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Quale consiglio puoi dare a un giovane che vuole iniziare la carriera musicale?

La redazione di Sonda ha fatto questa domanda a diversi artisti italiani e stranieri, dai Calexico a Bennato, dalla Mannoia alle Orme, da Jon Spencer a Dave Lombardo.
Ecco cosa ci hanno risposto.

Bring Me The Horizon
“Divertiti. Questa è l’unica cosa importante”.

Afterhours (Rodrigo D’Erasmo)
“Non farlo ma questo sarebbe il consiglio cinico. Invece quello romantico è di farlo solo se si sente una impellente esigenza. Fare musica deve essere una esigenza fisica come andare di corpo. Dopo che c’è questa esigenza bisogna cercare di essere personali, speciali ed unici. Non bisogna emulare nessuno, sia nel passato sia nel presente, perché questo non porta a risultati importanti. Per emergere c’è bisogno di bellezza artistica e straordinarietà”.

Weezer
“Per tutte quelle persone che iniziano oggi a fare musica: ricordati solo che è un’avventura e la tua ricompensa arriverà dall’esplorazione. Inoltre lungo la strada potresti farti alcuni amici che lo saranno per tutta la vita”.

Skin (Skunk Anansie)
“La differenza tra te e tutti gli altri sei tu, quindi assicurati che tutto ciò che fai abbia il tuo timbro personale e provenga dalla tua sete di verità. Poi assicurati che sia fottutamente buono!”

Lodo (Lo Stato Sociale)
“Avere fame e trovare un modo di incanalarla in quello che si scrive. Suonare e soprattutto trovare modi di stare insieme. È quello che ha salvato noi”.

Antonello Venditti
“Se devo essere io a dare dei consigli è finita. Sono loro che devono dare a me dei consigli”. 

Emma Marrone
“Metterci tanto cuore, perché farà la differenza e definirà il vero artista che probabilmente durerà in eterno”.

Alice
“Io non ho consigli da dare, mi dispiace”

Jennifer Batten (chitarrista di Michael Jackson)
“Assorbi tutto ciò che puoi da YouTube e rimani aperto a tutte le forme e i generi di musica che esistono al mondo”.

Corrado Nuccini (Giardini di Mirò)
Il mio consiglio è di pensarci molto bene e possibilmente di non farlo!

Alex Paterson (The Orb)
“Non farlo. Non farlo proprio”.

Paolo Benvegnù
“Non tradire mai se stessi. All’inizio si vuole occupare una parte nel mondo e questo porta, alcune volte, a cercare delle scorciatoie. Invece credo che ci voglia, come nelle arti marziali, molta disciplina, oltre ovviamente al talento. Chi è molto talentuoso deve applicare più disciplina per evitare che il talento diventi controproducente. Da fruitore, la musica che mi colpisce maggiormente è quella che sento sincera e vera”.

The Bloody Beetroots (Sir Bob Cornelius Rifo)
“Oggi è molto importante la qualità della produzione. Bisogna essere molto concentrati su quello che si vuole fare e crederci fino in fondo. Può sembrare scontato, ma adesso è facile perdere la concentrazione e non credere fermamente in quello che si fa. Oggi in tanti cercano diversi escamotage per arrivare al riconoscimento della propria musica. Così facendo non si raggiungono gli obiettivi prefissati”.

Cristina Donà
“Il mio consiglio è di prepararsi tecnicamente e studiare, senza esagerare, perché credo che sia necessario avere delle basi solide nei confronti dello strumento che si decide di suonare. Una buona tecnica ti permette di poterti confrontare con altri musicisti e trovare la propria strada. Iniziare facendo cover è un percorso quasi obbligato, anch’io ho iniziato rifacendo brani di altri, per poi capire cosa volevo dire con le mie canzoni. Un altro suggerimento è di frequentare assiduamente la musica dal vivo, cercare di conoscere produttori, agenzie, club, perché il live è una parte indispensabile del fare musica”.

