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I pensieri dei valutatori: Carlo Bertotti

La pandemia ha inferto un duro colpo alla musica, intesa non solo come arte ma anche nelle sue vestigie commerciali. Abbiamo chiesto ai nostri valutatori una riflessione sulle criticità nate in conseguenza a questo stato eccezionale. Uno sguardo che passa attraverso gli occhi di produttori, discografici, direttori artistici, musicisti.

Venti-venti.
Come una guerra, probabilmente più di una guerra.
E non ho mai creduto a chi diceva che tutto questo ci avrebbe reso migliori. Perché quella solidarietà e quel senso di smarrimento che tutti abbiamo provato nelle settimane del primo lockdown si è via via trasformato nella stagione successiva in sorda rabbia, cecità ed egoismo.
Non può esistere un dualismo salute-economia semplicemente perché senza la prima la seconda non ha motivo di esistere. E se alcune categorie lavorative si sono viste travolgere dalla caduta di richieste, dalla mancanza di ordini, dalla chiusura di aziende e uffici, chi lavorava nell’industria musicale aveva da tempo già raggiunto una zona di disagio assoluto che la pandemia ha solo contribuito a mettere definitivamente in luce.
Gli artisti non hanno smesso di scrivere canzoni, certi produttori sanno ancora come dar forma ad un album, alcuni talent scout avrebbero ancora le capacità di individuare chi ha stoffa. Il problema è che però non esiste definitivamente più nulla di assimilabile ad un’industria discografica che possa gestire quello che per anni è stato anche un mercato fiorente che creava carriere e generava profitti.
Il CEO di Spotify Daniel Ek si è rivolto recentemente ai musicisti chiedendo di “produrre di più e più in fretta perché le esigenze del mercato pretendono quello”.
Potremmo chiuderla qui, perché questa frase dice tutto.

Per il Covid un giorno si troverà un vaccino, si perfezioneranno cure. Per la musica non può esistere un futuro se non si ammette a noi stessi per primi che il passato è definitivamente alle spalle, marcio, inerte, defunto senza possibilità di resurrezione alcuna.
La novità è che chi faceva parte del sistema associato alla discografia e che in qualche modo continuava a vivacchiare con musica, spettacoli e affini oggi dovrà fare i conti con un’economia di scala evidentemente non più sostenibile.
Chi scrive, suona e produce musica semplicemente non ha più margini (in questi ultimi anni i bassi costi di produzione con le realizzazioni homemade di trapper e simili o i produttori che fanno dischi in serie con suoni tutti uguali manco fossimo alla catena di montaggio, hanno semplicemente mascherato questo coma del sistema).
Adesso però anche basta: la decenza ha fatto il paio con il resto, la curva è piatta, il genio è altrove, il talento è annegato nella mediocrità.
A voler indicare i colpevoli non si farebbe un grammo di danno nell’indicare in ordine sparso lo streaming, il download selvaggio, i talent, i network radiofonici, le logiche colonialiste delle grandi case discografiche ma poi come si fa a dimenticare l’imbarbarimento sociale sempre più generalizzato? Una decadenza sempre più marcata nei costumi? Una coscienza civile sempre più latitante?
Veramente non ci rendiamo conto di quello che viene scritto, prodotto e messo in circolazione? Davvero non ci accorgiamo di quanto si sia oltrepassata la soglia del buongusto? Vogliamo parlare della qualità delle canzoni che imperversavano in radio quest’estate, quando ancora le cicatrici della prima ondata erano fresche ma si potevano ascoltare refrain imbarazzanti figli di menti sciatte e assolutamente privi di classe, misura e talento?
Ma sono discorsi che abbiamo già fatto in questi anni, logiche che ormai conosciamo alla perfezione. Con una piccola, semplice novità che il Covid ha portato in emersione: i soldi sono definitivamente finiti. Per tutti.
E’ vero, la sensazione per cui la musica sia stata vissuta in quest’ultimo periodo come qualcosa di non essenziale, di non rilevante sia economicamente che culturalmente è purtroppo un dato di fatto. E allora davvero qualcuno dotato di senno si aspetta ancora che si tornino a vendere album o a fare tour come prima?
Oppure c’è qualcuno lì fuori che pensa che mettersi in fila per farsi giudicare da “giudici” improbabili possa essere una soluzione?
O che ci possa essere la reale possibilità di credere ad un “sistema-musica” che ormai da anni ha smesso di svolgere la sua funzione?
Sarà banale, sarà sconcertante e paradossale ma l’unica soluzione che possa intuire per chi vorrà continuare a fare musica è quella di armarsi di tenace pazienza e coltivare il proprio talento facendo anche altro in modo da rendersi economicamente indipendente, continuando a pubblicare autonomamente i propri brani online, o a promuovere le proprie canzoni suonando ovunque sia possibile. Senza aspettarsi nulla se non la gratificazione e il compiacimento di essere coerentemente attaccati ad una parte vitale della propria esistenza.
Il disincanto, il pragmatismo, un po’ di sano cinico realismo ci salveranno.
Perché forse qualcuno tra la gente un giorno comincerà a rendersi conto che di nuove canzoni ci sarà reale necessità, perché il ricordo di quelle passate non sarà sufficiente a chi dovrà costruire un proprio personale bagaglio di esperienze ed emozioni legate anche alle note o alle parole di un ritornello o di una strofa. E allora si formerà spontaneamente un nuovo pubblico, qualcuno che esigerà un patrimonio inedito di canzoni che andranno a comporne i gusti e l’attitudine e in quel preciso momento nascerà spontaneamente un nuovo mercato e si riavvierà quel meccanismo virtuoso che renderà economicamente sostenibile una ripartenza.
Chi vorrà continuare a fare musica dovrà farlo come l’ultimo dei cavalieri jedi, superstite di un mondo che non esiste più ma testimone di una passione che non si riesce ad estinguere.
In ostinata, consapevole attesa.

