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Incontri con i valutatori 2018

Il Centro Musica ripropone quest’anno gli incontri con i valutatori del progetto Sonda. La nostra intenzione è quella di portare a conoscenza degli iscritti di Sonda, e più in generale dei musicisti interessati, le varie figure professionali della filiera musicale. I valutatori di Sonda coprono i diversi aspetti del mercato musicale e possono fugare ogni dubbio o perplessità nel loro specifico campo professionale.
Gli incontri, rivolti principalmente e musicisti e gruppi musicali, sono aperti a tutti.
Si svolgeranno di pomeriggio e ruoteranno principalmente attorno agli ascolti dei brani; tutti potranno far sentire un proprio brano e avere una sorta di ‘report’ in diretta dai valutatori.

• sabato 24 febbraio 2018, dalle 14 alle 18
Incontro con Roberto Trinci (direttore artistico Sony/Emi Music Publishing); Luca Fantacone (direttore marketing Sony Music); Daniele Rumori (direttore artistico Covo Club); Marcello Balestra (produttore-editore musicale).


• sabato 24 marzo 2018, dalle 14 alle 18
Incontro con Giampiero Bigazzi (produttore discografico, musicista); Marco Bertoni (produttore, musicista); Gabriele Minelli (A&R manager di Universal Music Italia); Carlo Bertotti (produttore, autore).

Gli incontri si terranno presso l’Off all’interno del polo 71MusicHub (Via Morandi 71 – Modena) dalle 14 alle 18.
Ingresso gratuito.

Incontri con i valutatori 2017

Il Centro Musica ripropone quest’anno gli incontri con i valutatori del progetto Sonda. La nostra intenzione è quella di portare a conoscenza degli iscritti di Sonda, e più in generale dei musicisti interessati, le varie figure professionali della filiera musicale. I valutatori di Sonda coprono i diversi aspetti del mercato musicale e possono fugare ogni dubbio o perplessità nel loro specifico campo professionale.
Gli incontri, rivolti principalmente e musicisti e gruppi musicali, sono aperti a tutti.
Si svolgeranno di pomeriggio e ruoteranno principalmente attorno agli ascolti dei brani; tutti potranno far sentire un proprio brano e avere una sorta di ‘report’ in diretta dai valutatori.

• sabato 18 marzo 2017, dalle 14 alle 18

Incontro con Carlo Bertotti (produttore e autore); Giampiero Bigazzi (produttore discografico, musicista); Luca Fantacone (direttore marketing Sony Music).

• sabato 25 febbraio 2017, dalle 14 alle 18

Incontro con Marcello Balestra (produttore-editore musicale); Marco Bertoni (produttore, musicista);  Daniele Rumori (direttore artistico Covo Club); Gabriele Minelli (A&R manager di Universal Music Italia).

Gli incontri si terranno presso l’Off all’interno del nuovo polo 71MusicHub (Via Morandi 71 – Modena) dalle 14 alle 18.
Ingresso gratuito.

La discografia oggi (M.Balestra, L.Fantacone, R.Trinci)

70-style-record-playerSe state leggendo queste pagine quasi certamente siete musicisti, molto probabilmente giovani, con un progetto musicale avviato o ancora chiuso in sala prove. E sicuramente vi starete domandando: come faccio a farmi notare, a trovare un’etichetta, a portare la mia musica alle persone? In questo articolo cercheremo di fare un quadro della situazione attuale nella discografia, per cercare di capire quali sono ad oggi i suoi meccanismi e come muoversi al loro interno.

“Scovare un artista oggi è complesso, dato il numero esagerato di giovani in evidenza tra talent, rete e live”, ci racconta Marcello Balestra, “Ma specialmente per la tipologia diversa di artisti che si propongono per stile, lingua, linguaggio e potenzialità commerciali o comunicative”. In misura proporzionale alla moltiplicazione dei canali comunicativi e delle occasioni per farsi conoscere, è quindi aumentato anche il rumore di fondo: un ‘rovescio della medaglia’ che ha in parte annullato gli effetti positivi del vero e proprio bagno di musica in cui siamo immersi negli ultimi anni. A pensarci, infatti, prima dell’avvento dei vari talent show c’era molta meno musica nella televisione generalista. Il problema è che sono diventati gli unici interlocutori delle grandi major, in parte a causa della contrazione del mercato discografico e in parte per l’arretratezza culturale fisiologica del nostro Paese. Nelle parole di Roberto Trinci: “In altri paesi con una cultura musicale diversa, l’editore può essere il primo a lanciare una promozione sincronizzando un brano in una pubblicità o in un film. Se la cosa funziona salterà fuori un discografico che si interessa a quel brano, e da lì potrebbe nascere un contratto discografico e la relativa promozione. Purtroppo, invece, in Italia le case di produzione (televisive, cinematografiche e pubblicitarie) di solito chiedono hits o nomi già consolidati, per cui questa strada è molto difficile da percorrere”.

