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Bombay – SONDAinONDA

Nati nel novembre 2014 a Medicina (Bologna) i Bombay suonano un alternative rock potente, con testi in italiano e una ritmica potente. A marzo 2017 pubblicano il primo EP “Abat-jour”, con cui la band inizia ad inserire nel proprio sound atmosfere più oscure, mescolando alt-rock e del rock sperimentale con l’energia del grunge e post-grunge. Ma la dimensione in cui i cinque bolognesi si danno più da fare è, ovviamente, quella live: tantissime date in giro per la penisola, e aperture a band di spessore come Il Teatro degli Orrori e Bologna Violenta.

Con due videoclip all’attivo, che accompagnano i due singoli tratti dal primo album, abbiamo incontrato il cantante dei Bombay Marco Cardona, per parlare del passato e del futuro della band. Oltre all’intervista, potete guardare il video del loro ultimo singolo “Sospesi” a questo link. Buona visione!

facebook.com/BombayBologna

SONDAcase: Vampa

Vampa è un trio modenese attivo dal 2016. Trova un terreno comune suonando alcune cover dei Morphine e successivamente sviluppa una produzione di brani originali di matrice folk blues anglofona.

In questo SONDAcase di inizio stagione i Vampa ci hanno raccontato l’origine del loro nome e hanno suonato qualche pezzo del loro repertorio in versione semi-acustica.

Sonda Live: le aperture nei locali partner 2017/2018

Ecco le prime aperture confermate con gli artisti di Sonda per questa sesta stagione di collaborazione con live club e festival dell’Emilia Romagna:

COVO CLUB
– 14 ottobre: TASTE OF CINDY in apertura a Pinguini Tattici Nucleari
– 18 novembre: DAVIDE BOSI in apertura a The Amazons

BRONSON
– 18 ottobre: MONOLITH in apertura a Brant Bjork (Kyuss, Fu Manchu)

ALCHEMICA
– 11 novembre: ONE GLASS EYE / BABEL FISH in apertura a Blackoustic (Timo Kotipelto/Stratovarius & Jani Liimatainen/Sonata Arctica)

 

La Convalescenza – SONDAinONDA

La Convalescenza è togliersi le bende per mostrare le ferite, è raccontare storie di vita vissuta e storie talmente immaginate da essere ancora più vere”: così si presenta questa band di Modena, formata da Luca Pifferi (voce), Manuel Baraldi (basso), Nicholas Giordano (chitarra), Luca Campanozzi (chitarra) e Francesco Roncaglia (batteria).

Con un EP all’attivo intitolato “L’eco della clessidra”, tre quinti de La Convalescenza sono venuti al Centro Musica di Modena a raccontarci la genesi del gruppo, i progetti per il futuro, il nuovo album in lavorazione, e lasciarci una versione acustica di “Mascara“. Buona visione.

facebook.com/LaConvalescenza

Frammentarie memorie di un perduto produttore consumatore – Giampiero Bigazzi

INGSEYFS0349Mi capita spesso di pensare a come ho vissuto, da quando ero un ragazzino appassionato di canzoni, le trasformazioni del modo di ascoltare musica. Poi, da professionista, i cambiamenti nei sistemi di registrazione e di riproduzione del suono, e quindi i differenti supporti per la diffusione. Infine i luoghi dove poter acquistare la musica registrata. È una lunga storia, che si è svolta in poco più di mezzo secolo, e quindi memoria e novità s’intrecciano continuamente. Una storia di cui non ho perso un passaggio…

Quando ho cominciato a comprare dischi erano ancora “mono” e in seguito “mono compatibili” (cioè monofonici, ma suonabili anche nei primi rudimentali impianti stereofonici). Quando poi è arrivato lo “stereo” vero e proprio è stato un magnifico sballo: si ascoltavano i dischi dei The Beatles o di Hendrix con l’audio diviso con l’accetta, la chitarra e la batteria da un lato e le voci dall’altra. Era una specie di mono modificato, soluzioni un po’ maldestre ma utili. Infatti si imparava a suonare chiudendo un canale: quelli del disco suonavano e ci si poteva cantare sopra, oppure loro cantavano e noi si poteva accompagnarli con la chitarra o con la batteria. Ho cominciato a registrare anch’io così: utilizzando lo stereo come due tracce diverse.

