MY SPEAKING SHOES: Holy Stuff
Si farebbe presto a farsi fuorviare dalla voce femminile e dalla chioma rossa di Camilla Andreani, sarebbe ben facile trovare analogie musicali ed estetiche tra questo quartetto e quella manciata di band rock anni ’90 e ’00 (Skunk Anansie, Guano Apes, Paramore) e relative celebri frontwoman. Sarebbe più semplice ridurre a questo i sassolesi My Speaking Shoes, forse per renderli più digeribili o invogliarvi ad ascoltarli, ma il sound della band suggerisce qualcosa di più: infatti, pur mantenendo un occhio attento per la melodia e per la costruzione pop delle canzoni, nelle trame soniche costruite da Alessandro Davoli, Luca Fiandri e Matteo Mussini ci si spinge ben oltre, al limite del math e (persino) del progressive rock, una serie di influenze che mescolate con l’istinto dei vent’anni restituiscono un quadro già personale e maturo. E proprio di un percorso di maturazione si può parlare, per questo “Holy Stuff”, opera prima che condensa i primi due anni di vita di una band di cui sentiremo ancora parlare nei tempi a venire.
(Autoprodotto) CD
NATAN RONDELLI: In a soundless land
I Natan Rondelli sono una band di Bologna che ha debuttato con “In a soundless land”, un concept album, come andava tanto di moda negli anni 70, con dieci tracce. I Natan Rondelli, capitanati da Natan Rondelli (voce e chitarra), amano il folk rock ma anche l’indie rock e pure la west coast. Nel loro essere ci sono richiami al passato che si amalgamano con nuove sonorità, in un continuo gioco a scoprire nuove soluzioni musicali. Liriche in inglese per un disco che potrebbe benissimo essere la colonna sonora della serie televisiva “Nashville” o essere trasmesso da qualsiasi stazione radio in Texas. “In a soundless land” ci sono almeno tre brani da brividi: “Too clever”, “Burned” e “Frivolous” (di quest’ultimo c’è pure un videoclip). Un gruppo per tutti coloro che amano le distese, gli stivali anche d’estate e i documentari sui cavalli selvaggi. Un bel disco di sano rock che meriterebbe apprezzamenti anche all’estero. I ragazzi potrebbero farci un pensierino. Perché no?
(Autoprodotto) CD
NIX OLIMPICA: The best time…
La nascita dei Nix Olimpica, da Reggio Emilia, si perde negli anni del grunge (1994). Da allora la formazione è cambiata quasi radicalmente e anche il suono si è, per così dire, modernizzato. All’attivo i nostri hanno due ep e due album, l’ultimo dei quali è questo “The best time…”. Dal vivo si sono esibiti all’estero (Spagna), o in centri sociali storici come il Livello 57 di Bologna. Ma il disco? Qualcuno si chiederà. Il disco è potentissimo. Un cataclisma di hardcore, metal, grunge, alternative, cantato prevalentemente in inglese (ci sono anche momenti nella lingua di Dante degni di rispetto) che travolge. I Nix Olimpica mettono a ferro e fuoco l’hard rock come riesce a fare chi ha la padronanza della materia nelle proprie mani. Inutile citare un brano invece di un altro, perché questo cubetto di porfido è da ascoltare in toto e lanciare con tutta la forza che possiamo avere nelle braccia. Complimenti ai Nix Olimpica ci vuole coraggio per dare alle stampe un cd così nell’Italia di oggi. Da ascoltare a tutto volume, vicini e familiari permettendo.
