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I pensieri dei valutatori: Gabriele Minelli

Nuovi negozi di dischi stanno aprendo un po’ dovunque. Il vinile è tornato ad essere un supporto amato ed acquistato. Ai concerti si registrano sold-out ad un ritmo vertiginoso, mentre i talent e il Festival di Sanremo macinano share da capogiro. Sono segnali di una ripresa o di una imminente apocalisse? Ecco cosa ne pensano i valutatori di Sonda.

SHAKE IT LIKE A POLAROID PICTURE: UNO SGUARDO AL MUSIC BIZ

È davvero difficile sintetizzare in poche parole il momento di grande cambiamento che sta attraversando il business della musica, in Italia e nel mondo.

Gli ultimi due anni hanno sicuramente stravolto molte delle convinzioni, radicate da almeno un decennio, che costituivano l’ossatura del lavoro nel nostro settore: digitale e fisico che convivevano in parallelo, la ‘supremazia’ dell’album come formato rispetto al singolo, il fatto che gli artisti davvero da classifica fossero in realtà pochi e raramente frutto dell’exploit di un momento, e che i generi musicali più vicini al pubblico giovane fossero quasi intrinsecamente da ritenersi inadatti ai grandi numeri e al pubblico mainstream.

Oggi più che mai il ribaltamento è in atto: stiamo vivendo un’epoca di grande entropia, che sicuramente offre tante opportunità, sia agli artisti che agli operatori del settore. Al tempo stesso, però, bisognerà attendere il consolidamento di alcuni fattori, come per esempio la penetrazione dei player del digitale nei singoli mercati, per arrivare a una definizione migliore della situazione.

O semplicemente bisognerà abituarsi a uno stato di continuo movimento del mercato e dei suoi fattori, e valori: una condizione di perenne velocità nella quale i ruoli cruciali verranno ricoperti, presumibilmente, dai dispositivi sui quali si ascolterà la musica, e dal pubblico, dalle scelte del consumatore.

Come A&R siamo, in qualche maniera, il principio della filiera musicale. Non siamo certamente gli unici o i principali protagonisti, noi delle major. Ma il nostro lavoro resta quello di intercettare le tendenze e i talenti, con il massimo anticipo e la migliore visione, o previsione, possibile.

In questo senso il nostro approccio al mercato non è cambiato: il mutamento riguarda forse due elementi e cioè la verticalità dei generi e la predominanza, o meglio, l’importanza, dei singoli.

Se il secondo punto è sicuramente più evidente, con il primo mi riferisco al fatto che, nel momento in cui un artista comincia a generare numeri importanti, la tendenza è divenuta quella di “risalire la corrente” e andare a contattare tutti gli altri interpreti dello stesso genere musicale.

Una pratica, questa, in voga da sempre nel music biz: ma che, grazie appunto al digitale e al dominio dello streaming, ha assunto oggi forme e metodi piuttosto esacerbati.

È inevitabile che ci venga chiesto anche questo: firmare chi propone la musica più richiesta dal mercato, anche a costo di fallire.

A volte ci muoviamo direttamente, più spesso invece ci interfacciamo con chi sul territorio (e nelle cantine, nei locali, nelle camerette…) è più presente: piccole label, realtà locali, manager.

Lentamente le grandi etichette multinazionali operano meno come incubatori in grado di sviluppare un progetto da zero, e funzionano sempre di più come amplificatori di qualcosa che già sta accadendo: un improvviso successo, l’inizio di una carriera, l’esplosione di un genere.

In realtà il momento, a mio avviso, ci sta offrendo forse l’opportunità migliore degli ultimi anni, perlomeno in Italia.

La dinamicità del mercato ha infatti indebolito altri pattern promozionali più tradizionali, quali la necessità di conquistare le radio commerciali, o l’importanza di partire dall’album (fisico) per costruirsi un pubblico o una fanbase.

Per questo motivo tornano finalmente ad essere fondamentali due elementi, che hanno sempre rappresentato il mio personale mantra lavorativo quotidiano.

Le canzoni, e l’unicità dell’artista.

E, sinceramente, io ora mi sento davvero libero: in Virgin Records (una delle tre label di Universal Italia) stiamo sperimentando, osando e rischiando per costruire un roster di artisti diversi l’uno dall’altro.

