pubblico caloroso e che hanno anche avuto modo di bere qualche birra con la band principale e scambiare opinioni musicali e su come arrivare a produrre in autonomia la propria musica. “Secondo noi quella di Sonda è un’iniziativa con un potenziale molto alto”, raccontano gli OFR, “che purtroppo non sempre viene sfruttata al meglio. Per delle band come noi avere l’opportunità di confrontarsi con band di questo calibro è utile sia per vedere come si comportano in concerto, sia per capire meglio la strada che hanno percorso fino a quel momento. Non ultimo, è una grande occasione per farsi conoscere da un pubblico diverso da quello abituale. Il già buon lavoro di Sonda potrebbe essere ancora migliore e dare più risultati se fosse fatto più frequentemente, a chi ne fa richiesta e se l’artista merita, perché trovare dei concerti di questo tipo da band indipendente è estremamente difficile”.

I live di Sonda visti da voi: Temple of Venus

Temple of Venus
Zona Roveri 28/4/2018. Main guest The Young Gods

Quando finisci per esibirti in un importante festival che allinea un cartellone pieno zeppo di artisti altolocati non pensi più a quella volta che avevi perso una occasione: “Conoscevamo Zona Roveri ma non ci avevamo mai suonato, anche se nel 2016 avremmo dovuto fare da spalla ai mitici Killing Joke. Purtroppo abbiamo dovuto rinunciare per impegni pregressi”, dicono i Temple Of Venus dopo l’ottima performance al festival. Una due giorni di sonorità oscure che ha portato sul palco vecchie glorie e nuove proposte: “Conoscevamo bene i Disciplinatha. I Temple of Venus gli hanno fatto da apertura, come a tante altre band peraltro, a “Scandellara Rock” nel lontano ‘96. Gli Young Gods per alcuni sono una specie di band di culto, le Client direi che non le conoscevano in tanti. In tutta sincerità non abbiamo trovato tanti punti di contatto tra la nostra proposta e quella delle altre band, ma ovviamente il nostro è un parere soggettivo”. Una ennesima esperienza anche per le dimensioni del locale che davanti ad un festival così articolato deve prepararsi su più livelli: “Inizialmente, al nostro arrivo, ci siamo rapportati col fonico, Giorgio, veramente molto capace e professionale, poi una volta “sul pezzo” con la numerosa crew a supporto, la più collaborativa con cui abbiamo avuto il piacere di suonare, mentre con le altre band non abbiamo avuto alcun contatto, ma questo non è necessariamente un fattore negativo”, continuano a raccontarci i Temple Of Venus che ci tengono a sottolineare anche che nonostante siano stati il primo gruppo a salire sul palco hanno ottenuto una ottima risposta da parte del pubblico. In serate così strutturate può capitare che succeda un qualcosa da raccontare anche dopo anni: “Non si offenda nessuno ma non c’è stato nessun aneddoto. Abbiamo fatto il nostro live nei tempi assegnati e concordati. Vogliamo però sottolineare che il sound che sentivamo sul palco era veramente di prima qualità, il migliore da tempo”. Un piccolo rammarico dopo una riuscita esibizione può anche trapelare parlando con alcuni spettatori: “In tanti ci hanno messo in evidenza lo scarso minutaggio a disposizione; a serata conclusa, ci hanno detto che il nostro set è stato quello che ha reso meglio dal punto di vista sonoro”. Rimane il fatto che la collaborazione di Sonda con i diverso locali è apprezzata: “Siamo grati a Sonda di questa opportunità, anche perché nonostante i quasi 34 anni di militanza musicale, le occasioni per suonare su un palco come quello di Zona Roveri e in una situazione come il festival musicale cittadino più importante di Bologna sono rarissime. Non crediamo di dover aggiungere altro”. Bene, alla prossima occasione.

Intervista a Massimo Mezzetti

Massimo Mezzetti è Assessore alla cultura, politiche giovanili e politiche per la legalità della regione Emilia-Romagna. Dal suo lavoro sono nate due leggi regionali per cinema e musica, quest’ultima varata da poco. Musicplus l’ha intervistato per capire meglio cosa significhi legge sulla musica e cosa voglia dire essere assessore della nostra regione.

Qual è la missione di un politico in questo preciso periodo storico?