I pensieri dei valutatori: Giampiero Bigazzi

La pandemia ha inferto un duro colpo alla musica, intesa non solo come arte ma anche nelle sue vestigie commerciali. Abbiamo chiesto ai nostri valutatori una riflessione sulle criticità nate in conseguenza a questo stato eccezionale. Uno sguardo che passa attraverso gli occhi di produttori, discografici, direttori artistici, musicisti.

Ok. Pensieri in libertà… riflessioni d’inizio dicembre. Anno orribile 2020.
Cosa posso afferrare dai molti pensieri che in tutti questi mesi hanno affollato la mia mente? E che si condensano in questi fiacchi giorni invernali?
Mi sono stancato di fare e vedere le cose in streaming, on line, digitali, fondamentalmente finte. Meno male che per la second wave nessuno ha avuto il coraggio di affacciarsi da un balcone con la chitarra. Come invece ci siamo scatenati nei primi mesi del Covid. A parte i cori dalle terrazze (obbligatoriamente ripresti con i telefonini e subito affidati ai social), è stato tutto un prolificare di dirette (o quasi) digitali, zoom, skype…
La successiva seconda esplosione della pandemia ha istituzionalizzato questi sistemi di comunicazione (ora abbiamo anche webinar!), dopo un’estate di tiepida ripresa dello spettacolo dal vivo. In molti, mancando alternative lavorative, si sono dedicati a proporsi come improbabili maestri della diretta in streaming. Ormai siamo abituati, per non sparire del tutto, ad apparire per forza su un computer o simili. La cosa positiva è che, mentre nella prima fase si chiedeva l’intervento casalingo degli artisti, adesso ci sono situazioni, sempre più diffuse, che hanno accettato l’idea che è giusto pagare il lavoratore dello spettacolo e della cultura anche per la sua creazione digitale. E la qualità giustamente – anche se non sempre – se ne è avvantaggiata. Da questo punto di vista l’uso del web e dei social per esprimerci in modo compiuto e “vivo”, resterà un congegno espressivo e di diffusione che continueremo a usare. E, senza esagerare, sarà un bene.
Si diceva il lavoratore dello spettacolo… Nelle divisioni cromatiche delle norme anti virus, un colore rosso totale ha coperto spettacoli e cultura. Spesso non se ne è capito la necessità, visto la serietà con cui tutti noi in estate abbiamo gestito i nostri spazi rivolti al pubblico. Ancora oggi, mentre scrivo, riaprono il mercato settimanale sotto casa mia (migliaia di persone con minimi controlli), ma non il teatro. È una ferita che colpisce tutti i livelli dell’arte.
C’è stato e c’è ancora un alto livello di disperazione per la mancanza di lavoro per centinaia di migliaia di persone e soprattutto di frustrazione per non essere pienamente considerati una risorsa per il Paese. Questa sensazione e la conseguente frustrazione rimangono, ma – a parte un inizio catastrofico in cui la “cultura” sembrava, nel pensiero dominante, solo turismo e musei – di fronte a continue proteste, le istituzioni hanno cominciato a considerare anche questo settore di lavoro. Nonostante questo, permane la delusione per cui il nostro mondo arriva sempre in fondo ai pensieri e alle azioni di chi ci governa, non considerando i numeri che fanno della cultura e dello spettacolo non solo divertimento e “cibo per l’anima” (che non è poco), ma anche occupazione e “produzione” economicamente rilevante.
Ma, piano piano, qualcosa si è mosso. Forse una lieve scintilla si è accesa anche nelle stanze ministeriali. Si è aperto finalmente un tavolo tecnico permanente fra operatori e Ministero delle attività culturali.
Si è diffusa questa nuova parola: ristoro, vetusta terminologia burocratica a cui, alla fine, ci siamo affezionati. Abbiamo accolto, contenti, i vari ristori che soprattutto il Mibact ha messo, pur confusamente, in campo.
L’impressione però è che un complesso di creazione culturale, oltre l’emergenza, non può essere basato sull’assistenzialismo. Si è abbandonato il “niente sarà come prima” perché era soprattutto un’affermazione incerta, ma nel nostro caso bisognerebbe veramente che le cose non ritornassero a essere come sono adesso.
Necessitiamo di regole certe e consapevoli, di leggi apposite (soprattutto per quanto riguarda la musica), di spazi giusti, di coinvolgimento della scuola (perché la matematica e non la musica? perché la letteratura e non il teatro come drammaturgia, e il cinema? cioè il linguaggio che è sintesi di tutto…). E ancora: rivedere l’accesso al Fus (Fondo unico dello spettacolo), riformare il codice dello spettacolo dal vivo, semplificare, uniformare, rivedere i meccanismi previdenziali, abbassare l’iva per la musica e lo spettacolo. Mentre si prova a superare le criticità di questo terribile momento, si dovrebbe individuare un progetto complessivo di ampio respiro: il nostro non è un “passatempo” per gioiosi saltimbanchi. L’ossimoro è dietro l’angolo: non vogliamo uscirne più forti ma con le ossa completamente rotte…