Caparezza
“Deve iniziare solo se sente la ‘luccicanza’ per rivivere gli eventi passati e prevedere gli eventi futuri. Deve essere come il figlio di Jack in Shining e possibilmente usare lo stesso abbigliamento”

Alberto Cazzola (Lo Stato Sociale )
“Non deve pensare solo alla musica. Non bisogna chiudersi esclusivamente nel mondo musicale perché l’ispirazione può arrivare da tantissime direzioni. Bisogna impegnarsi senza avere il paraocchi sul proprio strumento o sulla propria band. Bisogna guardare il mondo e tutto quello che ci circonda”.

Blaine L. Reininger (fondatore dei Tuxedomoon)
“Vorrei dire a un giovane che pensa di far diventare la musica una carriera, di pensare a qualcosa di diverso, salvo che lui non senta di dover fare musica per rimanere sano di mente. Però deve trovare un modo per far soldi e sostenere la sua attività musicale. Solo una percentuale molto piccola di musicisti riesce a guadagnare abbastanza denaro e vivere di canzoni”.

Mario Biondi
“C’è da lavurer e anche dimondi. Molti ragazzi pensano di vincere alla lotteria ma questo mestiere è quanto di più lontano ci possa essere dalla lotteria. C’è da lavorare per arrivare a un risultato e c’è da lavorare per garantirsi quel lavoro e far sì che diventi una professione stabile”.

Eugenio Finardi
“Bisogna cercare l’originalità. Personalmente ricevo tanti dischi e ascoltandoli ci trovo un Capossela, un Vasco Rossi, un continuo rifarsi a dei modelli già esistenti. Io ho la disperata necessità di sentire qualcosa di nuovo e di diverso. Quindi cercate di essere originali”.

Cristiano De Andrè
“Bisogna avere molta coerenza e una grande autocritica. Un’autocritica con se stessi è fondamentale. Inoltre è importante non fare scelte sulle quali si hanno dei dubbi. Infine ci vuole una grande coerenza e costanza, cercando sempre di fare meglio senza allontanarsi mai da se stessi. Con la coerenza il pubblico si affeziona a quello che fai, dici e al tuo pensiero. Il successo è proprio questo, la gente attraverso la tua coerenza ti considera un artista serio e affidabile”.

Jon Spencer (Jon Spencer Blues Explosion)
“Rinunciate, o se proprio volete farlo mantenete perlomeno una mente aperta”.

Pasquale Pezzillo (leader dei JoyCut)
“È sempre difficile salire su un piedistallo e dare consigli, perché ognuno ha fatto il suo percorso che è diverso da quello di altri. Non esiste nessuna ricetta. Sulla scorta dell’esperienza di ciascuno si può pensare a un consiglio. Per noi la perseveranza e una dignità professionale in campo artistico alla lunga permettono a un progetto di arrivare a determinarsi, ovviamente se esiste un valore di base. Non bisogna pensare che ci sia una strada semplice e facile da intraprendere ma l’importante è che anche quando tutto può essere sull’orlo di deflagrare, se pensi che il tuo progetto rappresenti una tua esigenza interiore e una tua necessità, prima o poi sarà riconosciuto e apprezzato”.

Richard Hughes  (batterista dei Keane)
“Il mio consiglio è innanzitutto di divertirsi e guardarsi in giro per trovare qualche amico che voglia unirsi e fare musica insieme. Come inizio per imparare a suonare uno strumento mi sembra ottimo”.

Joey Burns  (voce/chitarra nei Calexico)
“Divertitevi. Siate positivi. Siate creativi in tutti gli aspetti della musica e del business. Fate musica per chi la ama, piuttosto che per chi ha il simbolo del denaro stampato negli occhi”.

Adam Green
“Non saprei. Fai in modo di suonare ovunque e portati sempre con te una copia della tua musica, per ogni evenienza e per ogni incontro ti possa capitare”.