Quindi l’unica possibilità per promuovere un nuovo progetto è convincere un discografico a lavorarci sopra, sempre che l’artista in questione abbia già dei risultati alle spalle, una carriera già avviata. “Sono convinto che ormai le multinazionali discografiche abbiano ben poche possibilità di lanciare effettivamente un artista esordiente, se non passando da uno dei talent show in corso”, spiega sempre Roberto. “Le case discografiche ormai non investono più su artisti effettivamente esordienti, ma solo su artisti che abbiano saputo già trovarsi un pubblico, tramite un talent televisivo o tramite un’attività live di successo”. Insomma, in uno scenario in cui anche a detta di Balestra “non sono più le major a fare il mercato, ma a comprarsi i piccoli o medi attori sul mercato” per un emergente che vuole agganciare una casa discografica importante è indispensabile ‘farsi notare’ prima dal pubblico. Però non volendosi giocare la ‘carta’ del talent show, quali alternative rimangono? Quella di maggiore impatto è sicuramente il live, la gavetta ‘vecchia maniera’ insomma, anche secondo Roberto Trinci, per il quale il live è ad ora “l’unica vera promozione per un artista esordiente che non voglia passare da un talent. Lo provano esempi recenti come Dente, Brunori Sas, Lo Stato Sociale, Le Luci Centrale Elettrica: tutti artisti che sono diventati quello che sono da soli, senza che nemmeno un’etichetta indipendente ci abbia messo una lira, anzi molti si sono creati la propria etichetta”.

E allora le etichette e le major a cosa servono? O meglio, servono ancora? Meglio pensare a crearsi il proprio percorso senza attendere un ‘aiuto’ discografico, che può al limite ‘aiutare’ a fare un salto di livello in un secondo momento. “L’etichetta o la major hanno sicuramente un vantaggio in esperienza e nel gestire nel tempo il percorso di un artista. Vero è che se queste entità non si impegnano nel fare grandi sforzi per sostenere un progetto nuovo, tanto vale fare da sé, utilizzando i Social e il Web in modo organico, e credendoci molto di più di quanto un’etichetta possa fare” conferma Balestra, “Bisogna però cercare di capire l’entità del progetto che propone, la sua potenzialità reale, poi decidere di chi si può o si deve aver bisogno. Il potenziale del progetto non è facile da capire da soli, ma ci si può far aiutare da esperti del settore, che possono indirizzare il progetto con o senza etichetta”.

Se rimboccarsi le maniche e mettersi in proprio a questo punto non vi sembra più una cattiva idea, Internet diventerà per forza il vostro principale canale promozionale per un emergente: economico, massivo, accessibile. Il problema è che è ormai talmente saturo di musica, di nuovi artisti, di blog e webzine che parlano di musica, che farsi notare da un pubblico distratto come quello del Web al giorno d’oggi non è per niente facile. Anche a costo di regalare totalmente la propria musica per fare in modo che più gente possibile abbia modo di ascoltarla, e con la consapevolezza che comunque avere un ritorno economico dalla vendita (anche digitale) del proprio disco sia quasi impossibile.

“Ci troviamo nel bel mezzo di un momento epocale, di un netto cambiamento di modalità di consumo di musica e di tutte le attività che ruotano intorno ad esso” spiega Luca Fantacone. “Esattamente come quando iTunes cominciò a diventare importante in Italia, il modello di consumo e di business ora sta cambiando profondamente in favore dello streaming, e l’impatto che Spotify e i maggiori servizi di streaming hanno sul mercato sta cambiando le regole del gioco. Questo non vuol dire: ‘non si vendono più i CD’, ma ‘si consumerà sempre più musica in streaming’”. A fronte di un’opinione così entusiastica bisogna però dire che si vendono pochi dischi, e che si è ancora ben lontani dal poter ottenere un introito dallo streaming: “Spotify o YouTube (che indubbiamente sono i ‘posti’ dove effettivamente gira la musica oggi) sono purtroppo calibrati sui mercati internazionali, per cui un artista pop internazionale con milioni di visualizzazioni può avere un ritorno economico, ma non un artista locale di buona popolarità”. Questo secondo Roberto Trinci, per il quale “sarà senz’altro necessario ricalibrare nei prossimi anni il modello economico di queste imprese e i contratti che intercorrono tra i soggetti del mercato musicale per fare in modo che tutte le parti in causa (autori e interpreti, editori e discografici) possano vedere riconosciuto anche economicamente il successo del loro lavoro”.

Quindi, in conclusione, cosa ci rimane? Un quadro di un sistema frammentato, che sta ancora cercando un equilibrio economico e in cui è sempre più importante per un musicista, oltre a saper suonare e scrivere canzoni, anche saper fare (bene) tutto il resto: promuoversi, organizzare concerti, saper dialogare con i fan, crearsi un pubblico, un’immagine. Oppure mettersi in gioco in qualche talent televisivo. Tutto questo sempre tenendo a mente, ci sentiamo di dirlo, di rimanere sinceri e fedeli alla propria arte, senza inseguire le mode del momento: perché al di là della qualità artistica o del genere o del gusto, nulla colpisce di più che vedere un artista che si diverte nel suonare e crede in quello che fa.

Le scelte dei valutatori: Davide Benetti

Davide Benetti

benetti“A volte è difficile scegliere. La nostra vita è fatta di continue scelte. Perfino Sonda mi chiede di scegliere e se penso alla missione che ha fatto nascere questo progetto, preferirei non dover scegliere tre artisti tra tutti quelli che ho ascoltato in queste stagioni di collaborazioni con Sonda. Ma Sonda insiste e così mi vedo costretto a fare delle scelte. È stato difficile. Molto difficile. Comunque lo spirito di Sonda che alberga in me, nonostante quest’obbligo, rimane immutato.”