Quale consiglio puoi dare a chi vuole iniziare una carriera musicale?

La redazione di Sonda ha fatto questa domanda a diversi artisti italiani e stranieri, dai Calexico a Bennato, dalla Mannoia alle Orme, da Jon Spencer a Dave Lombardo.
Ecco cosa ci hanno risposto.

Datura
“Fate musicalmente quello che volete, quello che sentite, quello che vi piace e vi ispira. Non serve rincorrere le mode ma è necessario crearle. Poi potete aggiungere anche un selfie da pubblicare, ma solo dopo… Prima siate liberi di fare musica!”.

Jim Reid (The Jesus and Mary Chain)
“Mi è difficile dare un consiglio. Però posso dire che bisogna trovare il proprio sound, cercando di seguire la propria strada senza ascoltare i pareri di vecchi come me”.

Maurizio Solieri
“La prima cosa è guardarsi allo specchio e chiedersi se scrivere musica è una scelta che si vuole fare a tutti i costi. Domandarsi: “Amo la musica e mi sento portato, oppure lo faccio perché oggi si può avere successo con un video dove si balla in abiti succinti?”. Non tutti devono per forza fare l’artista. Ci vuole passione, cercando di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno. Fare musica vuol dire anche fare rinunce”. 

Margherita Vicario
“Non guardarsi troppo intorno ma il più possibile dentro sé stessi. Non si deve imitare nessuno. Ognuno di noi ha la sua unicità, bisogna mettere a frutto la propria fantasia”.

Angela Baraldi
“Lavora sodo e divertiti. Divertirsi è fondamentale e non compromette la qualità. Ma devi comunque lavorare sodo e essere disciplinat*, se vuoi essere liber*. Non farti abbattere dalle critiche, mai. Questo l’ho imparato dai maestri”.

Samuele Bersani
Oggi chi inizia a fare musica è molto sgamato e probabilmente è lui che può dare un consiglio a me. Quindi mi rivolgo a chi ha pochi mezzi per fare musica, magari solo uno. Impara bene a suonare il tuo strumento. Esercitati all’infinito”.

Fiordaliso
“Bisogna crederci, non mollare mai, tenendo sempre i piedi per terra e considerare anche un piano b. La passione, però, non si deve mai spegnere”.          

Federico Buffa (telecronista Sky Sport)
“Non c’è mai stata nella storia dell’umanità una possibilità come oggi di potersi esprimere. Ormai la Rete permette a tutti quanti di farsi conoscere. Prima c’era la necessità di qualcuno, o qualcosa per arrivare al pubblico. Ora c’è un enorme palcoscenico mondiale dove tutti hanno una possibilità, bisogna usarlo e sfruttarlo”.

Javier Girotto
“Bisogna cercare di fare musica divertendosi. Non occorre accanirsi nello studio tecnico. Oggi il livello dei musicisti si è alzato notevolmente, però se non ti diverti rischi di fare musica con noia e questa noia la trasmetti al pubblico che hai davanti o ascolta i tuoi brani. Fai musica con gioia e questa gioia arriverà durante i concerti e nelle tue canzoni. Troppo tecnicismo non giova. Emozionati e fai emozionare il pubblico”.