“Questa domanda arriva in un momento in cui sono distante dai partiti ma non dalla politica. Ovviamente la missione dipende dal politico. Io posso parlare della missione di un politico che pensa a sinistra. Per me la sinistra è tutto ciò che riesce ad includere in una società, dai primi agli ultimi e non esclude nessuno. Il compito di un politico di sinistra è quello di combattere e sconfiggere le paure, in una società, come quella di oggi, dove imperano le paure e la solitudine. Purtroppo le paure non sono dettate solo da reali problemi ma anche da una percezione che viene alimentata strumentalmente dagli imprenditori della paura. C’è una classe dirigente e di governo che invece di risolvere i problemi fa leva sulle paure, le accresce, per poi candidarsi a sconfiggerle più con le parole e gli slogan che con i fatti reali. Le paure creano divisione, diffidenza e violenza. Un politico che oggi sia serio, è una persona che tende ad abbassare i toni e il clima di odio, per creare una società sulla capacità di dialogo che porti a conoscerci ed imparare a rispettarci. Perdendo il rispetto degli altri perderemo anche il rispetto di noi stessi. Oggi un politico di sinistra deve cercare di invertire questa tendenza. Personalmente credo che fare cultura significhi fare politica, perché la cultura è qualcosa che anticipa la politica. La cultura, la conoscenza e il sapere sono strumenti di trasformazione della società, contro chi ha una idea distorta di democrazia in cui la mia ignoranza vale quanto la tua conoscenza”.

Mi ha anticipato la prossima domanda che volevo farle, sul lavoro che deve fare un assessore alla cultura.

“Io devo generare curiosità, perché generando curiosità si genera voglia di conoscere e di sapere. La conoscenza e il sapere sono elementi di emancipazione e riscatto sociale”.

Perché una legge regionale sul cinema e sulla musica?
“Sono settori fondamentali della cultura contemporanea. Fondamenta di una idea di cultura e creatività che si coniuga con la capacità di produrre, creare sviluppo ed occupazione. Lo abbiamo dimostrato con la legge sul cinema, che dopo i primi tre anni di vita, ha prodotto risultati notevoli sul piano economico. Ci sono dati statistici che ci dimostrano che per ogni euro pubblico investito ce ne sono quattro di ricaduta sul territorio. Solo nel primo anno della legge sul cinema, quello di rodaggio e più debole, abbiamo registrato un aumento di occupazione nel settore del 18,3%, quindi vogliamo mutuare lo stesso modello anche con la legge sulla musica. Cerchiamo un approccio di filiera, dal campo della formazione professionale (i tecnici del settore) fino al campo della produzione, della distribuzione e della internazionalizzazione. Nel caso della musica, distribuzione e internalizzazione significano anche la possibilità di circuitazione del prodotto live, perché siamo convinti che il concerto è ancora un aspetto fondamentale attraverso il quale l’artista può misurare sé stesso e la capacità di parlare al pubblico. L’internalizzazione perché vogliamo incentivare gli autori contemporanei di musica originale della nostra regione a misurarsi anche col mercato estero”.

Perché prima la legge sul cinema e poi quella sulla musica?

“La legge sul cinema è stata fortemente rivendicata e richiesta dal mondo della celluloide perché in regione, a differenza della musica che è sempre stata sostenuta con la legge 37 e 13 in vigore dal 1999, il cinema non aveva una legge specifica. Siamo partiti dal cinema sperimentando un modello di filiera produttiva a 360 gradi ed è stata la prima legge firmata da quattro assessorati: cultura, attività produttive, formazione lavoro e turismo”.

Le legge sulla musica è una legge che prevede eventuali modifiche, o è blindata?

“Come per la legge sul cinema anche per quella sulla musica abbiamo organizzato un percorso partecipato. Non abbiamo realizzato un testo e proposto, a giochi fatti, al mondo della musica. La legge è stata costruita passo dopo passo con gli operatori del settore, che hanno partecipato a focus e gruppi di lavoro, definendo con noi la legge. Come è stato per il cinema, anche per la musica, la legge si impianta su un piano triennale, procederemo, anno dopo anno, a degli aggiornamenti con un serio confronto con gli operatori che ci indicheranno quali sono stati gli elementi di criticità, o di problematicità, accompagnando il percorso di questa legge con ulteriori confronti, per intervenire con eventuali modifiche o rafforzamenti”.

Nel comparto musica il lavoro in nero esiste da sempre. La legge sulla musica cerca di combattere anche questo stato di cose?

“Tutte le nostre leggi in campo culturale sono rivolte a superare la fase di precarietà e lavoro sommerso. Un punto fondamentale della legge è rivolto alla circuitazione nei locali live. I club che aderiranno a questo patto di circuitazione devono garantire una serie di aspetti, compreso la regolarità del rapporto di lavoro con gli artisti”.

Altre regioni si sono interessate a queste leggi?