Dave Lombardo (batterista degli Slayer)
“Give it up! Non farlo!! Non farlo!!  Dopo questo consiglio ci può stare una abbondante risata”.

Eugenio Bennato
“Il mio consiglio è diretto e immediato, deve scrivere cose che non sono mai state scritte. Insomma essere originale”.

Cristina Branco (una delle maggiori interpreti del fado portoghese)
“Rispetta gli altri e sii te stesso.”

 Fiorella Mannoia
“Non è facile decidere di fare il musicista. Il nostro è un Paese piccolo e c’è tanta offerta. Credo che il musicista debba iniziare dal basso, creare una band, iniziare a suonare, studiare e continuare a studiare. Se si vuole uscire dall’anonimato e dalla media dei musicisti bisogna essere dei talenti veri e per diventarlo bisogna studiare. Quando c’è del talento in un modo o nell’altro viene alla luce ma l’applicazione è fondamentale”.

Michi Dei Rossi (batterista de Le Orme)
“Oggi un giovane a livello di tecnica è molto più avanti rispetto a un giovane di qualche decennio addietro. Però i giovani di un tempo avevano l’anima e la creatività. Quindi il mio consiglio è di curare la tecnica, però di dare importanza anche alla parte creativa che sarà l’aspetto più importante del fare musica. Bisogna scrivere belle musiche, belle melodie, magari senza avere una tecnica sopraffina, che si può migliorare continuando a studiare. Io ancora oggi a sessantadue anni, faccio un paio d’ore di studio al giorno. Qualsiasi strumento va studiato tutti i giorni”.

Diego D’Agata (Splatterpink)
“Lascia perdere e mettiti a studiare fisica, astronomia o biologia. Vai ad accelerare e a far scontrare particelle, o a fare ricerca genetica; ma in un caso o nell’altro metti comunque più distanza possibile fra te e l’Italia”.

Giorgio Prette (batterista degli Afterhours)
“L’unico consiglio che posso dare a un giovane è di cominciare a suonare se proprio non ne può fare a meno emotivamente, se sente l’urgenza di fare musica per fare musica. Sconsiglio vivamente di suonare con l’obiettivo di diventare famoso e avere successo, altrimenti diventa un percorso che non augurerei a nessuno. In Italia se il tuo fine ultimo è diventare famoso sceglierei altre strade, non quella della musica.  Per noi è stato così, non abbiamo iniziato e continuato con l’obiettivo di diventare famosi o la ricchezza economica. Per gli Afterhours non è cambiato niente da quando avevamo 25 anni, suonare ci fa stare bene e non possiamo farne a meno. Se io dovessi sentire che questo stato di cose viene a mancare non riuscirei più a salire su un palco”.

Max Casacci (Subsonica)
“Il consiglio di sempre. Il motivo per cui a distanza di tanti anni si continua a parlare di band come i Subsonica è legato alla finalizzazione del concerto. Bisogna riuscire ad avere quel tipo di risultato quanto prima, costruendolo attraverso un rapporto con un pubblico. Io sorrido quando mi dicono: “Abbiamo scritto questi pezzi, abbiamo fatto il demo, poi un disco ma se alla fine se non hai un ufficio stampa, una etichetta, o una radio non si riesce ad emergere”. Non è così, ci sono mille modi se hai qualcosa da dire per dirlo. Nel momento in cui hai in mano una capacità di stare sul palco ed un tuo pubblico puoi amplificare tutto quello che fai e scegliere i partner giusti. Però devi avere una credibilità di partenza. Non bisogna aspettarsi di trovare subito il giusto intermediario, che magari non è interessato alla tua unicità e cercherà di vedere in te quello che è più funzionale a lui. Bisogna, invece, strutturare il proprio carattere evidenziandolo e soprattutto sapere stare sul palco”.