Nicola Manzan (Bologna Violenta)
“Il mio consiglio è sempre lo stesso: studiare la musica, imparare tutto quello che si può, soprattutto la sua grammatica, che è alla base. Mi sembra che negli ultimi anni i più giovani abbiano un modo di approcciarsi alla materia musicale più serio, imparando a leggere il pentagramma, ascoltando i generi più disparati, cercando di avere una visione molto ampia di quello che è il mondo del suono. In generale, la musica è una brutta bestia che ti porta a fare molti sacrifici, a volte in cambio di grandi soddisfazioni (molto spesso sono piccole, ma a ben guardare ogni piccola soddisfazione può essere rilevante per non mollare il colpo), quindi la dedizione deve essere totale e qualcosa succede sempre. E quando succede si sta bene, ci si sente meglio e la vita ci sembra migliore”.

Filippo Neviani (Nek)
“Chi inizia oggi a fare musica deve possedere un talento adatto alle circostanze. Oggi il talento è l’unica difesa che si può mettere in campo in un mondo così concitato. Chi ha talento riesce a sopravvivere, chi non ce l’ha si fa molto male. Più in alto sali più il tonfo diventerà pesante”.

Laura Carroli (Raf Punk)
“Bisogna avere qualcosa da dire, altrimenti è solo divertimento, non che sia un male ma mi spaventa l’assenza di contenuti che vedo in giro”.

Francesco Baccini
Segui i tuoi sogni, perché oggi si confonde spesso e volentieri la popolarità con quello che invece significa veramente fare il musicista. Una volta il successo era il premio finale di un percorso che si poteva raggiungere, o no. Oggi, invece, si parte dalla fine. I ragazzi grazie ai talent diventano famosi prima di iniziare, poi quando cominciano sono già arrivati al capolinea. Così si creano una valanga di frustrati. Fortunatamente io ho iniziato trent’anni fa quando era più difficile. Però, se avevi un contratto con una casa discografica c’era la garanzia che avrebbero investito tempo e denaro su di te. Quindi fate quello che vi sentite di fare, non fatevi condizionare.

Cosmo
“Fai musica con amore del rischio e della sperimentazione. Non pensare al successo in alcun modo. Fai qualcosa di originale e non inseguire facili illusioni”.

Pau (Negrita)
“Beh direi che è una domanda da rivolgere ai Maneskin e non è una battuta. Il mio unico consiglio per un giovane che vuole fare musica è quello di utilizzare dei criteri legati alla sua generazione piuttosto che alla mia. Mi sento anche di rimarcare che tra poco la musica fatta al computer comincerà ad essere rigettata dal pubblico. Le emozioni riesci a trasmetterle meglio suonando degli strumenti. Insomma fate musica vera”. 

Davide Toffolo (Tre Allegri Ragazzi Morti)
“Oggi nei confronti della musica esistono moltissimi approcci ma la cosa più importante è la determinazione. Bisogna anche capire che ci sono tante strade che sembrano quelle principali, però, esistono altre modalità e sono tutte percorribili. Non si vive solo di talent”.

Ron
“Dipende da cosa si vuole fare nella vita. Se fai musica perché vuoi che diventi la tua professione devi essere sempre te stesso. Non bisogna cadere in profonde buche ed abbandonare. Bisogna darsi totalmente, almeno per me è stato così”.

Boosta (Subsonica)
“Bisogna fare musica con più onestà possibile. Nella musica vale tutto, perché in realtà non ha molte regole da rispettare. L’unico consiglio, da fratello maggiore, è quello di fare musica di cui hai urgenza, perché nel mondo dei grandi numeri qualcuno che vuole sentire quello che hai da dire c’è sicuramente. Però, se fai musica cercando di catturare la gente non funzionerà. Inseguire è sempre faticoso e non sarai mai abbastanza veloce”.

Rachele Bastreghi (Baustelle)
“Studiate ed ascoltate. Non abbiate paura di essere voi stessi e trovare la vostra strada. Oggi tutti possono fare tutto, la gavetta non esiste più, però fatevi delle domande e siate autocritici. Fate qualcosa che vi rappresenti, mettetevi in gioco e siate umili. Fare musica è anche una responsabilità verso gli altri. Quindi bisogna pensare prima di agire”.

Enrico Ruggeri
“Se s’intende fare musica come rivalsa sociale va bene andare da un producer, avere tanti follower, un brano col tempo finto e caricare molti video su Tik Tok. Invece, se si ritiene di essere un musicista vero, bisogna trovare delle persone come te e passare del tempo in sala prove. Bisogna suonare, suonare e suonare”.