L’avvento del 4 piste fu una rivoluzione totale: si poteva veramente “separare”! I diversi sistemi di registrazione (dal nastro analogico nei suoi vari formati, al DAT, alle cassette per l’ADAT, al computer…) sono andati di pari passo con le differenti modalità e supporti di ascolto. Il dibattito infinito sulle magnifiche capacità del vinile rispetto al digitale non arriverà a mettere d’accordo tutti, ma domina la sensazione che il microsolco in vinilite sia “più caldo”, più vero, più vicino al suono dal vivo. Quando, negli anni Ottanta, è apparso il compact disc, mi ci sono affezionato subito: meno ingombrante, più comodo da conservare, può contenere più musica, più a portata di mano anche il booklet con le informazioni (e in generale più simile a un libro… oggetto che amo particolarmente). Non mi sono soffermato molto sulla resa nell’ascolto. La compressione digitale dello spettro sonoro si sentiva nettamente, ma la facilità di utilizzazione del nuovo supporto – per quanto mi riguarda – vinceva (con buona pace delle centinaia di LP e 7” che collezionavo).

Circa un quarto di secolo fa, il gruppo che inventò l’MPEG-1 ha “risolto il problema”, diciamo così: veniva creato un formato digitale che avrebbe cambiato per sempre la diffusione, l’ascolto e anche l’archiviazione della musica registrata, quello che verso la fine degli anni Novanta si è conosciuto come mp3. Una bella trovata che ha decretato la moltiplicazione del multiplo a livelli globali e ha superato perfino il concetto di “pirateria”: nel senso che con la musica registrata ridotta a dei semplici “file”, quindi straordinariamente “trasportabile”, si è minato l’idea stessa di proprietà e quindi di diritto di autore. L’affermazione dell’mp3 (nato e considerato già vecchio rispetto all’mp4 della Apple) è andata di pari passo con la trasportabilità degli impianti di ascolto, dal walkman per le cassette fino all’iPod, la musica si ascolta in cuffia. Alla fine è ovunque e ce la possiamo portare dietro, in centinaia di possibilità multimediali e situazioni differenti (i social, il cinema, i video giochi, la televisione…). Un fiume sonoro, intrecciato, diluito, che crea perfino inconsce esperienze sonore. Tutto ciò ha ridotto al minimo lo spazio di ascolto consapevole. Oggi, questa “rivoluzione” (o “contro-rivoluzione”?) ha portato a un ascolto prevalentemente sommario. I cultori rimangono, ma sono sempre meno. Internet ha moltiplicato le occasioni, ma ha ridotto le capacità di concentrazione. E di conservazione: nei sistemi come Spotify non viene neppure archiviata nel proprio computer. Per dire: credo che non esista una Biblioteca del Congresso che raccolga gli mp3 come raccoglieva i primi dischi… Lo stesso concetto di hi-fi non esiste quasi più nel vasto pubblico. Da questo punto di vista è interessante cercare di capire gli effetti che le tecnologie hanno sulle relazioni umane. Si privilegia quasi più la “macchina” rispetto al contenuto: oggi le file fuori dai negozi si fanno per l’ultimo modello di qualcosa e purtroppo assomigliano alle file che si facevano per l’ultimo disco di qualcuno. Quindi la memoria va anche ai luoghi dove si accedeva alla musica. Dove la si poteva comprare: oggi (nonostante la fievole ripresa del mercato del vinile) son talmente cambiati fino quasi a scomparire. Più che comprare o vendere dischi, all’epoca si capitava nei negozi per conoscere musica e per parlarne. Sul bancone c’era sempre un giradischi disponibile e negli scaffali i migliori dischi d’importazione. Ci si avventurava in complicate teorie e analisi, vere e proprie recensioni fra musicisti, aspiranti discografici, studenti, affabili ragazze, creativi perditempo.