Un caleidoscopio che sia lo specchio dei tempi e che incarni il DNA di un’etichetta da sempre eclettica, internazionale e visionaria.

Ovviamente cerchiamo sia i numeri, che di creare una scuderia completa dai nomi più importanti fino a quelli davvero emergenti. Ma le linee guida sono sempre di più quelle di costruire una diversità da cui possa scaturire la forza della nostra proposta, sia nel ventaglio degli stili che dal punto di vista della ricerca musicale ed estetica.

Credo perciò che questo sia l’insegnamento migliore e più importante che ho ricevuto da questo grande momento di cambiamento.

Come ho imparato dalle parole di un grande manager, è nella differenza che risiede la possibilità di essere vincenti.

Da ogni grande crisi nascono, si dice, grandi opportunità: e ciò che ora dobbiamo fare è saper cogliere questa possibilità e gettare i semi di quelle che, speriamo, possono essere le future luminose, e lunghe, carriere, dei prossimi grandi artisti della musica italiana.

I pensieri dei valutatori: Daniele Rumori

Nuovi negozi di dischi stanno aprendo un po’ dovunque. Il vinile è tornato ad essere un supporto amato ed acquistato. Ai concerti si registrano sold-out ad un ritmo vertiginoso, mentre i talent e il Festival di Sanremo macinano share da capogiro. Sono segnali di una ripresa o di una imminente apocalisse? Ecco cosa ne pensano i valutatori di Sonda.

Anche se la mia esperienza da discografico si è chiusa nel 2010, continuo a seguire con passione quello che succede nel mondo della discografia. Per questa ragione, quando leggo commenti entusiastici sulla “rinascita del vinile”, ho sempre parecchi dubbi sulla reale bontà della notizia, soprattutto quando questa viene messa in relazione con un presunto miglioramento dello stato di salute della musica indipendente.

Prima di tutto, infatti, bisogna chiarire una cosa: quella del vinile è una nicchia. La vendita di questi supporti rappresenta solo il 10% del totale dei supporti fisici, meno del 5% se si considera l’intero settore discografico in tutte le sue varianti, compresi servizi di download e streaming.

Inoltre, recenti studi dimostrano come la maggior parte dei vinili (più del 70%) siano acquistati da una categoria ben precisa di utenti, quelli chiamati “superfans”. Si tratta di pochi soggetti che ogni anno spendono una cifra molto più alta della media (circa 500 euro) per comprare un numero abbastanza elevato di vinili (almeno 20 a testa). Sono, nella maggior parte dei casi, dei veri e propri feticisti che cercano soprattutto ristampe, possibilmente in edizioni limitate, e versioni deluxe. Le vendite da questo punto di vista parlano chiaro: l’album più venduto negli Usa nel 2017 è stato Sgt. Peppers dei Beatles. I Fab Four sono anche al secondo posto con Abbey Road in una classifica che vede protagonisti artisti come Prince, Pink Floyd, Michael Jackson, David Bowie, Bob Marley ed Amy Winehouse. Tutti i primi 25 dischi più venduti, inoltre, sono prodotti da major.

I numeri di vendite di vinili delle etichette indipendenti, invece, non sono affatto migliorati, anzi, molte label lamentano un calo proprio dovuto alla presenza sempre più massiccia nei negozi di ristampe di dischi “classici”. Non solo, a causa degli ingenti ordini da parte delle multinazionali, le poche stamperie di vinili rimaste al mondo hanno allungato notevolmente i tempi delle consegne alle etichette più piccole, provocando in molti casi slittamenti di uscite, con conseguenze negative anche sui tour delle band.

Il vinile, dunque, deve la sua piccola esplosione non ad una rinascita del mercato indipendente, ma alla capacità che hanno avuto le grandi etichette, soprattutto major, di trasformare i dischi in veri e propri oggetti da collezione, intercettando sia le esigenze dei fan “completisti”, sia un pubblico nuovo che non considera più il 33 giri come un media musicale, ma quasi un oggetto di arredamento da esporre in casa propria.

Facendo parte della categoria dei feticisti/collezionisti, sicuramente non posso che gioire per questa situazione: nuovi negozi e sempre più dischi disponibili, una vera goduria per quelli come me. Allo stesso, tempo, però, mi rendo conto che non è attraverso l’analisi del fenomeno vinile che possiamo capire dove sta andando il mercato della musica, i dati vanno esaminati nel loro complesso.