Mirko Casadei
“La musica bisogna farla prima di tutto per sé stessi, poi può diventare anche una professione e si può suonare per gli altri. La musica è universale e grazie alla musica puoi avere un’arma in più rispetto alla vita. Consiglio quindi di suonare per divertimento, se poi si hanno le doti e la voglia di lanciarsi in questo mestiere si troveranno occasioni e modi per trasformarlo in realtà”. 

Dandy Bestia/Fabio Testoni (Skiantos)
“Suonate. Suonate. Suonate. Cercate tutti gli spazi adatti e suonateci dentro. I tempi sono molto cambiati dai nostri inizi, adesso i dischi si possono fare in casa, quindi anche andare in sala prove è diventato più raro. Però, se avete questa passione dovete suonare ininterrottamente, perché prima o poi qualcosa succederà”.

Claver Gold
“Non affidatevi alle opinioni altrui. Bisogna credere in sé stessi e bisogna lavorare tantissimo. Per raggiungere l’obiettivo occorre impegnarsi molto e continuare a studiare. I grandi musicisti non smettono mai di studiare. Se si vuole fare del rap si deve leggere e continuare a leggere, imparando dai migliori scrittori e solo dopo si può provare a scrivere le proprie rime. Per imparare a livello tecnico bisogna studiare il rap americano, ma per imparare a scrivere devi ascoltare cosa hanno fatto i grandi cantautori italiani”.

Emidio Clementi (Massimo Volume)
“Piuttosto che puntare sulla tecnica, che poi s’impara, bisogna avere consapevolezza e fiducia nei propri limiti. Bisogna mettere da parte quello che non si riesce a fare, per concentrarsi su quelli che sono i nostri limiti e trasformarli in uno stile”.

Uovo (Cristiano Rinaldi – Pastaboys)
“Il mio consiglio è sempre quello. Fai quello che ti piace, non avere confini, limiti ed esplora. Devi goderti l’attimo. Non si può pensare solo ad essere visibili e famosi, perché diventa difficile e riduttivo. Le nuove tecnologie hanno portato la musica alla portata di tutti a discapito della qualità. Oggi sembra più facile avere successo ma alla fine coloro che ci arrivano sono sempre pochi come una volta. Devi essere innamorato di quello che fai”.  

Inoki
“Non pensare ai risultati immediati, perché solo la costanza paga. Non credere che se un anno non gira come dovrebbe le cose non stanno funzionando. Occorre studiare, per comprendere bene la propria materia e studiare ancora”.

Andrea Mingardi
“La prima cosa è partecipare ai talent ma non credere ai talent. Sono ribalte importanti, esperienze notevoli che possono diventare delusioni enormi tanto da interrompere la passione nei confronti della musica. Ci sono molti giovani convinti di aver talento che hanno messo a rischio la famiglia e la loro vita inseguendo il desiderio del successo. Pensate che uno come me in carriera è morto e risorto almeno una ventina di volte”.

Ciro Pagano (Gaznevada)
“La fruizione della musica è cambiata. Adesso passa tutto attraverso le bacheche virtuali. Bastano 15 secondi di ascolto per decidere se un brano è bellissimo o bruttissimo. Non ci sono chance. Tutto è diventato frenetico. In questo modo si sta creando una frattura quasi a livello di classe sociale. Ora per farti conoscere non esiste più il discografico che ascolta la tua demo ma il tuo lavoro deve passare solo attraverso i social. Bisogna investire tempo e denaro per trovare una adeguata esposizione virtuale. In questi ultimi anni si arriva al discografico dopo aver fatto un milione di visualizzazioni. Però, per fare questi risultati occorre un budget, un grande budget. Il mio consiglio è di seguire il proprio sogno ma non mediate con le vostre emozioni. Bisogna esprimersi senza essere condizionati dalle mode passeggere, perché il trend del momento finirà presto senza lasciarvi via d’uscita”.

Giorgio Canali (CCCP Fedeli Alla Linea, C.S.I., P.G.R.)
“Imparare a far le cose da soli. Essere padroni della propria musica è fondamentale. Bisogna decidere in autonomia cosa fare e cosa farci”.

Ginevra Di Marco
“Bisogna avere un occhio costante alla sincerità. Valutare la necessità di dire certe cose, rimanendo concentrati sul proprio messaggio ed essere autentici. Con la tecnologia di oggi si possono fare dischi con grande facilità, però tutta questa facilità non deve appannare il significato profondo di quello che si è deciso di realizzare”.