DIVANOFOBIA
divanofobiaTra i “miei” tre inizio con i Divanofobia.
I Divanofobia sono una band che scrive col cuore. Una band che mette in musica quello che sente dentro. Mi ha colpito che riescano a trovare sempre soluzioni originali sia nei testi che nella musica. In loro c’è una costante ricerca, non sono mai banali e qualsiasi momento è ben calibrato e studiato. Sembrano un gruppo di nicchia ma a volte sfiorano il mondo pop con eleganza. E questo non è assolutamente un male. Hanno un talento eccezionale. Sono credibili ed hanno la giusta “pasta”.
Finalmente un gruppo con dei testi che hanno un senso, in un mondo, come quello della musica, dove spesso si ascoltano liriche senza capo né coda. Con i loro brani mi sono, in qualche modo, perso nell’ascolto. I Divanofobia meritano senz’altro attenzione. Attenzione che molte volte corre dietro al fenomeno del momento. Tensione emotiva in rock, con liriche in italiano nelle quali puoi anche riconoscerti. Bravi.

 

FRANKSPARA
franksparaFrankspara mi ha impressionato fin dal primissimo ascolto. Nel sentire i suoi due brani mi è sembrato un artista genuino, vero e credibile. Poca plastica e tanto spessore. Frank scrive testi intelligenti come ne “Il Miglioramento”, un brano che fotografa la nostra società e la nostra realtà senza lenti deformanti. Mi ha ricordato in brevi sprazzi i Baustelle e La Fame di Camilla e questo è un sincero complimento. La voce di Frank ha un modo originale di cantare che diventa riconoscibile dopo pochi ascolti. Un marchio di fabbrica che rende il progetto musicale originale. Pop intelligente che emoziona. Musica “spensierata” con risvolti sorprendenti. Un uso di parole e musica fatto con eleganza e consapevolezza. Una boccata d’ossigeno nel nostro annaspare per trovare un ritmo di respiro, oppressi da smog e stress.

 

NATAN RONDELLI
rondelliLa mia terza scelta è Natan Rondelli. Immagino che se Natan fosse nato negli Stati Uniti oggi sarebbe considerato un nuovo Ryan Adams e anche dalle nostre parti tutti starebbero elogiando la sua musica. Invece Rondelli vive in Italia e il suo “limite” è proprio quello di scrivere e cantare in inglese ma è talmente bravo che è inutile cercar di forzarlo a “pensare” nella lingua di Dante. Natan è un artista vero, quando lo senti ti fa stare bene, la sua voce e i suoi arrangiamenti ti arrivano come per magia. Sembra che faccia tutto con molta naturalezza. Una passione per il rock di stampo americano che mette amabilmente nei suoi pezzi. “Too Clever” negli States avrebbe scalato le classifiche. Ne sono sicuro. Ha un arrangiamento davvero geniale. è una canzone praticamente perfetta. Ascoltando Natan ti senti in pace con il mondo.
E questo significa molto.
Almeno per me.

 

benettiDavide Benetti
Ha lavorato dal 1988 al 1992 con Dalia Gaberscik 
all’ufficio Stampa Goigest, che oltre a seguire 
gli spettacoli teatrali di Giorgio Gaber 
(“Il teatro canzone di Giorgio Gaber”, “Io se fossi Gaber”, 
“Parlami d’amore Mariù”, “Il Grigio”, “Aspettando Godot”)
si occupava anche del Centro Culturale Francese di Milano
con “La Notte dei Pubblivori”, di Leo Ferrè al 
 Piccolo Teatro di Milano, di Beppe Grillo con “Buone notizie”,
 del Festival della Versiliana, del tour dei Rolling Stones “Urban Jungle Tour”,
 di Gino Paoli con “Matto come un gatto”, di Ornella Vanoni con “Il giro del mio mondo”
 e del Festival di Sanremo per un paio di edizioni. è proprio al Festival di Sanremo
 che Davide Benetti viene notato da un dirigente della PolyGram e ad aprile 1992
 entra nel magico mondo di una casa discografica, lavorando con gli artisti italiani
 Gianna Nannini, Carmen Consoli, Zucchero, Timoria, Brando e quelli internazionali
 Sting, Bryan Adams, Van Morrison, Nine Inch Nails, Sheryl Crow, Khaled.
 Scopre i Negrita, che porta alla Black Out, etichetta indie all’interno della
 PolyGram creata da Elvis Galimberti. Successivamente, giunto all’ufficio
 artistico di Universal Music, firma artisti come Tricarico, Ministri, Mannarino e Il Cile.

 

Le scelte dei valutatori: Carlo Bertotti

Carlo Bertotti

bertotti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GRAZIA CINQUETTIcinquetti
Una curiosità. Nomen omen: Grazia Cinquetti, non poteva che chiamarsi così.
Il lavoro di Grazia è indubbiamente una delle cose migliori che mi è capitata di ascoltare su Sonda. In “Anima e Corpo”, uno dei brani che ho ascoltato, si intrasentono Sakamoto e certi accordi di “emersoniana” memoria. Credo che Grazia sia un’artista che dovrebbe insistere sulla strada della ricerca cercando di non cedere a richiami troppo pop. Se riuscisse a dimenticare di essere italiana nel suono, senza quindi cedere alla tentazione del bel canto fine a se stesso, se si accorgesse fino in fondo che nel suo caso la voce è solo uno strumento che deve imparare a gestire rompendola e manovrandola, allora credo possa veramente fare cose importanti.

 

 

SESTO PROJECT
sesto projectSesto Project è un progetto indubbiamente interessante, che se “miscelato” e sviluppato bene in futuro potrebbe regalare al gruppo diverse soddisfazioni. In particolare si sente una maniera differente di approcciarsi alla costruzione dei pezzi: un modo intelligente di pensare una musica adatta sia al dancefloor di un club che a live veri e propri. Ascoltandoli istintivamente richiamano echi di Fatboy Slim o di Underworld e già questo è un buon punto di partenza! Nei loro brani a volte sembra di essere di fronte ad un remix: è una caratteristica particolare che andrebbe sfruttata di più. Non ricercano a tutti i costi la forma-canzone classica e se dovessero riuscire a far convergere tutta l’energia e gli spunti che emergono dai provini ci sono le premesse per un progetto decisamente originale.