Nel primo semestre del 2018, secondo un report della Recording Industry Association of America, per quello che riguarda supporti fisici abbiamo un aumento di vendite del vinile del 12%, di fronte ad un vero e proprio crollo del Cd (-40%). Allo stesso tempo diminuisce in maniera corposa il download a pagamento (-26%), mentre sono definitivamente esplose le sottoscrizioni alle piattaforme di streaming che crescono a ritmi elevati e costanti (quasi +50% in 6 mesi) raggiungendo solo negli Stati Uniti circa 45 milioni di utenti.

Si tratta di una vera e propria rivoluzione, la musica sta diventando liquida. L’industria discografica sta mutando il suo core business: il proprio catalogo non viene più venduto sotto forma di album e singoli, ma viene messo a completa disposizione degli utenti. Si sta superando definitivamente il concetto di possesso per quello che riguarda i dischi, le nuove generazioni sono abituate ad avere a disposizione milioni di canzoni gratuitamente. Siamo di fronte ad un processo irreversibile, che condanna il supporto fisico ad avere un ruolo sempre più marginale.

Inevitabilmente, anche il mondo dei concerti sta mutando di pari passo con quello discografico. La fascia di età che maggiormente partecipa ai concerti coincide con quella che più usufruisce dello streaming. Questo significa che, per chi come me organizza live, stanno cambiando in maniera radicale i parametri per individuare gli artisti che hanno potenziale e che si vuole far esibire nel proprio locale.

Stiamo perdendo tutti i nostri punti di riferimento classici. Non conta più chi distribuisce il disco o chi fa la promozione. Anche una buona o cattiva recensione ormai non ha più nessun peso. Alcuni artisti raggiungono un successo incredibile e riempiono locali senza che nessuna radio o nessun giornale tradizionale si sia ancora accorto di loro. Altri registrano un sold out dietro l’altro senza aver mai fatto un disco e con un repertorio di pochissimi pezzi.

Diventa sempre più difficile orientarsi sui gruppi nuovi. Tutto va ad una velocità pazzesca, e bisogna saper cogliere ogni minimo segnale al momento giusto. Ora bisogna controllare quanti ascolti una band fa su Spotify o se è finita nella playlist di qualche “influencer”. Sono meccanismi molto difficili da cogliere, soprattutto per chi come il sottoscritto ha più di 40 anni.

Sto invecchiando, e quando sono di fronte alla mia collezione di lp ogni tanto penso che forse si stava meglio quando per ascoltare un disco dovevi comprarlo. Quando potevi rischiare di comprare anche un disco brutto, ma poi alla fine non avevi molta scelta e dovevi ascoltarlo per forza, tanto da fartelo piacere. Quando si era sicuri che un concerto andava bene perché era uscita una bella recensione del gruppo su Rumore. Quando i gruppi facevano sold out perché suonavano bene e suonavano bene perché avevano fatto tanta gavetta. Ma nonostante questo non sono nostalgico. Ben venga il progresso, vediamo dove ci porta. Sempre nella consapevolezza che, come diceva George Orwell: “Il progresso non è un’illusione; accade, ma è lento e invariabilmente deludente”.

I pensieri dei valutatori: Roberti Trinci

Nuovi negozi di dischi stanno aprendo un po’ dovunque. Il vinile è tornato ad essere un supporto amato ed acquistato. Ai concerti si registrano sold-out ad un ritmo vertiginoso, mentre i talent e il Festival di Sanremo macinano share da capogiro. Sono segnali di una ripresa o di una imminente apocalisse? Ecco cosa ne pensano i valutatori di Sonda.

Dal mercato ci arrivano dati contrastanti (il continuo calo del cd e del download, la crescita di streaming e vinile) che comunque certificano se non altro che il fondo ormai era stato toccato. Oltre a chiarire che pagare per avere ESATTAMENTE quello che si può avere gratis (il download) non è mai stata una grande idea.

La musica continua dunque ad essere un consumo importante nel mercato culturale, soprattutto quello giovanile ma non solo (dato che le generazioni nate dagli anni cinquanta in poi non smettono di consumare musica una volta diventati adulti, come facevano invece le generazioni precedenti) e semplicemente è l’acquisto di musica che se non è giustificato dalla bellezza dell’oggetto (il disco di vinile, i packaging particolari) non è più una abitudine.