(Tornado Ride Records) CD
AA.VV.: The earthquake EP
Una mini raccolta con quattro brani, intitolata “The earthquake EP”, è la testimonianza della Pedale Baroque Records al terremoto che ha sconvolto l’Emilia nel 2012. Quattro artisti dai nomi difficili da pronunciare (Zacharias Can’t Sleep, Leonid Sdjalayev, 2nd Eno e Boris Purea) hanno scritto e registrato il loro grido di dolore per una terra ferita a morte. Un grido che è affidato a musiche elettroniche, sperimentali o addirittura ballabili, perché la voglia di rinascere e continuare non deve mai venir meno anche davanti a tragedie così devastanti. Se poi una delle canzoni è una cover di “No More I love You’s” di Annie Lennox (tratta dal suo secondo album solista) la speranza di tornare alla vita di prima assume le sembianze di una stupenda canzone/versione. In copertina la foto diventata tragicamente il simbolo del terremoto, il campanile di Finale Emilia. Pop rock per non dimenticare e guardare avanti.
(Pedale Baroque Records) CD EP
373° K: Lontano
La temperatura di ebollizione dell’acqua espressa in gradi Kelvin è in giro dal 2009. Arrivano da Bologna ed hanno un paio di album in discografia. Entrambi sono scaricabili in freedownload dal loro sito. Bravi. “Lontano” è un disco di rock in italiano dall’impatto potente. In alcuni momenti sembra strizzare l’occhio ai Negrita, in altri ai Litfiba o ai Timoria, sempre comunque con un piglio originale. Le pose delle foto ufficiali del quartetto ricordano i Guns, anche perché qui c’è amore incondizionato per il rock, magari a stelle e strisce. In studio i 373°K si sono avvalsi della presenza di Roberto Priori, che molti si ricordano nei metallari Danger Zone, una garanzia per ottenere un bel suono potente e deciso. Con i 373°K, nati tra i corridoi del DAMS, non c’è la “necessità” di sballarsi con sostanze illegali perché basta mettere il volume al massimo e ascoltare “Non c’è più tempo per voi” o “Mia dolce metà”, tanto per citare due brani. Per giovani e attempati rocker. Da ascoltare calzando possibilmente stivali da cowboy.
(Autoprodotto) CD
A CHANCE TO BE ROMANTIC: Rimane solo la luna
Il progetto A Chance To Be Romantic è nato nel 2009. All’inizio dell’avventura il gruppo era un duo, una sorta di Zero Assoluto. Un primo EP, “Tutto in un attimo” e poi il gruppo è diventato una one man band nelle mani di Dario Dordoni, che si è fatto trovare preparato per l’uscita del primo album, “Rimane solo la luna”. Il disco comprende dieci tracce (c’è anche una versione acustica della title track) che spazia nei meandri dell’amore, visto sotto diverse sfaccettature. A Chance To Be Romantic è oggi un solista innamorato dell’amore che con voce delicata cerca di fare breccia nei cuori di giovani e anche meno giovani. Insomma di tutti coloro che da un disco cercano le risposte all’amore perduto, o sono alla ricerca perenne della parte zuccherina dell’esistenza. Un disco angelico per innamorati cronici. Da sottolineare “Rimane solo la luna”, “Un altro me” e “Hai bisogna di un sogno qualunque” ma anche la brevissima “Epilogo”. Tenete pronti i fazzoletti. Le lacrime possono arrivare da un momento all’altro.
(Autoprodotto) CD
ALESYA: Alesya
A leggere la biografia di Alesya (all’anagrafe Alessandra Adabbo) si rimane colpiti. Una passione innata per la musica, un gruppo tutto al femminile (Selz & B.), una carriera solista, tanti concerti, tanti concorsi, tante interviste radiofoniche e televisive e l’incontro con un produttore (Paolo Boffo). Si rimane colpiti perché tanto “movimento” deve portare a qualcosa “di serio”. E per serio si può intendere anche questo ep con quattro brani di sano pop rock. Alesya si dimena vocalmente tra la chitarra e la sezione ritmica, accenna anche un momento di tranquillità con “Dolce pioggia” ma noi la preferiamo quando pigia sull’acceleratore (“Fuori controllo”). Un poker di canzoni da ascoltare, ballare, canticchiare e fare proprie. Se avete due minuti, date un occhio alla sua pagina Facebook e ascoltate le sue canzoni. Alesya e la sua band hanno le carte in regola per divertirsi e divertire. Pop rock in italiano per cuori leggeri. Astenersi intellettualoidi e baffo muniti (alias intellettualoidi).