 

ANIMAL FARM PROJECT
animalUn gruppo con delle idee, e questa, guardandosi attorno nel panorama delle band italiane, è già una notizia!
Una scrittura dei brani con un respiro quasi internazionale con un lavoro originale sulle armonie e con delle linee melodiche mai scontate. Un immaginario sonoro che spazia dai Sigur Ros ai primi Morcheeba con ampi margini di miglioramento soprattutto se in futuro volessero cimentarsi con l’italiano. Un’unica considerazione su questo punto: in Svezia, Francia, Olanda e Belgio vengono scritti e prodotti pezzi in inglese con un sound simile. In Italia invece non conosco molti gruppi che abbiano uno stile e un suono così e che cantino in italiano. Che dite? Speriamo non si perda un’occasione…




Carlo Bertotti
bertottiAutore, produttore e musicista, inizia la propria attività nei 
primi anni '90 comecompositore di musiche per cortometraggi e pubblicità.
 Nel 1996 fonda i Delta V insieme a Flavio Ferri, formazione con cui 
scrive e produce 6 album durante il decennio successivo. 
Parallelamente ha scritto e remixato brani per molti artisti italiani
 (Ornella Vanoni, Garbo, Alex Baroni, Baustelle, Angela Baraldi),
 e ha collaborato con Neil Maclellan (produttore di Prodigy e 
Nine Inch Nails), JC001 (Nitin Sawhney, Le Peuple de l'Herbe),
Roberto Vernetti (La Crus, Elisa, Ustmamò).

 

 

 

Le scelte dei valutatori: Giampiero Bigazzi

Giampiero Bigazzi

bigazzi3000 battute per quello che ho ascoltato da Sonda.
Devo scegliere tre nomi, fra quelli che il Centro Musica mi ha assegnato negli ultimi due anni come “valutatore del progetto Sonda” e non è facile. “Quelli che ritieni particolarmente meritevoli”, mi dicono. Ma son tutti bravi! Questa è la caratteristica dominante: il livello delle proposte è veramente buono, non solo nell’ultimo periodo, ma dall’inizio di quest’impresa. Ma devo parlare solo di tre proposte. E poi devo farlo in 3000 battute e ne ho consumate già 503…

Ok, rischio. E scelgo tre gruppi musicalmente diversi, ma che hanno in comune formazioni strumentali fuori dallo standard rock-pop.

 

THE CHICKEN QUEENS
chicken2Il primo è un duo: The Chicken Queens. Sono Matteo Capirossi, voce e chitarra, e Luca Sernesi, batteria (o “tum tum pa”). C’è energia. Lo chiamano “blues incattivito”. Abituato a gestire ensemble affollatissimi, mi piace l’idea del duo, essenziale e grintoso. Facile da presentare dal vivo (e infatti mi dicono che concerti ne fanno). Forse si sente un po’ la mancanza delle frequenze basse, risolvibile da un missaggio accurato in modo da poter sfruttare lo sfruttabile al massimo (per esempio la cassa della batteria). Il risultato sono canzoni ruvide, ma eseguite bene. C’è la base blues e sonorità più contemporanee. Semmai potrebbero provare a sviluppare il loro suono e tentare un po’ di sperimentazioni. In modo che la radice blues non diventi una piccola prigione (che comunque non è male, come prigione).

 

FOURSOME
foursomeIl secondo è Foursome.
La formazione è notevole: tromba, trombone, tastiera (bell’organo antico…), elettronica, batteria. Mi piace.  E’ atipica, coraggiosa, ma in fondo – con strumenti diversi e quindi più originali – si riesce a coprire lo spettro armonico di un quartetto “rock normale”. Bella scelta. L’atmosfera jazz-rock è molto interessante. Sono Simone Copellini, tromba, Federico Pierantoni, trombone, Giulio Stermieri, Hammond ed elettronica, Riccardo Frisari, batteria. Era molto tempo che non ascoltavo soluzioni come queste, presi come siamo dal dominio delle chitarre elettriche o dai suoni finti. Mi hanno ricordato i miei amici Lounge Lizards… non so se li abbiano mai ascoltati… lontani anni Ottanta… Non so quanto possa aver successo oggi questo tipo di proposta, ma merita insistere: chissà che non appaia una novità che potrebbe anche colpire l’attenzione di un pubblico più giovane.

 

LA METRALLI
lametralliInfine, se proprio devo fermarmi a tre, La Metralli. è stato difficile trovare appunti da fare a questo ensemble che si potrebbe definire di “canzone d’autore”, ma tinta con i colori della tradizione popolare. Una buona nuova veste raffinata alla canzone d’autore, mescolata a sapori popolari non consueti, non di maniera. Molta attenzione ai testi con arrangiamenti giusti. Esecuzione perfetta. Bella la voce. Sono tutti bravi musicisti. C’è un po’ di jazz, un po’ di balera. è un quartetto: Meike Clarelli, voce, chitarra, kazoo; Matteo Colombini, chitarra acustica ed elettrica; Marcella Menozzi, chitarra elettrica; Serena Fasulo, contrabbasso, basso.