“Al momento siamo la prima regione che ha adottato una legge di questo genere, nessuna regione ha cominciato a lavorarci. Qualcuna ci ha chiesto il testo per poterlo esaminare. Ovviamente noi non vogliamo avere nessuna esclusiva, anzi vorremmo essere l’apri pista, sperando che altre regioni si muovano in questo senso, considerando che ancora tardano norme a livello nazionale”.

Nel fare e disfare politico, ha il timore che in futuro qualcuno possa cancellare queste leggi?

“Il timore ce l’ho. Non è la prima volta che cambi ammnistrativi portano al disfacimento di quello fatto in precedenza. Questo modus operandi credo che sia un grande sbaglio, perché chi arriva dovrebbe mantenere quello che di buono si è fatto a prescindere dal colore politico. Quando sono arrivato ho tenuto tutto quello che ritenevo positivo, cioè gran parte di quello che già esisteva, modificando qualcosa in modo migliorativo. Mi auspico che chi arriverà abbia l’interesse e la voglia di ascoltare i soggetti che hanno usufruito delle leggi per sapere se buone, o cattive, per poi prendere una decisione in merito”.

Per lei cos’è il Centro Musica di Modena?

“Il Centro Musica è il fulcro laboratoriale, di sperimentazione e ricerca nel percorso dedicato alla musica e per questo io non mi riferisco mai al Centro Musica di Modena ma al Centro Musica regionale al servizio di tutta l’Emilia-Romagna, punto di riferimento e stella polare anche per la stessa legge sulla musica”.

In questi anni di assessorato ha qualche rimorso?

“No, ho avuto la fortuna di riuscire a fare quasi tutto quello che volevo fare, forse una cosa che avrei voluto realizzare ma non c’erano sufficienti risorse, è una legge che potesse sostenere la piccola editoria e le librerie storiche delle nostre città, che continuo a ritenere essere dei centri importanti d’incontro e di diffusione della cultura”.

Quale consiglio puoi dare a un giovane che vuole iniziare la carriera musicale?

La redazione di Sonda ha fatto questa domanda a diversi artisti italiani e stranieri, dai Calexico a Bennato, dalla Mannoia alle Orme, da Jon Spencer a Dave Lombardo.
Ecco cosa ci hanno risposto.

Bring Me The Horizon
“Divertiti. Questa è l’unica cosa importante”.

Afterhours (Rodrigo D’Erasmo)
“Non farlo ma questo sarebbe il consiglio cinico. Invece quello romantico è di farlo solo se si sente una impellente esigenza. Fare musica deve essere una esigenza fisica come andare di corpo. Dopo che c’è questa esigenza bisogna cercare di essere personali, speciali ed unici. Non bisogna emulare nessuno, sia nel passato sia nel presente, perché questo non porta a risultati importanti. Per emergere c’è bisogno di bellezza artistica e straordinarietà”.

Weezer
“Per tutte quelle persone che iniziano oggi a fare musica: ricordati solo che è un’avventura e la tua ricompensa arriverà dall’esplorazione. Inoltre lungo la strada potresti farti alcuni amici che lo saranno per tutta la vita”.

Skin (Skunk Anansie)
“La differenza tra te e tutti gli altri sei tu, quindi assicurati che tutto ciò che fai abbia il tuo timbro personale e provenga dalla tua sete di verità. Poi assicurati che sia fottutamente buono!”

Lodo (Lo Stato Sociale)
“Avere fame e trovare un modo di incanalarla in quello che si scrive. Suonare e soprattutto trovare modi di stare insieme. È quello che ha salvato noi”.

Antonello Venditti
“Se devo essere io a dare dei consigli è finita. Sono loro che devono dare a me dei consigli”. 

Emma Marrone
“Metterci tanto cuore, perché farà la differenza e definirà il vero artista che probabilmente durerà in eterno”.

Alice
“Io non ho consigli da dare, mi dispiace”

Jennifer Batten (chitarrista di Michael Jackson)
“Assorbi tutto ciò che puoi da YouTube e rimani aperto a tutte le forme e i generi di musica che esistono al mondo”.

Corrado Nuccini (Giardini di Mirò)
Il mio consiglio è di pensarci molto bene e possibilmente di non farlo!

Alex Paterson (The Orb)
“Non farlo. Non farlo proprio”.

Paolo Benvegnù
“Non tradire mai se stessi. All’inizio si vuole occupare una parte nel mondo e questo porta, alcune volte, a cercare delle scorciatoie. Invece credo che ci voglia, come nelle arti marziali, molta disciplina, oltre ovviamente al talento. Chi è molto talentuoso deve applicare più disciplina per evitare che il talento diventi controproducente. Da fruitore, la musica che mi colpisce maggiormente è quella che sento sincera e vera”.