La musica la si ascolta (radio, youtube, spotify), non la si compra.

La resistenza (anzi la crescita) del live è la prova che il bisogno di musica non solo non è calato ma anzi è addirittura cresciuto.

Va poi detto che, in particolare in Italia, i nuovi consumi musicali e il successo di nuovi macrogeneri identificati (in modo scorretto ma chiaro) come musica indie e musica trap (senza scordare l’annuale ricambio di prodotti post-talent) ha molto rafforzato il target più giovanile che fino a qualche anno fa sembrava praticamente sparito dai radar delle case discografiche.

Sono gli adolescenti e i pre-adolescenti ormai il nocciolo duro del consumo in streaming . Basta guardare le classifiche di vendita streaming-oriented per rendersene conto con la TOP10 continuamente occupata militarmente da nomi che non dicono assolutamente niente agli over-30.

Altra caratteristica peculiare del mercato italiano è la nettissima preferenza per gli artisti nazionali, preferenza che a questi livelli non si riscontra in nessun altro paese europeo con spesso 8 o 9 titoli nazionali ad occupare i primi 10 posti.

Come ha reagito l’industria musicale (non parlerei più semplicemente di industria discografica dato che i numeri di settori come quello del live, quello editoriale o quello del merchandising sono ormai altrettanto importanti) a questa sorta di “rimbalzo” che ha fermato una crisi che sembrava irreversibile? D’altra parte quando il prodotto che tu vendi improvvisamente può essere ottenuto gratuitamente era difficile mantenere l’ottimismo.

La reazione è stata quella di puntare da una parte sul bell’oggetto (per un pubblico più maturo). La musica si può avere gratis ma non un oggetto da collezione capace di testimoniare il tuo gusto e la tua storia e di “arredare” la casa.

Dall’altra parte la reazione è stata molto più prosaicamente di “arrendersi” al pubblico giovane inseguendo le passioni momentanee dei talent o le nuove risposte generazionali alla musica dei genitori (che nel frattempo è diventata rock e new wave) fatte di trap e indie. L’ addetto ai lavori (di nuovo, la parola “discografico” ormai è limitativa) ormai non prova più ad imporre i suoi gusti (se mai l’ha fatto) ma insegue in modo quasi disperato tutte le nuove correnti che arrivano dal basso.

Si potrebbe dire che l’ha sempre fatto ma c’è una novità importante. Fino ad un decennio fa erano i ventenni o al massimo i 15/16enni a dettare il mercato e il discografico o l’editore medio (immaturo per costituzione) non aveva problemi ad interpretarne i desideri. Adesso i trendsetter sono bambini di 9/10 anni (non sto scherzando, andate ad un qualsiasi firmacopie dei nuovi idoli) e capirete che per l’addetto ai lavori trentenne o quarantenne (ben che vada) il gioco si fa un bel po’ più difficile e direi scivoloso.

Il potere quindi passa totalmente al pubblico e ai musicisti che ne sanno interpretare i gusti con un lavoro spesso solo “notarile” dell’addetto ai lavori che, certificato l’impatto di un artista sul pubblico, cerca di appropriarsene spesso strapagandolo e senza una reale comprensione né della specificità né della durata del fenomeno in questione.

Diciamo, per sintetizzare, che per gli artisti e per il pubblico la situazione sta migliorando. Per l’addetto ai lavori resta sempre (molto) complicata.