 

bigazziGiampiero Bigazzi
Produttore, editore, compositore, autore e musicologo,
ha cominciato a suonare nel 1968 e ha legato il suo nome 
a quello dell’etichetta Materiali Sonori. Più “organizzatore 
di suoni” che musicista, ha collaborato con importanti artisti 
e band fra i protagonisti della musica indipendente e di ricerca
in Italia e nel mondo. Scrive, organizza festival, mette in 
scena spettacoli di narrazione e di teatro minimo musicale.

Le scelte dei valutatori: Luca Fantacone

Luca Fantacone

fantacone“Ascoltare musica in continuazione, senza misura, è per me una necessità e un privilegio. Necessità perché sono nato così, non ci posso fare nulla. Previlegio perché lo faccio per lavoro: me lo sono cercato con ostinazione e sono stato talmente tenace e sufficientemente fortunato da riuscire a trovarlo. Ascoltare vuol dire per me abbandonarsi a qualcosa che forse è in grado di trasportarmi altrove. Forse, non sempre. Dipende da me, da chi ha composto la musica che ascolto, dalle sue orecchie e dalle mie, dal suo cuore e dal mio. Dal suo istinto e dal mio, dal suo ambiente e dal mio. Dalle sue urgenze e dalle mie. Per questa ragione, i cosiddetti “ascolti” sono sempre un thriller ben scritto: non sai mai come va a finire. Ed è per questo che mi piacciono: ho sempre voglia di sapere come potrebbe andare a finire, perché non si sa mai. è altrettanto vero però che ascoltare tanti demo, o rough mix, o provini che dir si voglia, a volte può diventare una specie di routine che tende ad appiattire un po’ le aspettative: generalmente perché il materiale che si ascolta è troppo numeroso, a volte perché le condizioni in cui si ascolta non sono le più adatte (ognuno ha le sue preferite, penso…) altre perché, onestamente, la qualità di ciò che si ascolta è molto bassa e frustra un po’ la voglia di trovare qualcosa di realmente interessante.”

 

ENRICO MESCOLI
mescoli
Se non mi sbaglio era il 2004 quando ascoltai le prime canzoni di Enrico Mescoli: ai tempi avevo appena iniziato a lavorare in proprio dopo un periodo abbastanza movimentato che mi aveva visto cambiare 3 aziende in 5 anni, passando dal mondo major a quello di una indie con ambizioni molto alte (Nun Entertainment), e da quest’ultimo a quello della libera professione. Tanti cambiamenti, forse troppi per me in quel momento, ma che si sarebbero rivelati molto utili negli anni a venire. Quindi il contesto era: casa mia, soggiorno, computer, cuffie, internet, finestra su piazza Napoli, idee in continuo movimento, spesso confuso a dire il vero. Ascolto una, due, dieci, venti cd e poi quello di Enrico: e lì mi fermo di colpo. Così succede, di solito. Si ascoltano tante cose, ma se ne “sentono” solo alcune.
Nel caso di Enrico, semplicemente, mi immagino una persona che scrive e suona tutto da solo, che rivela un background musicale fatto di cose che mi suonano nuove e di altre che riconosco subito (anche perché mi piacevano ancora molto). E mi sorprende la facilità con cui Enrico unisce e mischia il tutto, con grande disinvoltura e con la curiosità che lo porta ad imbastire arrangiamenti sufficientemente arditi per un “esordiente”. Tutto questo mi fa dire: “però…!”
Ci si scrive, ci si parla, si tenta di capire se ci sono punti di contatto, reali possibilità di sviluppare qualcosa insieme. Ma la mia situazione a quel tempo non era abbastanza strutturata per poter mantenere delle promesse che infatti non gli faccio. Le illusioni non mi interessano, non le voglio avere né trasmetterle. Soprattutto e prima di tutto in questo lavoro. Per questo si rimane blandamente in contatto, francamente e gentilmente. Dopo poco tempo (non mi ricordo quanto francamente), SONDA mi comunica di avere un nuovo artista da farmi ascoltare e da valutare. E, guarda un po’, ecco ricomparire  Enrico: brillante nelle sue soluzioni musicali, più maturo, un po’ diverso ma sempre stimolante. Soprattutto per la semplicità e l’efficacia di musica e parole.
Ricomincio ad ascoltare, a “sentire”, a capire e non capire. Ci si scrive di nuovo, si condivide con franchezza. E poi ci si incontra a Modena, si parla, ci si intende. Ironicamente, ormai da diversi anni mi occupo solo di repertorio internazionale, che vuol dire che non sono la persona che direttamente produce progetti italiani e li lavora perché si creino un proprio spazio nel mercato e nel pubblico italiano. Quindi non sono la persona che “serve” direttamente ad  Enrico, anche se il mio contatto con chi effettivamente produce e lavora musica internazionale mi permette di avere un punto di vista ugualmente utile per chi fa musica qui in Italia. A prescindere dal livello, dal genere, dal gusto.
In ogni caso, per queste ragioni, la storia fra Enrico e me non è quella di un discografico che si imbatte in un artista che raggiunge il successo e che poi racconta di come “aveva capito tutto dal primo ascolto!”. Ma quella di due persone con ruoli diversi ma con lo stesso fulcro: trasmettere e ricevere attraverso la musica. Questo è il punto di partenza imprescindibile: persone che entrano in contatto, si capiscono, si piacciono, si immaginano percorsi ed obbiettivi comuni, non necessariamente raggiungibili. Ma belli proprio perché visionari. E ancora più belli se da visionari diventano reali, perché permettono di avere nuove e più grandi visioni.
Ed è questo il contributo, la funzione di SONDA: mettere in contatto in modo sano persone che hanno qualcosa da dire. Non assicurare o garantire obbiettivi, successi, carriere, ma contribuire a crearne i presupposti. Il problema forse più grosso dell’industria musicale (artisti, discografici, distributori, media, etc.) in Italia e non solo (ma in Italia un bel po’ di più…) è pensare al punto di arrivo prima di sapere da dove si vuole e si può partire, sentirsi in diritto di ottenere un “consenso” senza essere realmente sicuri di trasmettere agli altri qualcosa che li possa far sentire “uno”. A SONDA, a me, questo non interessa. Ci interessa certamente essere concreti e raggiungere degli obbiettivi, ma soprattutto avere delle visioni e condividerle con chi ne ha altre. Enrico le ha, ed io penso tuttora che siano potenzialmente molto interessanti anche per altre persone.