Godblesscmputers
“Non cercare di copiare nessuno, ma impara e assorbi più che puoi finché non trovi una tua voce che ti assomiglia davvero, fuori dalle mode”.

Chiara Raggi
“Mettersi nell’ottica di scegliere ogni giorno la stessa strada in stile vocazione e dare importanza agli aspetti di cui siamo soliti disinteressarci: diritti, tutela e previdenza. È l’unica via per trasformare la propria passione in un mestiere e mettersi al riparo da fregature, sempre in agguato!”

Alessandro Cortini (Nine Inch Nails)
“Uscite dall’Italia al più presto. Più si viaggia, più si impara, sia professionalmente sia umanamente”.

Dj Gruff
“Studiare. Studiare . Capire. Studiare. E ancora studiare”

Luca Cavina (Calibro 35)
“Se vuoi fare il musicista prima di tutto devi capire cosa ti interessa veramente. Molte persone che ho conosciuto e che sono diventate musicisti avevano una fortissima passione e la musica era al primo posto nella loro vita.  Successivamente, entrati in questo mondo, hanno capito come districarsi nel tortuoso labirinto. Invece, se inizi con l’idea di voler emergere a tutti i costi o diventare famoso, ti infilerai in un vicolo cieco senza via d’uscita”.

Manuel Agnelli (Afterhours)
“Togliti dalla testa il risultato professionale. Tutti coloro che ho incontrato negli ultimi anni avevano come obiettivo quello di diventare famosi. Non importanti, o influenti ma semplicemente famosi. Alle volte cambiando addirittura genere musicale e personalità. Io tutto questo lo trovo terribile e terrificante. Per me è più importante sviluppare un linguaggio che diventa il tuo linguaggio. Un linguaggio che ti può salvare la vita. Lo dico perché a me è successo. Quindi piuttosto che diventare un infelice di successo smetti prima. Se suoni per diventare famoso non farlo”.

Bring Me The Horizon
“Divertiti. Questa è l’unica cosa importante”.

Rodrigo D’Erasmo (Afterhours)
“Non farlo ma questo sarebbe il consiglio cinico. Invece quello romantico è di farlo solo se si sente una impellente esigenza. Fare musica deve essere una esigenza fisica come andare di corpo. Dopo che c’è questa esigenza bisogna cercare di essere personali, speciali ed unici. Non bisogna emulare nessuno, sia nel passato sia nel presente, perché questo non porta a risultati importanti. Per emergere c’è bisogno di bellezza artistica e straordinarietà”.

Weezer
“Per tutte quelle persone che iniziano oggi a fare musica: ricordati solo che è un’avventura e la tua ricompensa arriverà dall’esplorazione. Inoltre lungo la strada potresti farti alcuni amici che lo saranno per tutta la vita”.

Skin (Skunk Anansie)
“La differenza tra te e tutti gli altri sei tu, quindi assicurati che tutto ciò che fai abbia il tuo timbro personale e provenga dalla tua sete di verità. Poi assicurati che sia fottutamente buono!”

Lodo (Lo Stato Sociale)
“Avere fame e trovare un modo di incanalarla in quello che si scrive. Suonare e soprattutto trovare modi di stare insieme. È quello che ha salvato noi”.

Antonello Venditti
“Se devo essere io a dare dei consigli è finita. Sono loro che devono dare a me dei consigli”. 

Emma Marrone
“Metterci tanto cuore, perché farà la differenza e definirà il vero artista che probabilmente durerà in eterno”.

Alice
“Io non ho consigli da dare, mi dispiace”

Jennifer Batten (chitarrista di Michael Jackson)
“Assorbi tutto ciò che puoi da YouTube e rimani aperto a tutte le forme e i generi di musica che esistono al mondo”.

Corrado Nuccini (Giardini di Mirò)
Il mio consiglio è di pensarci molto bene e possibilmente di non farlo!

Alex Paterson (The Orb)
“Non farlo. Non farlo proprio”.

Paolo Benvegnù
“Non tradire mai se stessi. All’inizio si vuole occupare una parte nel mondo e questo porta, alcune volte, a cercare delle scorciatoie. Invece credo che ci voglia, come nelle arti marziali, molta disciplina, oltre ovviamente al talento. Chi è molto talentuoso deve applicare più disciplina per evitare che il talento diventi controproducente. Da fruitore, la musica che mi colpisce maggiormente è quella che sento sincera e vera”.

Sir Bob Cornelius Rifo (The Bloody Beetroots)
“Oggi è molto importante la qualità della produzione. Bisogna essere molto concentrati su quello che si vuole fare e crederci fino in fondo. Può sembrare scontato, ma adesso è facile perdere la concentrazione e non credere fermamente in quello che si fa. Oggi in tanti cercano diversi escamotage per arrivare al riconoscimento della propria musica. Così facendo non si raggiungono gli obiettivi prefissati”.