Le produzioni di Sonda

Sonda Club arriva alla terza accoppiata di singoli. Dopo Paolo Belli feat. Trio Medusa con i New Colour, i Giardini di Mirò remixati da Teho Teardo con i Kisses From Mars, gli Skiantos feat. Claudio Lolli con Nicholas Merzi e i Confusional Quartet con i feat. Esserelà, ora tocca ad altri importanti artisti sostenere un paio di giovani iscritti al progetto Sonda. La disponibilità per i singoli 2018 è stata cercata e trovata in Mara Redeghieri (ex voce degli Ustmamò) e Murubutu. Due pezzi da novanta nei rispettivi territori di movimento, se Mara è stata la voce degli Ust, per poi trovarsi artista solista con canzoni tra le mani così dense che sembrano sampietrini lanciati contro la sonnolenta società civile, dall’altra parte c’è Murubutu tra i nomi che contano del rap italiano, con testi così pregnanti da farti piegare le ginocchia. A loro si sono affiancati una giovane band: La Metralli (con Mara) e il rapper Messia (con Murubutu). Per La Metralli si tratta di una conoscenza di vecchia data, il gruppo e Mara si erano già incrociati e le loro strade, se pur nella differente cifra artistica, sono in qualche modo accomunabili, mentre per Messia essere sul lato B di un singolo con Murubutu crediamo sia un grande onore, nonché uno stimolo per proseguire una carriera iniziata da poco. Mara Redeghieri ci ha “regalato” un brano, “Augh”, tratto dal suo album solista, che è stato accoppiato a “Ellittica” de La Metralli. Murubutu, invece, ci ha “omaggiato” del suo “Mara e il maestrale” (una coincidenza nel titolo con la Mara dell’altro singolo del tutto fortuita) contenuto nell’album “L’Uomo Che Viaggiava Nel Vento E Altri Racconti Di Brezze E Correnti”, a cui è stato affiancato “Matondo” di Messia. Anche in questa tornata di pubblicazioni i singoli saranno colorati, per scoprire i colori dei vinili guardate la foto in pagina o passate dal Centro Musica a ritirare la vostra copia gratuita. Ovviamente affrettatevi, la tiratura è limitata a 300 copie per titolo. Sarete tra i fortunati 300?

Mara Redeghieri “Augh”

La Metralli “Ellittica”

Murubutu “Mara e il maestrale”

Messia “Matondo”

I live di Sonda visti da voi: Stella Baraldi

Stella Baraldi.
Godot Festival (MO), 5/8/2018. Main guest Bruno Belissimo

Quando partecipi ad un festival estivo è tutta un’altra storia. Non importa se sei sul palco del “Warped Tour” o su quello del “Godot Festival”, quello che conta è il caldo, l’atmosfera e la voglia di musica che d’estate aumenta in maniera esponenziale. “Mi è capitato spesso di andare ai concerti organizzati all’ATP live club di Migliarina di Carpi, soprattutto durante le stagioni invernali, mentre non ero mai stata al “Godot Festival”, che si è svolto nello spazio esterno di fianco alla sala concerti del locale al chiuso”, dice Stella Baraldi dopo la sua apertura in una delle serate del festival, quella dove il piglio sbarazzino di Bruno Belissimo ha spettinato tutti i presenti. “Non conoscevo Bruno Belissimo, è stato interessante ascoltarlo per la prima volta. Non era troppo in linea con il mio stile, facciamo generi completamente diversi. Prima di lui, però, ha suonato Verano, un progetto italiano con una cantante donna (anche loro molto interessanti!); ecco il mio stile di cantautorato era più attinente al loro genere”, continua a raccontare Stella che grazie al Godot ha scoperto il baffo di Bruno. La riuscita di un festival dipende anche dall’atmosfera che gli organizzatori riescono a creare: “I responsabili del festival, dall’accoglienza, alla cucina, al bar, ai ragazzi che si occupavano delle band e dei musicisti, sono stati molto disponibili e attenti alle diverse esigenze”. Poi giunge l’ora di salire sul palco ed osservare come reagisce il pubblico nei confronti delle tue canzoni: “Sono rimasta molto soddisfatta, i miei brani hanno ricevuto un attento ascolto”. Un concerto può anche diventare l’occasione giusta per scambiare pareri, opinioni e suggerimenti: “Dopo il concerto mi sono confrontata con alcuni miei amici musicisti, inseriti in progetti di spicco italiani, sul mio stile di scrivere canzoni, sugli arrangiamenti, sulle scelte di strumenti da suonare, anche in previsione di registrare il mio nuovo cd a settembre”. Insomma anche una apertura può risultare gradevole. Una esperienza da ripetere: “Penso che l’opportunità di aprire ad altri artisti sia una iniziativa preziosa per i giovani musicisti della zona, che spesso non riescono ad inserirsi in contesti di festival con band italiane e internazionali, o eventi musicali più grossi del semplice concerto in un locale, a meno che non siano sotto contratto con una etichetta, o conoscano direttamente gli organizzatori dell’evento. A febbraio avevo aperto agli Ex-Otago durante “Cantautori su Marte” alla Tenda a Modena ed anche quella era stata una bella serata”, dice Stella con la consapevolezza di avere tra le mani ottime canzoni da proporre al pubblico.