 

fantaconeLuca Fantacone
48 anni, laureato in Scienze Politiche, dopo un primo impiego
 come marketing assistant in Unilever, e un breve soggiorno a Londra,
 nel 1991 entra in Warner Music come product manager e poi 
come promotion manager. Dopo 4 anni passa in PolyGram, 
dove gestisce l’etichetta Black Out in qualità di direttore
artistico. Segue una rapida esperienza in Sony Music e 
un’esperienza indie con la NuN Entertainment, al cui termine
lavora due anni come free lance. Nel 2006 rientra in Sony Music,
prima come digital marketing manager poi come direttore marketing del 
repertorio internazionale.

Le scelte dei valutatori: Roberto Trinci

Roberto Trinci

trinci

 

 

 

 

 

 

 

SPACCA IL SILENZIO
spaccailsilenzioNei due brani di questa band si percepisce un mondo cantautorale di grande sensibilità sia dal punto di vista dei testi (personali e non scontati) che nella parte musicale. Ho trovato particolarmente riuscito un brano come “Da questo muro”. Il problema potrebbe nascere pensando ad un possibile inserimento di un repertorio di questo tipo nell’attuale mercato musicale. Probabilmente le strade sono due:
1) continuare nell’attività live fino a crearsi un seguito tale da interessare almeno le etichette indipendenti;
2) trovare un brano più radiofonico che possa aprire le strade verso i network e verso le multinazionali. In questi pezzi c’è molta qualità ma forse manca un brano che sia di immediata presa e che permetta di saltare la lunga gavetta di un percorso “live”. Un progetto comunque interessante che merita di essere portato avanti.

 

GIACOMO CANTELLI
giacomo cantelliUn progetto interessante questo del giovane cantautore emiliano. Due brani come “Tenebre e Crocifissi Piegati dal Vento” sono due tra le cose migliori ascoltate in vari anni di SONDA. Sia gli arrangiamenti che lo sviluppo dei testi mi sembrano riusciti e con una loro originalità restando però in un ambito con possibilità anche commerciali. è una forma di cantautorato moderno, ancora un po’ da “raffinare” ma certamente superiore alla media dei demo che girano. Un problema potrebbe essere la sovrappopolazione di cantautori emergenti in questo momento, per cui il progetto potrebbe trovare qualche difficoltà a farsi notare.
In casi come questo il continuare a scrivere e confrontarsi con un pubblico reale (anche se magari solo locale) sono indispensabili alla crescita, ma senza dubbio vale la pena provarci.

 

MANGIARICOTTA
mangiaricottaE’ evidente, fin dal primo ascolto dei brani, che si tratta di un progetto molto particolare ma anche piuttosto interessante. Sia a livello di testi sia per le atmosfere musicali mi sembra che la proposta non si limiti ad essere distruttiva (come sembra in prima battuta) ma riesce, invece, a costruire qualcosa di personale e di riuscito.
Mi sembra che un progetto di questo tipo potrebbe trovare il suo spazio anche nell’affollato mondo indipendente attuale. è chiaro che non è dal mainstream che un lavoro come questo potrà partire (networks radiofonici e majors sono lontane) ma oggi si può partire anche dal basso, se la proposta è originale, e se chi la porta avanti ci crede veramente (come artisti del calibro dei Tre Allegri Ragazzi Morti o Luci della Centrale Elettrica hanno dimostrato). Importante sarebbe, pur mantenendo l’originalità dell’approccio, focalizzarsi un po’ di più anche sulla forma canzone (magari riveduta e corretta).

 

trinciRoberto Trinci
Laureatosi nel 1991 con il massimo dei voti ed una tesi sull’utilizzo
delle perversioni sessuali nel marketing discografico, consegue 
un Master in Business Comunication presso Cà Foscari e dal '94
inizia a lavorare come band manager per Elio e leStorie Tese 
e label manager di Casi Umani, Psycho Records, Casasonica. 
Head of A&Rin BMG Music Publishing dal 1997, nel 2005 diventa 
Direttore Artistico di EMI Publishing Italia, oggi Sony/emi Publishing. 
Ha firmato e scoperto, tra gli altri: TARM, Subsonica, Baustelle, 
Dente, Zen Circus, Il Pan del Diavolo, Perturbazione.

Le scelte dei valutatori: Marcello Balestra

Marcello Balestra

“Premetto che quando ascolto un BALESTRA progetto o un artista a me non noto, non mi documento mai su biografia o in rete, per la sola ragione che mi piace essere sorpreso da ciò che ascolto.”