Cristina Donà
“Il mio consiglio è di prepararsi tecnicamente e studiare, senza esagerare, perché credo che sia necessario avere delle basi solide nei confronti dello strumento che si decide di suonare. Una buona tecnica ti permette di poterti confrontare con altri musicisti e trovare la propria strada. Iniziare facendo cover è un percorso quasi obbligato, anch’io ho iniziato rifacendo brani di altri, per poi capire cosa volevo dire con le mie canzoni. Un altro suggerimento è di frequentare assiduamente la musica dal vivo, cercare di conoscere produttori, agenzie, club, perché il live è una parte indispensabile del fare musica”.

Caparezza
“Deve iniziare solo se sente la ‘luccicanza’ per rivivere gli eventi passati e prevedere gli eventi futuri. Deve essere come il figlio di Jack in Shining e possibilmente usare lo stesso abbigliamento”

Alberto Cazzola (Lo Stato Sociale )
“Non deve pensare solo alla musica. Non bisogna chiudersi esclusivamente nel mondo musicale perché l’ispirazione può arrivare da tantissime direzioni. Bisogna impegnarsi senza avere il paraocchi sul proprio strumento o sulla propria band. Bisogna guardare il mondo e tutto quello che ci circonda”.

Blaine L. Reininger (fondatore dei Tuxedomoon)
“Vorrei dire a un giovane che pensa di far diventare la musica una carriera, di pensare a qualcosa di diverso, salvo che lui non senta di dover fare musica per rimanere sano di mente. Però deve trovare un modo per far soldi e sostenere la sua attività musicale. Solo una percentuale molto piccola di musicisti riesce a guadagnare abbastanza denaro e vivere di canzoni”.

Mario Biondi
“C’è da lavurer e anche dimondi. Molti ragazzi pensano di vincere alla lotteria ma questo mestiere è quanto di più lontano ci possa essere dalla lotteria. C’è da lavorare per arrivare a un risultato e c’è da lavorare per garantirsi quel lavoro e far sì che diventi una professione stabile”.

Eugenio Finardi
“Bisogna cercare l’originalità. Personalmente ricevo tanti dischi e ascoltandoli ci trovo un Capossela, un Vasco Rossi, un continuo rifarsi a dei modelli già esistenti. Io ho la disperata necessità di sentire qualcosa di nuovo e di diverso. Quindi cercate di essere originali”.

Cristiano De Andrè
“Bisogna avere molta coerenza e una grande autocritica. Un’autocritica con se stessi è fondamentale. Inoltre è importante non fare scelte sulle quali si hanno dei dubbi. Infine ci vuole una grande coerenza e costanza, cercando sempre di fare meglio senza allontanarsi mai da se stessi. Con la coerenza il pubblico si affeziona a quello che fai, dici e al tuo pensiero. Il successo è proprio questo, la gente attraverso la tua coerenza ti considera un artista serio e affidabile”.

Jon Spencer (Jon Spencer Blues Explosion)
“Rinunciate, o se proprio volete farlo mantenete perlomeno una mente aperta”.

Pasquale Pezzillo (leader dei JoyCut)
“È sempre difficile salire su un piedistallo e dare consigli, perché ognuno ha fatto il suo percorso che è diverso da quello di altri. Non esiste nessuna ricetta. Sulla scorta dell’esperienza di ciascuno si può pensare a un consiglio. Per noi la perseveranza e una dignità professionale in campo artistico alla lunga permettono a un progetto di arrivare a determinarsi, ovviamente se esiste un valore di base. Non bisogna pensare che ci sia una strada semplice e facile da intraprendere ma l’importante è che anche quando tutto può essere sull’orlo di deflagrare, se pensi che il tuo progetto rappresenti una tua esigenza interiore e una tua necessità, prima o poi sarà riconosciuto e apprezzato”.

Richard Hughes  (batterista dei Keane)
“Il mio consiglio è innanzitutto di divertirsi e guardarsi in giro per trovare qualche amico che voglia unirsi e fare musica insieme. Come inizio per imparare a suonare uno strumento mi sembra ottimo”.

Joey Burns  (voce/chitarra nei Calexico)
“Divertitevi. Siate positivi. Siate creativi in tutti gli aspetti della musica e del business. Fate musica per chi la ama, piuttosto che per chi ha il simbolo del denaro stampato negli occhi”.

Adam Green
“Non saprei. Fai in modo di suonare ovunque e portati sempre con te una copia della tua musica, per ogni evenienza e per ogni incontro ti possa capitare”.