I live di Sonda visti da voi: Barone Lamberto

Barone Lamberto.
Giardinner (MO), 21/6/2018. Main guest Ghemon

L’estate è il periodo dell’amore e “Giardinner” è l’amore per la musica. Il Barone Lamberto nel suo girovagare di città in città è arrivato nel luogo dell’amore: “Non avevo mai avuto occasione di suonare ai Giardini Ducali e devo dire che è un posto meraviglioso, una location davvero suggestiva. “Giardinner” lo conoscevo già perché ho un amico tra gli organizzatori”. Ghemon e Barone Lamberto un incontro che può sembrare lontano anni luce ma che invece è più vicino di quanto si possa pensare: “Ammetto che conoscevo Ghemon solo per sentito dire. Così prima della data sono andato ad ascoltare le sue cose. Ho riconosciuto una certa attitudine alla sperimentazione che potrebbe accomunarci al di là degli elementi stilistici che contraddistinguono le nostre rispettive proposte. Sicuramente c’è l’utilizzo del rap che però va verso altre direzioni”. Differenze stilistiche a parte, come si è trovato il Barone Lamberto a “Giardinner”: “Sia Ghemon sia i gestori sono stati gentili ed accoglienti. Ho avuto modo di confrontarmi con l’artista che mi ha preceduto in scaletta e con alcuni dei musicisti di Ghemon alla fine dell’esibizione. L’atmosfera era molto gradevole, rilassata e abbiamo chiacchierato a proposito di tour e aneddoti legati ad esperienze comuni”. Anche questo arricchisce il bagaglio d’esperienza che se poi si unisce ad una buona risposta del pubblico tutto sembra perfetto: “Sono piuttosto soddisfatto. In platea c’erano diversi amici e conoscenti davanti a cui, difficilmente, mi capita di esibirmi essendo abituato a suonare spesso fuori regione”. Oggi nel mondo dei social una esibizione può generare like come ci conferma il Barone Lamberto: “Come quasi sempre accade, dopo il concerto ho avuto nuovi like e followers sui miei profili social. La mia speranza è che queste persone continuino a seguirmi sia sul web che dal vivo”. Quindi tra followers e i “mi piace” è plausibile che ci sia un qualcosa da tramandare ai posteri: “Di aneddoti memorabili non ce ne sono stati ma in linea generale la serata è stata un successo”. Dalle stelle (di un successo) alle stalle (di una critica): “Quella di Sonda è un’ottima iniziativa ma, a parere mio, ci sono state due grosse pecche: la prima sta nel non aver corrisposto un cachet minimo, un rimborso spese, agli artisti che si sono esibiti. Per quanto ci riguarda, avendo il batterista che veniva da Rimini e il bassista da Sant’Ilario d’Enza abbiamo praticamente pagato per suonare e questo non è molto professionale. La seconda è che non ci sono stati forniti buoni pasto, o consumazioni di sorta, altra cosa che di solito insieme al cachet è di uso comune corrispondere ai musicisti. Adottando questo tipo di politica il rischio è quello di crescere una generazione di artisti che non vede ripagato il proprio impegno, non dà il giusto valore a quello che fa e crede che sia giusto esibirsi gratuitamente”.