The Bloody Beetroots (Sir Bob Cornelius Rifo)
“Oggi è molto importante la qualità della produzione. Bisogna essere molto concentrati su quello che si vuole fare e crederci fino in fondo. Può sembrare scontato, ma adesso è facile perdere la concentrazione e non credere fermamente in quello che si fa. Oggi in tanti cercano diversi escamotage per arrivare al riconoscimento della propria musica. Così facendo non si raggiungono gli obiettivi prefissati”.

Cristina Donà
“Il mio consiglio è di prepararsi tecnicamente e studiare, senza esagerare, perché credo che sia necessario avere delle basi solide nei confronti dello strumento che si decide di suonare. Una buona tecnica ti permette di poterti confrontare con altri musicisti e trovare la propria strada. Iniziare facendo cover è un percorso quasi obbligato, anch’io ho iniziato rifacendo brani di altri, per poi capire cosa volevo dire con le mie canzoni. Un altro suggerimento è di frequentare assiduamente la musica dal vivo, cercare di conoscere produttori, agenzie, club, perché il live è una parte indispensabile del fare musica”.

Caparezza
“Deve iniziare solo se sente la ‘luccicanza’ per rivivere gli eventi passati e prevedere gli eventi futuri. Deve essere come il figlio di Jack in Shining e possibilmente usare lo stesso abbigliamento”

Alberto Cazzola (Lo Stato Sociale )
“Non deve pensare solo alla musica. Non bisogna chiudersi esclusivamente nel mondo musicale perché l’ispirazione può arrivare da tantissime direzioni. Bisogna impegnarsi senza avere il paraocchi sul proprio strumento o sulla propria band. Bisogna guardare il mondo e tutto quello che ci circonda”.

Blaine L. Reininger (fondatore dei Tuxedomoon)
“Vorrei dire a un giovane che pensa di far diventare la musica una carriera, di pensare a qualcosa di diverso, salvo che lui non senta di dover fare musica per rimanere sano di mente. Però deve trovare un modo per far soldi e sostenere la sua attività musicale. Solo una percentuale molto piccola di musicisti riesce a guadagnare abbastanza denaro e vivere di canzoni”.

Mario Biondi
“C’è da lavurer e anche dimondi. Molti ragazzi pensano di vincere alla lotteria ma questo mestiere è quanto di più lontano ci possa essere dalla lotteria. C’è da lavorare per arrivare a un risultato e c’è da lavorare per garantirsi quel lavoro e far sì che diventi una professione stabile”.

Eugenio Finardi
“Bisogna cercare l’originalità. Personalmente ricevo tanti dischi e ascoltandoli ci trovo un Capossela, un Vasco Rossi, un continuo rifarsi a dei modelli già esistenti. Io ho la disperata necessità di sentire qualcosa di nuovo e di diverso. Quindi cercate di essere originali”.

Cristiano De Andrè
“Bisogna avere molta coerenza e una grande autocritica. Un’autocritica con se stessi è fondamentale. Inoltre è importante non fare scelte sulle quali si hanno dei dubbi. Infine ci vuole una grande coerenza e costanza, cercando sempre di fare meglio senza allontanarsi mai da se stessi. Con la coerenza il pubblico si affeziona a quello che fai, dici e al tuo pensiero. Il successo è proprio questo, la gente attraverso la tua coerenza ti considera un artista serio e affidabile”.

Jon Spencer (Jon Spencer Blues Explosion)
“Rinunciate, o se proprio volete farlo mantenete perlomeno una mente aperta”.

Pasquale Pezzillo (leader dei JoyCut)
“È sempre difficile salire su un piedistallo e dare consigli, perché ognuno ha fatto il suo percorso che è diverso da quello di altri. Non esiste nessuna ricetta. Sulla scorta dell’esperienza di ciascuno si può pensare a un consiglio. Per noi la perseveranza e una dignità professionale in campo artistico alla lunga permettono a un progetto di arrivare a determinarsi, ovviamente se esiste un valore di base. Non bisogna pensare che ci sia una strada semplice e facile da intraprendere ma l’importante è che anche quando tutto può essere sull’orlo di deflagrare, se pensi che il tuo progetto rappresenti una tua esigenza interiore e una tua necessità, prima o poi sarà riconosciuto e apprezzato”.

Richard Hughes  (batterista dei Keane)
“Il mio consiglio è innanzitutto di divertirsi e guardarsi in giro per trovare qualche amico che voglia unirsi e fare musica insieme. Come inizio per imparare a suonare uno strumento mi sembra ottimo”.