Dave Lombardo (batterista degli Slayer)
“Give it up! Non farlo!! Non farlo!!  Dopo questo consiglio ci può stare una abbondante risata”.

Eugenio Bennato
“Il mio consiglio è diretto e immediato, deve scrivere cose che non sono mai state scritte. Insomma essere originale”.

Cristina Branco (una delle maggiori interpreti del fado portoghese)
“Rispetta gli altri e sii te stesso.”

 Fiorella Mannoia
“Non è facile decidere di fare il musicista. Il nostro è un Paese piccolo e c’è tanta offerta. Credo che il musicista debba iniziare dal basso, creare una band, iniziare a suonare, studiare e continuare a studiare. Se si vuole uscire dall’anonimato e dalla media dei musicisti bisogna essere dei talenti veri e per diventarlo bisogna studiare. Quando c’è del talento in un modo o nell’altro viene alla luce ma l’applicazione è fondamentale”.

Michi Dei Rossi (batterista de Le Orme)
“Oggi un giovane a livello di tecnica è molto più avanti rispetto a un giovane di qualche decennio addietro. Però i giovani di un tempo avevano l’anima e la creatività. Quindi il mio consiglio è di curare la tecnica, però di dare importanza anche alla parte creativa che sarà l’aspetto più importante del fare musica. Bisogna scrivere belle musiche, belle melodie, magari senza avere una tecnica sopraffina, che si può migliorare continuando a studiare. Io ancora oggi a sessantadue anni, faccio un paio d’ore di studio al giorno. Qualsiasi strumento va studiato tutti i giorni”.

Diego D’Agata (Splatterpink)
“Lascia perdere e mettiti a studiare fisica, astronomia o biologia. Vai ad accelerare e a far scontrare particelle, o a fare ricerca genetica; ma in un caso o nell’altro metti comunque più distanza possibile fra te e l’Italia”.

Giorgio Prette (batterista degli Afterhours)
“L’unico consiglio che posso dare a un giovane è di cominciare a suonare se proprio non ne può fare a meno emotivamente, se sente l’urgenza di fare musica per fare musica. Sconsiglio vivamente di suonare con l’obiettivo di diventare famoso e avere successo, altrimenti diventa un percorso che non augurerei a nessuno. In Italia se il tuo fine ultimo è diventare famoso sceglierei altre strade, non quella della musica.  Per noi è stato così, non abbiamo iniziato e continuato con l’obiettivo di diventare famosi o la ricchezza economica. Per gli Afterhours non è cambiato niente da quando avevamo 25 anni, suonare ci fa stare bene e non possiamo farne a meno. Se io dovessi sentire che questo stato di cose viene a mancare non riuscirei più a salire su un palco”.

Max Casacci (Subsonica)
“Il consiglio di sempre. Il motivo per cui a distanza di tanti anni si continua a parlare di band come i Subsonica è legato alla finalizzazione del concerto. Bisogna riuscire ad avere quel tipo di risultato quanto prima, costruendolo attraverso un rapporto con un pubblico. Io sorrido quando mi dicono: “Abbiamo scritto questi pezzi, abbiamo fatto il demo, poi un disco ma se alla fine se non hai un ufficio stampa, una etichetta, o una radio non si riesce ad emergere”. Non è così, ci sono mille modi se hai qualcosa da dire per dirlo. Nel momento in cui hai in mano una capacità di stare sul palco ed un tuo pubblico puoi amplificare tutto quello che fai e scegliere i partner giusti. Però devi avere una credibilità di partenza. Non bisogna aspettarsi di trovare subito il giusto intermediario, che magari non è interessato alla tua unicità e cercherà di vedere in te quello che è più funzionale a lui. Bisogna, invece, strutturare il proprio carattere evidenziandolo e soprattutto sapere stare sul palco”.

Sondascolta – Ognibene: Come Dovrebbero

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Sondascolta – Aabu: San Giorgio

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Oggi Sonda ascolta San Giorgio degli Aabu

Sondascolta – Leuna: Azkaban

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Oggi Sonda ascolta Azkaban dei Leuna

Sondascolta – Miglio: Autostrade

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Oggi Sonda ascolta Autostrade di Miglio

Sondascolta – Giargo in Arte: Gabbiano Mixtape

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Oggi Sonda ascolta Gabbiano Mixtape di Giargo in Arte

Sondascolta – Davide Amati: Se Te Ne Vai

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Oggi Sonda ascolta Se Te Ne Vai di Davide Amati

Sondascolta – LaPara: Traballa

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Oggi Sonda ascolta Traballa de LaPara