I live di Sonda visti da voi: Davide Bosi

Davide Bosi.
Covo Club, 18/11/2017. Main guest The Amazons

“Suonare live mi piace da matti”: con queste parole si presenta Davide Bosi, cantautore e musicista cesenate, che infatti con il suo album “Don’t Try” del 2017 ha avuto modo di suonare in importanti locali, sia in Italia che all’estero, accompagnato solo da chitarra e loop station, compresa la data al Covo Club prima del concerto dei britannici The Amazons. “Francamente non mi aspettavo così tanta gente all’apertura, sono rimasto piacevolmente colpito. Dopo il live molti si sono fermati a farmi i complimenti, e questo mi ha riempito di gioia. Non conoscevo i The Amazons, ma ne avevo sentito parlare… hanno il tipico sound pop-rock britannico che può sembrare banale, ma dal vivo sono decisamente formidabili, poche volte mi è capitato di sentire una chimica così forte tra i componenti di una band”. Era la prima volta per Davide in apertura a un artista affermato, ma possiamo dire che abbia capitalizzato l’occasione offerta da Sonda, dato che di recente ha aperto anche il concerto di Alessandro Fiori in occasione di Ingranaggi Festival a Santarcangelo di Romagna. “Penso che sia un tipo di esperienza fondamentale per un artista emergente, anche perché si ha l’opportunità di parlare con figure ben introdotte nel settore musicale, e non capita spesso di riuscire a ottenere questo tipo di contatti. C’è spesso un certo disinteresse da parte di chi di dovere verso la musica emergente che viene loro inviata, e in questo senso Sonda riempie un buco, perché senza comunicazione non c’è futuro per la musica emergente. E, di conseguenza, non c’è futuro per la musica”. E proprio la musica è stata al centro della serata di Davide Bosi al Covo Club, anche fuori dal palco, con i The Amazons che prima del concerto suonavano nei camerini per puro svago, non per prepararsi al concerto. “Visto che erano in pieno tour ho trovato assolutamente incredibile che nel tempo libero suonassero per rilassarsi. Dimostra ancora una volta quanto vivano la loro musica non solo come una professione, ma anche come una grande passione”.

I live di Sonda visti da voi: Maru

Maru
La Tenda, 8/3/2018. Main guest Colapesce

Non è stata propriamente l’apertura di un concerto, quella a cui ha partecipato Maru, musicista e autrice siracusana di base a Bologna che ha da poco pubblicato il suo secondo disco “ZeroGlitter” per l’etichetta romana Bravo Dischi (Colombre, Joe Victor). Il suo concerto acustico si è tenuto infatti all’interno della rassegna Cantautori su Marte, quattro incontri fra parole e musica pensati per fare il punto sulla canzone d’autore in Italia. L’ospite della serata era Colapesce: “ Lo conoscevo già e lo stimo molto”, racconta Maru, “Perchè veniamo dalla stessa provincia siciliana, quindi il suo nome e il suo stile mi sono familiari, perché noi siciliani abbiamo questa caratteristica di portare le nostre radici in qualsiasi testo scriviamo, qualunque sia l’argomento”. Anche se per lei non era la prima volta in apertura ad un artista importante (ha avuto modo di aprire concerti per Motta, Ex Otago, Maria Antonietta, Canova e altri), ha apprezzato questa rassegna atipica: “Mi piace scoprire qualcosa sulla vita di un autore o artista e credo che il tipo di serata lo abbia permesso. Sono stata anche molto contenta del mio concerto, il pubblico era attento e divertito, cosa che succede raramente per un artista in apertura”. Un bilancio ottimo per la serata ma anche per l’esperienza di Maru con il progetto Sonda perché permette di ricevere pareri sulla propria musica da persone che lavorano realmente nella discografia, “contatti che sono spesso inaccessibili per un artista emergente” e ottenere consigli realmente utili, anche se spesso non si riesce ad avere un feedback continuo con il proprio valutatore. Inoltre Maru si porta anche a casa dalla Tenda un po’ di speranza nel genere umano: “Colapesce aveva dimenticato il suo capotasto e gli ho prestato il mio, ma ero talmente presa dalla serata che alla fine l’ho dimenticato alla Tenda. Alcuni ragazzi l’hanno trovato sul palco e dopo qualche giorno mi hanno scritto per restituirmelo… Non avrei perso molto, però ho apprezzato questo gesto carino, magari qualcun altro se lo sarebbe semplicemente intascato”.