 

 

 

 

 

 

 

EMILIANO MAZZONI
Il panorama cantautorale italiano sta cambiando i suoi riferimenti ed ogni tanto ci si imbatte in qualcuno che, EmilianoMazzonisenza nulla togliere ai “maestri”, si racconta canzone su canzone cercando di fare la sua strada, che sia lunga o breve, in salita o veloce, quasi ignorando la realtà circostante, ma dando importanza e spazio a quella interiore. Forse è il caso di Emiliano Mazzoni giovane cantautore che vocalmente crea interesse in chi ascolta le sue canzoni. Il suono della voce e il suo incedere lento ma risoluto, fanno chiaramente immaginare ciò che racconta e che sicuramente ha vissuto almeno nella sua anima. Un lupo solitario e sognatore che utilizza bene la divisione delle parole e che, anche solo con piano e voce, riesce a creare un piccolo mondo molto affascinante e curioso. La scrittura prevalentemente minimalista, gira attorno a poche parole come scolpite nella roccia, ma con estrema delicatezza non si dilunga in ripetizioni tipiche della canzone pop. Un artista che sta cercando di esprimere sentimenti molto intimi attraverso rare metafore e pochissime sovrastrutture, come se si potessero aggiungere in versioni future, ma che per ora non servono. Una scrittura la sua, diversa dallo standard ma concreta allo stesso tempo. Resta un velo di leggera malinconia o di tristezza che rende il tutto simile ma anche riconoscibile e riconducibile ad una personalità precisa. Un artigiano della canzone d’autore italiana, che non cerca riferimenti né attuali né del passato, ma sembra voler trasmettere onestà creativa e sapori veri, lasciando aggiungere all’ascoltatore quello che potrebbe mancare in termini di arrangiamento o di suono, della serie che “non è un fatto tecnologico se ho deciso di mettere poche cose che non facciano male alle mie canzoni”.

 

SMANIA UAGLIUNS
smaniaUgliuns
Degli Smania Uagliuns ho ascoltato due brani che trovo di fine ironia, di intensità convincente e concreta, oltre a racchiudere una libertà espressiva consona del rap, ma musicalmente colta ed intrigante. Della scrittura mi ha colpito molto il linguaggio e l’uso della musicalità delle parole, oltre alla missione espressa nelle due canzoni sul senso civile e sociale dei temi trattati.
Ho riscontrato anche una chiarezza e un bel carattere vocale e verbale, che non cercano di piacere all’ascoltatore. Armonicamente, nonostante siano brani lineari, sono il frutto di una buona ricerca di elementi da aggiungere all’arrangiamento che li rendano sempre affascinanti, anche nelle ripetizioni degli incisi. Qualche sprazzo princiniano che fa bene allo stile e al gusto, aggiunge sapore alla missione testuale.
Una band tra il rap e il pop demenziale, che lascia sempre qualcosa su cui riflettere o da canticchiare, senza l’ambizione di raccontare storie esclusive, ma situazioni comuni e contemporanee. Gli Smania Uagliuns producono i loro brani con un suono basico ma sufficiente per mettere in evidenza la sostanza del messaggio.
Una band che colpisce per creatività e per coerenza del repertorio, elementi che sommati ad un buon live e alla coerenza comunicativa (brani, testi, immagine ed espressività) possono diventare, insieme alla naturale evoluzione tipica delle band, un progetto credibile, duraturo e di riferimento.

 

THE ASHMAN
The AshmanFuori dai canoni dell’ascoltatore medio spesso trovo formazioni che prediligono avvolgere chi ascolta con magia e semplicità. The Ashman è un progetto sonoro-vocale dal grandissimo fascino, un rock minimale capace di creare l’attesa di esplosioni sonore che forse non arriveranno mai, ma proprio per questo resti lì ad aspettare che arrivino e ti coinvolgano ancor di più. Il mood generale del progetto rimane “alto” e unico, coinvolgentesognante e molto libero, quasi “fumato”, proiettato verso orizzonti immaginari, sottofondo di filmati non urbani, quasi ultraterreni. Strutture slegate dalla forma canzone e dalla forma racconto, ma non da quella dell’esperienza da vivere, rivivere o da far vivere e rivivere. Un viaggio a pelo d’acqua ad alta velocità che tiene altissima l’adrenalina seppur con suoni ed effetti suonati, sussurrati ed easy listening. Anche la vocalità prende uno spazio misurato all’interno del viaggio sonoro, che anche se potrebbe prendere il sopravvento, resta a fianco dei compagni d’avventura, senza guidare ma tenendoli per mano. Fascino, immaginazione, gusto, poesia musicale e melodie misurate ed efficaci,  sono gli elementi principali di un progetto che indica la strada definita e definitiva di una band che guarda altrove, che con leggera nostalgia mostra la propria natura “serenamente alternativa”L’atmosfera è immediatamente riconoscibile e, in generale, i brani sono godibili e coerenti. La sensazione resta comunque quella che anche con pochissimi strumenti The Ashman possano emozionare, rendere visibile l’invisibile, affabulare con gusto e dare spazio all’immaginazione, a quella libera che solo in pochi momenti ci si può permettere di avere.

 

BALESTRAMarcello Balestra
Autore e compositore, laureato in legge con una tesi sul Diritto d’autore. 
L’inizio della sua carriera nell’industria musicale è legato a Lucio Dalla: 
Balestra è stato tour manager del cantautore bolognese nel periodo 
‘86-’88 poi nel tour mondiale Dalla-Morandi ‘88-’89. 
Nello stesso anno diventa responsabile editoriale,artistico e legale 
dell’etichetta Pressing, sempre con Dalla, e delle Edizioni Assist. Fino al 
2000 è docente universitario in Diritto d’autore e Discografia ESE,
poi inizia a collaborare con la casa discografica CGD. Dal 2004 al 2013 
è in Warner Music Italia.