Il cammino tecnologico del suono riprodotto è intimamente connesso alla messa sul mercato e alla vendita del medium fonografico, il microsolco nei vari storici formati – 78, 45, 16, 33 giri tra lavagna e vinilite – e poi il compact disc: comunque un oggetto partecipativo, aggregante, condiviso fra musicisti e ascoltatori, grazie anche al luogo che presenta, vende, scambia, ma pure richiama, seduce, accoglie, informa, assiste. Una specie di zona franca di acquisto, di conoscenza e d’intrattenimento. Il negozio di dischi che è ormai un’oasi rara e oggi dalle caratteristiche “sociali” spesso diverse. (Meno male che, rispetto ai decenni precedenti, c’è una grande presenza di musica dal vivo, che resta impossibile da clonare: un concerto lo puoi videoregistrare, ma le emozioni che ti dà nel momento in cui si svolge sono impossibili da riprodurre artificialmente).

SONDAcase: FUXIMILE

I Fuximile sono una band pop modenese attiva dal 2001. Pubblicano il primo disco Homo Faber nel 2004 e negli anni a venire sono premiati in diversi concorsi nazionali come Area Sanremo, RockTonda, Rockin’ Enza, Avis Factor.

Per SONDAcase i Fuximile presentano il singolo Short Message Service assieme ad alcuni nuovi brani che fanno già parte degli ultimi live, oltre ad anticipare il titolo del prossimo singolo che lanceranno a breve con un videoclip.

SONDAcase: FABRIZIO LUGLIO

Fabrizio Luglio è un cantautore piemontese che vive a Bologna. A metà anni ’90 fonda la band rock-progressive Incommunicado con la quale vince diversi concorsi a livello nazionale e partecipa alla Biennale dei Giovani Artisti del ’97. Il loro ultimo lavoro discografico è “Musica per gerani” uscito nel 2011. Negli anni a venire porta avanti il progetto solista e nel 2016 pubblica il cd “Senza Disturbare”.

I brani presentati durante questo SONDAcase sono prevalentemente tratti da quest’ultimo lavoro; in chiusura Feriti ma vivi che è stato inserito nella prima compilation del Progetto Sonda – Sonda Vol.1

SONDAcase – LAST

I LAST nascono ufficialmente nel 2014 con l’obiettivo di proporre un pop in italiano influenzato da synth e sonorità internazionali. Alex Fiorito (voce, chitarra acustica, autore), Sara Ferrari (chitarra elettrica, cori, autrice) e Riccardo Lodi (batteria) si conoscono da oltre 10 anni e possono essere considerati i “veterani” del gruppo. Dopo vari cambi di formazione, i LAST trovano finalmente un equilibrio con Francesco Landi (chitarra solista, cori, autore, arrangiatore) e Valerio Bettuzzi (basso).

Per il quinto episodio di SONDAcase i LAST presentano un set che verte per la maggior parte sull’ultimo lavoro “Emozioni distorte”, con brevi virate sull’ep d’esordio “Punto fisso”.

 

Stella Baraldi – SONDAinONDA

Stella Baraldi nasce a Rolo, piccolo paese al confine della provincia di Reggio Emilia.
Con la musica inizia molto presto, parte dal clarinetto poi studia diversi altri strumenti e arriva infine a quello che più la rappresenta, la voce. Dal 2011 al 2014 è la cantante della band Biomassa di Carpi, con la quale pubblica un ep in inglese Handmade Ep.
A inizio 2016 presenta il primo ep da solista, solo chitarra e solo voce: Zebra Ep.
Stella si racconta a SONDAinONDA e ci regala il brano Scoprimi che potete trovare sul nostro canale youtube.

SONDAcase: gli appuntamenti di aprile e maggio

Confermiamo tre nuove date per il format SONDAcase. Un’evoluzione delle tradizionali interviste di SONDAinONDA, in cui si tralasciano un po’ le parole e le domande per dare più spazio alla musica, ospitando ogni volta un artista di Sonda in uno showcase acustico, un mini live con cui presentare in maniera più completa la propria musica.

I prossimi appuntamenti:
– giovedì 13 aprile: Last
 giovedì 27 aprile: Fabrizio Luglio
– giovedì 18 maggio: Fuximile

Gli showcase, aperti al pubblico e ad ingresso gratuito, si terranno presso il Centro Musica/71MusicHub di Via Morandi 71 a Modena, alle ore 19.
L’ingresso del pubblico è consentito dalle 18.30 alle 19 poi le porte verranno chiuse per facilitare la registrazione audio/video dello showcase.