I live di Sonda visti da voi: Oaks for Rent

Oaks for Rent.
Off, 6/1/2018. Main guest The Bastard Sons of Dioniso

“Conoscevamo già i Bastard Sons Of Dioniso, chiaramente il nome ci era famigliare dai tempi della loro partecipazione ad X-Factor. Alcuni di noi poi hanno seguito il loro percorso successivo, apprezzando i loro lavori” affermano i modenesi Oaks For Rent, che ovviamente non si sono fatti scappare l’occasione per una data live: “Ascoltavamo già ‘Cambogia’ prima di sapere che il tour di presentazione sarebbe passato dall’Off di Modena, e chiaramente quando si è presentata l’occasione di aprire il loro concerto abbiamo subito fatto richiesta a Sonda”. La band è nata nel 2015 e ha pubblicato i primi brani in un EP omonimo uscito a febbraio 2018, e si rifà all’alternative e garage rock di band come Arctic Monkeys, Cage the Elephant e The Districts. “Il nostro sound è abbastanza in linea soprattutto con i primi lavori dei BSOD, anche se nel loro stile si sente più chiaramente una radice hard rock e la maggior parte dei loro testi sono in Italiano, mentre noi scriviamo in inglese”. Nel complesso, la serata si è rivelata positiva per gli Oaks For Rent, che si sono trovati davanti un pubblico caloroso e che hanno anche avuto modo di bere qualche birra con la band principale e scambiare opinioni musicali e su come arrivare a produrre in autonomia la propria musica. “Secondo noi quella di Sonda è un’iniziativa con un potenziale molto alto”, raccontano gli OFR, “che purtroppo non sempre viene sfruttata al meglio. Per delle band come noi avere l’opportunità di confrontarsi con band di questo calibro è utile sia per vedere come si comportano in concerto, sia per capire meglio la strada che hanno percorso fino a quel momento. Non ultimo, è una grande occasione per farsi conoscere da un pubblico diverso da quello abituale. Il già buon lavoro di Sonda potrebbe essere ancora migliore e dare più risultati se fosse fatto più frequentemente, a chi ne fa richiesta e se l’artista merita, perché trovare dei concerti di questo tipo da band indipendente è estremamente difficile”.

I live di Sonda visti da voi: Temple of Venus

Temple of Venus
Zona Roveri 28/4/2018. Main guest The Young Gods

Quando finisci per esibirti in un importante festival che allinea un cartellone pieno zeppo di artisti altolocati non pensi più a quella volta che avevi perso una occasione: “Conoscevamo Zona Roveri ma non ci avevamo mai suonato, anche se nel 2016 avremmo dovuto fare da spalla ai mitici Killing Joke. Purtroppo abbiamo dovuto rinunciare per impegni pregressi”, dicono i Temple Of Venus dopo l’ottima performance al festival. Una due giorni di sonorità oscure che ha portato sul palco vecchie glorie e nuove proposte: “Conoscevamo bene i Disciplinatha. I Temple of Venus gli hanno fatto da apertura, come a tante altre band peraltro, a “Scandellara Rock” nel lontano ‘96. Gli Young Gods per alcuni sono una specie di band di culto, le Client direi che non le conoscevano in tanti. In tutta sincerità non abbiamo trovato tanti punti di contatto tra la nostra proposta e quella delle altre band, ma ovviamente il nostro è un parere soggettivo”. Una ennesima esperienza anche per le dimensioni del locale che davanti ad un festival così articolato deve prepararsi su più livelli: “Inizialmente, al nostro arrivo, ci siamo rapportati col fonico, Giorgio, veramente molto capace e professionale, poi una volta “sul pezzo” con la numerosa crew a supporto, la più collaborativa con cui abbiamo avuto il piacere di suonare, mentre con le altre band non abbiamo avuto alcun contatto, ma questo non è necessariamente un fattore negativo”, continuano a raccontarci i Temple Of Venus che ci tengono a sottolineare anche che nonostante siano stati il primo gruppo a salire sul palco hanno ottenuto una ottima risposta da parte del pubblico. In serate così strutturate può capitare che succeda un qualcosa da raccontare anche dopo anni: “Non si offenda nessuno ma non c’è stato nessun aneddoto. Abbiamo fatto il nostro live nei tempi assegnati e concordati. Vogliamo però sottolineare che il sound che sentivamo sul palco era veramente di prima qualità, il migliore da tempo”. Un piccolo rammarico dopo una riuscita esibizione può anche trapelare parlando con alcuni spettatori: “In tanti ci hanno messo in evidenza lo scarso minutaggio a disposizione; a serata conclusa, ci hanno detto che il nostro set è stato quello che ha reso meglio dal punto di vista sonoro”. Rimane il fatto che la collaborazione di Sonda con i diverso locali è apprezzata: “Siamo grati a Sonda di questa opportunità, anche perché nonostante i quasi 34 anni di militanza musicale, le occasioni per suonare su un palco come quello di Zona Roveri e in una situazione come il festival musicale cittadino più importante di Bologna sono rarissime. Non crediamo di dover aggiungere altro”. Bene, alla prossima occasione.