Joey Burns  (voce/chitarra nei Calexico)
“Divertitevi. Siate positivi. Siate creativi in tutti gli aspetti della musica e del business. Fate musica per chi la ama, piuttosto che per chi ha il simbolo del denaro stampato negli occhi”.

Adam Green
“Non saprei. Fai in modo di suonare ovunque e portati sempre con te una copia della tua musica, per ogni evenienza e per ogni incontro ti possa capitare”.

Dave Lombardo (batterista degli Slayer)
“Give it up! Non farlo!! Non farlo!!  Dopo questo consiglio ci può stare una abbondante risata”.

Eugenio Bennato
“Il mio consiglio è diretto e immediato, deve scrivere cose che non sono mai state scritte. Insomma essere originale”.

Cristina Branco (una delle maggiori interpreti del fado portoghese)
“Rispetta gli altri e sii te stesso.”

 Fiorella Mannoia
“Non è facile decidere di fare il musicista. Il nostro è un Paese piccolo e c’è tanta offerta. Credo che il musicista debba iniziare dal basso, creare una band, iniziare a suonare, studiare e continuare a studiare. Se si vuole uscire dall’anonimato e dalla media dei musicisti bisogna essere dei talenti veri e per diventarlo bisogna studiare. Quando c’è del talento in un modo o nell’altro viene alla luce ma l’applicazione è fondamentale”.

Michi Dei Rossi (batterista de Le Orme)
“Oggi un giovane a livello di tecnica è molto più avanti rispetto a un giovane di qualche decennio addietro. Però i giovani di un tempo avevano l’anima e la creatività. Quindi il mio consiglio è di curare la tecnica, però di dare importanza anche alla parte creativa che sarà l’aspetto più importante del fare musica. Bisogna scrivere belle musiche, belle melodie, magari senza avere una tecnica sopraffina, che si può migliorare continuando a studiare. Io ancora oggi a sessantadue anni, faccio un paio d’ore di studio al giorno. Qualsiasi strumento va studiato tutti i giorni”.

Diego D’Agata (Splatterpink)
“Lascia perdere e mettiti a studiare fisica, astronomia o biologia. Vai ad accelerare e a far scontrare particelle, o a fare ricerca genetica; ma in un caso o nell’altro metti comunque più distanza possibile fra te e l’Italia”.

Giorgio Prette (batterista degli Afterhours)
“L’unico consiglio che posso dare a un giovane è di cominciare a suonare se proprio non ne può fare a meno emotivamente, se sente l’urgenza di fare musica per fare musica. Sconsiglio vivamente di suonare con l’obiettivo di diventare famoso e avere successo, altrimenti diventa un percorso che non augurerei a nessuno. In Italia se il tuo fine ultimo è diventare famoso sceglierei altre strade, non quella della musica.  Per noi è stato così, non abbiamo iniziato e continuato con l’obiettivo di diventare famosi o la ricchezza economica. Per gli Afterhours non è cambiato niente da quando avevamo 25 anni, suonare ci fa stare bene e non possiamo farne a meno. Se io dovessi sentire che questo stato di cose viene a mancare non riuscirei più a salire su un palco”.

Max Casacci (Subsonica)
“Il consiglio di sempre. Il motivo per cui a distanza di tanti anni si continua a parlare di band come i Subsonica è legato alla finalizzazione del concerto. Bisogna riuscire ad avere quel tipo di risultato quanto prima, costruendolo attraverso un rapporto con un pubblico. Io sorrido quando mi dicono: “Abbiamo scritto questi pezzi, abbiamo fatto il demo, poi un disco ma se alla fine se non hai un ufficio stampa, una etichetta, o una radio non si riesce ad emergere”. Non è così, ci sono mille modi se hai qualcosa da dire per dirlo. Nel momento in cui hai in mano una capacità di stare sul palco ed un tuo pubblico puoi amplificare tutto quello che fai e scegliere i partner giusti. Però devi avere una credibilità di partenza. Non bisogna aspettarsi di trovare subito il giusto intermediario, che magari non è interessato alla tua unicità e cercherà di vedere in te quello che è più funzionale a lui. Bisogna, invece, strutturare il proprio carattere evidenziandolo e soprattutto sapere stare sul palco”.

SONDAcase: Le Zampe di Zoe

Le Zampe di Zoe nascono nel 2016 dalla fusione dei progetti solisti di Edoardo Baschieri ed Elisa Debbi. Dopo circa un anno pubblicano il primo brano Mess is Mine a cui fa seguito, nel 2019, il primo album Cinema Lumiere.
A SONDAcase hanno presentato, oltre ai brani dell’album, anche un paio di inediti.