 

I valutatori: intervista a Marcello Balestra

Marcello BalestraAutore e compositore, laureato in legge con una tesi sul Diritto d’autore. L’inizio della carriera di Marcello Balestra nell’industria musicale è legato a Lucio Dalla: Balestra è stato tour manager del cantautore bolognese nel periodo 86-88 poi nel tour mondiale Dalla-Morandi 88-89. Nello stesso anno diventa responsabile editoriale, artistico e legale dell’etichetta Pressing, sempre con Dalla, e delle Edizioni Assist. Fino al 2000 è docente universitario in Diritto d’autore e Discografia ESE, poi inizia a collaborare con la casa discografica CGD. Dal 2004 è in Warner Music Italia.

 

Tu rivesti il ruolo di A&R manager per la Warner Music. Come si diventa A&R di una multinazionale discografica?
“A mio parere non c’è un percorso standard per ricoprire questo ruolo. C’è chi ha fatto gavetta e chi ha imparato ricoprendone il ruolo anche per caso. La mia esperienza è stata varia ma sempre rivolta alla produzione di progetti artistici musicali e di ricerca sul repertorio. Occorre sicuramente essere immersi nella musica a 360° gradi, poiché l’A&R può e deve sviluppare progetti totalmente diversi tra loro, specie in una major”.

Quali sono le caratteristiche che deve avere un A&R per svolgere al meglio il suo lavoro?
“Un A&R manager deve avere il piacere, la curiosità, il bisogno, la voglia di ascoltare qualsiasi cosa gli sia proposta e poi con passione e determinazione, in base anche alle linee editoriali dell’azienda per cui opera, con serenità scegliere i progetti maturi per un pubblico che reputa potenzialmente pronto a capirli. Occorre anche tantissima umiltà e predisposizione all’arte altrui, senza quindi cercare di prevaricare artisti o produttori con la personale visione che si ha dei progetti, ma dando un contributo alla creatività già espressa”.

Come è cambiato il ruolo dell’A&R nel corso degli anni?
“Il ruolo è rimasto sempre legato alla progettualità e alle idee da sviluppare, oltre ai progetti obbligati da contratti, o da cadenze occasionali come il Festival di Sanremo. Da qualche anno l’A&R ha sempre più un ruolo trasversale e di ricerca anche in settori paralleli alla musica”.

Credi che si possa in qualche modo uscire dalla crisi che attanaglia la musica? Se sì, come?
“Cercando di non parlare solo del nostro settore ma di tutti i settori merceologici di beni ai quali si può rinunciare in momenti di crisi, direi che è possibile riconfigurare il ruolo della musica, specie per quella pop, e spostarlo da quasi sottofondo radiofonico a spazio culturale urbano. La musica può tornare protagonista e importante ad artisti e pubblico, soltanto allontanandosi dall’uso distratto che se n’è fatto negli ultimi anni, cercando invece di diventare un qualcosa da comunicare e non da somministrare: musica che serve a chi la ascolta e non a chi la produce. Solo guardando con più rispetto alla sensibilità di chi ascolta, si può trovare una soluzione diversa da quelle adottate fino ad ora, che assomigliano più alla vendita a peso che a quella di creatività emotiva”.

Nelle ultime stagioni i talent show hanno dato impulso al mercato discografico. è questa la strada da percorrere anche in futuro, o è stata una fortunata parentesi?
“Come previsto da tempo, anche il talent conferma il suo destino di programma tv che non riesce a sorprendere all’infinito. Il mercato è stato invaso da tanti nuovi nomi ma solo in pochi rimarranno. Ricordo che tre anni fa, quando cercai di porre l’attenzione sulle diverse intenzioni che ha un talent nei confronti di un partecipante, rispetto a quelle dello stesso partecipante, o di un eventuale produttore artistico e discografico, qualcuno disse che intanto coi talent si potevano far nascere nuovi talenti. Se pensiamo che i pochi giovani nuovi talenti sono il riassunto di centinaia di migliaia di partecipanti, c’è da riflettere sulle motivazioni prettamente televisive di un talent, ossia quelle giuste e primarie per chi fa televisione, di produrre uno show televisivo e non necessariamente di produrre talenti o costruire carriere. è sicuramente un bene che i talent abbiano dato a tanti giovani l’opportunità di imparare, migliorarsi e cimentarsi in programmi tv ma oggi rimangono spazi illusori”.

Cosa ti spinge a lavorare con un artista piuttosto che con un altro?
“Gli ingredienti di un artista sono tanti per capirli tutti al primo colpo e spesso ci si lascia coinvolgere dall’istinto più che da considerazioni tecniche. Aiuta molto la versatilità e la riconoscibilità oltre alla grande determinazione e all’intelligenza. Altri elementi fondamentali sono ovviamente lo stile, la scrittura e il modo di esprimere il tutto. Ultima cosa, comunque importante, è l’immagine, che deve essere coerente con ciò che esprime”.

Cosa ti aspetti dalla collaborazione con Sonda?
“Ogni volta che approccio nuovi spazi creativi, penso a nuove energie e a idee che s’incontrano. L’aspettativa è semplicemente questa, nella speranza di essere sorpreso da qualcosa di diverso, anche difficile da capire ma artisticamente e umanamente stimolante”.

Un tuo ricordo di Lucio Dalla.
“A Lucio devo tanto, lo ringrazierò sempre per avermi insegnato ad ascoltare e a dare!”.


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