(Tumtumpà Records) CD EP
ANGELA MADONIA: Metamorfosi
Originaria di Enna, ma trasferitasi a Bologna quasi dieci anni fa, Angela Madonia non è solo una cantante: polistrumentista, suona pianoforte, violino, chitarra, batteria; frontwoman dei Burlesk, ha prestato la propria voce anche come corista di Iskra Menarini – storica comprimaria del compianto Lucio Dalla – e Enrico Nadai; insegna, studia, non si ferma mai. Un’anima poliedrica che si nota subito in questo album, dove con appena sei brani Angela (o semplicemente Agl, o Nya, come ama farsi chiamare) dipinge un quadro chiaro delle proprie capacità vocali e delle proprie influenze: il rock della opener “Gocce d’inchiostro”, il dance rock in “La solita bugiarda”, l’etnico-folk in “A tratti”, il cantautorato alla Samuele Bersani di “Cromosoma Y”, il funk in “Altrove”, il lirismo tragico e cupo in “00:29”. Più che un disco, questo piccolo EP potrebbe essere quasi un portfolio di un’artista a tutto tondo e un’ottima interprete a cui manca solo di raffinare e mettere bene a fuoco il proprio stile di scrittura.
(Autoprodotto) CD
BORZ: Follia quotidiana
Dietro alla maschera del Joker di Borz si nasconde la voce dei Kilowater, punk band con cinque album in discografia e decine di concerti sparsi per la penisola. Abbandonata “l’uniforme” punk, Borz è diventato un personaggio da fumetti che suona electropop (in italiano) e non rinnega il suo passato artistico. Il paragone con l’arlecchino elettronico di Alberto Camerini è ovvio e scontato, qui però il tutto è calato ai giorni nostri (“Rockstar”) o ricorda il decennio edonista per antonomasia (“Anni 80”), per poi riprendere una canzone dei Decibel di Enrico Ruggeri da antologia (“Contessa”). Nel resto del disco c’è spazio per l’amore (“Se lei”), le aspirazioni personali (“Baby”), il movimento corporeo (“Electroclown”) e un titolo che ricorda la prima moglie di David Bowie o la canzone dei Rolling Stone (“Angie”). “Follia quotidiana” è un disco “estivo” con frecce avvelenate di denuncia sociale, il tutto condito da un sound che permette il ballo sfrenato. Electropop con il ghigno malefico del Joker. Chissà se Borz andrà a fare la spesa con la sua maschera pittata in faccia?
(Miraloop Hearts) Digitale
CIGARILLA DISONASTY: Latte Lattine
All’estero se ne parla tanto, abbastanza da essere diventato un’etichetta con tanto di sigla: DIY (Do It Yourself), molto più banalmente “fai da te”, l’arte di arrangiarsi, di trovare una propria strada con pochi mezzi e affrontando ogni sfida in maniera istintiva, solo con l’idea di cosa si vuole dire e dove si vuole arrivare, non senza metodo ma inventandosi il modo per arrivarci. Visto in qualsiasi altra ottica questo “Latte Lattine” dei Cigarilla Disonasty, quartetto nato nel 2010, verrebbe bollato come un disastro, si direbbe che non sanno cantare, appena riescono a suonare, i testi sono grammaticamente sbagliati, bofonchiati, quasi incomprensibili, le canzoni male inquadrabili. La verità invece è che il risultato finale è quanto di più personale e accattivante si possa sentire, in bilico tra rock minimale, rap alla Uochi Toki e pop scuola Bugo. Un quadro d’insieme dall’identità estremamente forte, apprezzabile già solo perché sfugge da ogni necessità di piacere per dire invece: questi siamo noi, che vi piaccia o no. Tanto di cappello.
(Autoprodotto) CD / Free download





